Un mondo
senza ricchi. Parte II La prima parte di questo articolo concludeva con
due domande: 1.- I super-ricchi potrebbero da soli risolvere il problema
della povertà nel mondo? 2.- Chi fa parte della classe media ha il dovere di fare qualcosa,
pur sapendo di non poter risolvere il problema della povertà? Alla
prima domanda si può rispondere con qualche numero; alla seconda, invece, la
risposta non può che essere personale, riguardando la propria coscienza. La
ricchezza netta mondiale privata totale è stimata pari a circa 400mila mld
€ nel
2024 (le stime disponibili per il 2025 sono al momento incomplete). Per
ricchezza netta si intende: la somma della ricchezza di tutte le persone al
mondo in beni finanziari e patrimoniali a cui vengono sottratti debiti e
passività. Nella
piramide della ricchezza, come visto inizialmente, il 10%
della popolazione mondiale detiene il 76% della ricchezza complessiva (77% nel
2025), e il 50% detiene solo un misero 2% (invariato nel 2025). La tendenza
da anni è un progressivo allargamento della forbice tra ricchi e i poveri sia a
livello di patrimoni sia di redditi, nel mondo e in Italia. Consideriamo
la sola popolazione mondiale adulta, dove adulti si considerano coloro che
hanno un’età pari o superiore a 15 anni, circa 6,1 mld nel 2024. Sarebbe
preferibile definire adulti coloro che hanno un’età pari o superiore a 16 anni oppure
a 18 anni, ma non sono reperibili dati affidabili. Il World Inequality Report
definisce adulti coloro che hanno un’età pari o superiore a 20 anni (circa 5,6 mld
nel 2024), ma ciò – a mio parere – distorce l’analisi, sovrastimando il reddito
e la ricchezza pro capite relativa ai membri delle famiglie più povere, in cui
giovani figli spesso lavorano in nero o in regola ben prima dei 20 anni e
contribuiscono in modo anche significativo all’economia familiare. Viceversa,
nelle famiglie ricche, dove i figli rimangono a carico per gli studi
universitario e oltre, l’eventuale sottostima del reddito pro capite non è
particolarmente rilevante, visto che scopo di questi studi è soprattutto quello
di far emergere la povertà.
Dividiamo
la popolazione mondiale adulta nelle seguenti 5 classi (dati al 2024): Paperonissimi, i miliardari (in $), circa 3.000 nel mondo, con
un patrimonio minimo pro capite di 850 mln€, mediamente pari a 4,5 mld€, questa
classe detiene il 3,4% della ricchezza mondiale. Paperoni, l’1% della popolazione, circa 62 mln, con un
patrimonio pro capite tra 849 mln€ e 1,3 mln€, mediamente pari a 2,9 mln€, questa
classe detiene 44,6% della ricchezza mondiale. Benestanti, il 9% della popolazione, circa 500 mln, con un
patrimonio pro capite tra 1,2 mln€ e 96.000 €, mediamente pari a 227.000 €, questa
classe detiene il 28% della ricchezza mondiale. Le rimanenti
due classi, sono formate dai poveri. Fragili, il 40% della popolazione, circa 2,5 mld, con un
patrimonio pro capite tra 95.000 € e 17.000 €, mediamente pari a 36.000€, questa
classe detiene circa il 22% della ricchezza mondiale. Indigenti, il 50% della popolazione, circa 3,1 mld, con un patrimonio pro capite tra
16.000€ e 0 €, mediamente pari a 2.600 €, questa classe detiene circa il 2%
della ricchezza mondiale. Si tratta di persone che vivono in povertà assoluta, con
meno di 2,5 € al giorno, la cui povertà limita, se non addirittura impedisce,
l’accesso all’istruzione, alla sanità, a una alimentazione varia e completa, ai
servizi igienici essenziali, all’acqua potabile. Condizioni di povertà estrema
che si riscontrano in gran parte della popolazione di alcune nazioni caratterizzate
da un esiguo PIL pro capite o sconvolte da guerre, oppure soggette a cambiamenti
climatici sempre più devastanti; ma anche in nazioni ricche tra persone senza
tetto, disoccupate, malate, anziane, lavoratori migranti, rifugiati politici, gente
fuggite da aree di guerra, persone con dipendenze, adulti con numerosi familiari
a carico o con disabilità, ecc.
La
ricchezza media pro capite per adulto nel mondo è di circa 65.500
€ (400mila mld€ / 6,1 mld di persone), 25 volte quella del 50% della
popolazione mondiale, gli Indigenti, la cui ricchezza media è pari a 2.600 €. In
Italia, dove il costo della vita è senz’altro superiore alla media mondiale, la
ricchezza media è pari a circa 207.000 € nel 2024. I Benestanti
nel mondo sono coloro che detengono un patrimonio di almeno 96.000 €, in Italia
di almeno 273.000 € nel 2024. La
maggior parte di coloro che mi stanno leggendo sono certo che rientri tra i
Benestanti del mondo, e molti anche tra i Benestanti italiani con un patrimonio
superiore a 273.000 €. Chiunque sia proprietario anche di una casa in città, a
cui aggiungere il valore del conto in banca, eventuali BTP, fondi e altri
investimenti finanziari, automobile, motocicletta, gioielli, ecc. solitamente supera
questa cifra.Ebbene,
noi Benestanti facciamo parte di quel famoso 10% di ricchi nel mondo che
detiene il 76% della ricchezza complessiva mondiale e di cui ci scandalizziamo! Quale
italiano, come Mia, rinuncerebbe alla differenza tra il proprio patrimonio
personale e il patrimonio medio pro-capite italiano di 207.000 € (e non dico a
quello mondiale di 65.000 €, che lo farebbe scivolare tra i Fragili)? Sarebbe
chiedere troppo, a meno che si abbia un reddito elevato con cui bilanciare la
riduzione del proprio patrimonio per continuare a vivere decentemente.Si
stima che si cada in stato di indigenza (o povertà assoluta) relativamente alla
nazione in cui si vive, quando il reddito familiare scende sotto la soglia del
60% del reddito disponibile mediano per famiglia (ovvero il reddito che
divide il numero di famiglie in due parti uguali). In
Italia, il reddito mediano è pari a circa 30.000 € lordi/annui (dati ISTAT 2023-2024)
il cui 60% è pari a 18.000 € lordi/annui, circa 1.200-1.350 € netti/mese; di
conseguenza si cade in stato di indigenza se si dispone di un reddito familiare
inferiore a 1.200€/mese, soprattutto se l’abitazione è in affitto, o si deve pagarne
un mutuo, e se si hanno familiari a carico (in Italia la composizione delle
famiglie è di 2,2 componenti, dati ISTAT 2023-2024). In Italia, nel 2005, il
3,3% della popolazione era in povertà assoluta; nell’arco di meno di 20 anni
questo dato è triplicato: nel 2024, la povertà assoluta è salita a circa il 10%
con quasi 6 milioni persone.
Alziamo
l’asticella. Chi dispone di un patrimonio superiore alla media mondiale della
classe dei Benestanti, pari a 227.000€, è disposto a donare l’eccedenza?
Potrebbe voler dire trasferirsi in un appartamento molto più piccolo o più
periferico, rinunciare alla seconda casa, a cambiare l’auto…. Dubito
che qualcuno lo farebbe, me compreso, nonostante il nostro patrono sia San
Francesco, da cui avremmo da imparare qualcosa. Ci
sentiamo il cuore in pace perché, magari, conduciamo una vita parsimoniosa,
evitiamo sprechi e lussi, per quanto in ultima analisi si sia dei Benestanti in
un mondo di poveri. In un mondo in cui il 50% della popolazione dispone di un
patrimonio di soli 2.600 €, con cui non ci si fa nulla, neppure nei Paesi più
poveri, nonostante in quei Paesi il potere d’acquisto sia molto inferiore al
nostro. Insomma, tra i 2.600 € degli Indigenti e i 227.000 € dei Benestanti
c’è, indubbiamente, una scandalosa sproporzione. Chi
ragiona come Mirko, pensa che solo i Paperonissimi e i Paperoni dovrebbero dar
fondo alle loro tasche, quell’1% della popolazione che detiene quasi la metà
della ricchezza mondiale. Ipotizziamo
di ridistribuirebbe la loro ricchezza, impoverendoli fino a ritrovarsi con un
patrimonio pari al nostro di Benestanti, visto che noi Benestanti pensiamo che il
nostro patrimonio sia il necessario per vivere decentemente. I Fragili
arriverebbero a un patrimonio medio di circa 68.000 €, rimanendo per lo più
ancora tra i Fragili; mentre gli Indigenti, oltre 3 mld, arriverebbero a circa
35.000 €, entrando a far parte della classe dei Fragili (e non dimentichiamo
che parliamo di adulti, spesso con famiglie a carico). Se i Paperonissimi
e Paperoni riducessero i loro patrimoni a quello di un Benestante, si
estinguerebbe la classe degli Indigenti, ma la povertà non verrebbe risolta: la
stragrande maggioranza della popolazione occuperebbe la classe dei Fragili. Quindi, è
lecito criticare i Paperonissimi e i Paperoni, che sfrecciano con jet privati,
elicotteri, yacht e auto di lusso, ma anche ai Benestanti tocca “aprire il
portafoglio”, condividere, collaborare, impegnarsi per un mondo più equo.
Il
problema della povertà, volenti o nolenti, non riguarda solo chi vive
nell’agio, ma anche molti tra coloro che appartengono alla classe sociale media,
i Benestanti, nonostante possano lamentarsi del caro vita, facciano la spesa nella
grande distribuzione e puntino alle offerte. I Benestanti mantengono comunque uno
standard più che dignitoso, se non opulento, in confronto a quello del 90%
della popolazione mondiale più povero: possiedono - per esempio - un trilocale
di proprietà, una bella automobile, mandano i figli all’università, si permettono
un paio di settimane di vacanze all’anno, qualche gita fuori porta e acquisti
superflui, lussi impensabili per i Fragili e gli Indigenti. Tuttavia,
poiché il range del patrimonio che individua la classe dei Benestanti è molto
ampio, chi si colloca sotto la media può facilmente scivolare tra i Fragili, e
ciò a maggior ragione considerando che il divario tra i Paperonissimi e i Paperoni
è in continuo aumento, non solo rispetto alle due classi di poveri, ma anche a
quella dei Benestanti.
In un mondo
utopico in cui la ricchezza fosse redistribuita con equità, probabilmente si
genererebbero ingiustizie di altro genere, dovute al fatto che si dovrebbe
tener conto del potere d’acquisto di ogni area territoriale, dell’impegno di
ciascuno per il bene comune, ecc. Si dovrebbe anche tendere a una equità nei
redditi, che garantisca pari possibilità economiche nel tempo, colpendo i
grandi evasori, coloro che sfruttano l’elusione fiscale o si approfittano di
paradisi fiscali con una politica fiscale internazionale coordinata, tassando
più di adesso chi possiede e chi guadagna sopra la media e favorendo chi possiede
e chi guadagna meno, senza dimenticare chi non possiede nulla o non può
guadagnare affatto. Inoltre, cosa
fare con chi è compulsivo e non sa gestire la propria ricchezza, spendendo
malamente tutto ciò che guadagna o riceve, per ritrovarsi sempre al punto di
partenza, anche nel caso in cui sia un Indigente? O come aiutare chi vive
nell’apatia e si accontenta di vivere di assistenzialismo, perché anziano,
malato, depresso, alcolizzato, con problemi psichiatrici o con limitate
capacità intellettuali e manuali? Al di là che non si debba costringere nessuno
a cambiare stile di vita e si possa vivere serenamente anche con poco e per
scelta, e non solo in aree rurali. Perché la felicità non è sinonimo di
ricchezza e la povertà può essere dignitosa, quando non è estrema e non è il
risultato di umiliazione, prevaricazione o sfruttamento.
Tema conseguente alla distribuzione della ricchezza è la potenziale
conflittualità sociale. I ricchi
e i potenti, hanno tutto l’interesse a: a) mantenere l’equilibrio tra l’offerta e la domanda
di beni e servizi: un calo della domanda si tradurrebbe in diminuzione dei
prezzi, della capacità produttiva, ecc., mettendo in crisi il sistema
capitalistico; la progressiva riduzione del potere d’acquisto dei Benestanti, dopo
decenni di aumento del loro tenore di vita, e il calo della natalità di questa
classe, potrebbero creare le premesse di una crisi, per quanto la riduzione della
domanda possa essere bilanciata in parte dal credito al consumo (consuma ora e
paga a rate), dalla crescente domanda dei Paesi emergenti (alti volumi a basso
valore), e dagli eccessi di spesa in beni e servizi di lusso da parte dei
ricchi; b) evitare rivoluzioni sociali che potrebbero condurre
alla forca i ricchi e i potenti: è interesse dei ricchi e dei potenti mantenere
la classe dei Benestanti a un livello tale da saturare l’offerta a loro
destinata, evitando di scontentarla troppo, e mantenere le classi povere a un
livello tale da non farle insorgere, rendendole servili al punto da farle
sentire riconoscenti del “pugno di riso” ricevuto come salario o in
beneficenza; inoltre, i ricchi e i potenti salvaguardano la loro incolumità
attrezzandosi con strumenti tecnologici di controllo sempre più invasivi con
cui ingabbiare l’umanità (gli ingegneri Benestanti progettano le loro stesse
gabbie e gli operai Fragili le producono) e con governi sempre più autoritari,
polizieschi e repressivi.
Attualmente,
nonostante tanti poveri premano ai confini, la situazione rimanere sotto
controllo. Ciò è favorito dal fatto che le persone tendono a raggrupparsi in
gruppi della stessa estrazione sociale: Paperonissimi e Paperoni con
Paperonissimi e Paperoni, Benestanti con Benestanti, Fragili con Fragili e
Indigenti con Indigenti. Le persone appartenenti alle varie classi vivono in
quartieri diversi, mandano i figli in scuole diverse, frequentano ristoranti,
locali, alberghi, negozi, luoghi di villeggiatura, ospedali diversi. Ciò fa sì
che vi sia una netta separazione tra classi sociali, al punto che chi sta
meglio nella propria classe appare come un ricco ai suoi simili. Un Benestante risulta
più ricco agli occhi di altri Benestanti perché possiede una casa con una sala
più grande o meno periferica, perché si permette viaggi esotici, va a sciare,
possiede una seconda casa, una bella automobile o una barchetta a motore al
mare. Pertanto, è più facile che si provi invidia per il vicino di casa,
piuttosto che per il miliardario fuori dalla propria vista. Questa divisione
tra classi aiuta a mantenere bassa la conflittualità sociale, nonostante le
grandi disuguaglianze e ingiustizie anche a livello di singolo Paese o area
geografica. Nel
momento in cui i media puntano sempre più i riflettori sulla vita dei
Paperonissimi e dei Paperoni e il mondo tende sempre più a ruotare intorno a
questi, trasformando i Benestanti, i Fragili e gli Indigenti in spettatori dei loro
grandi sfarzi e riducendoli sempre più a servitori di vario livello (dal
direttore al lustrascarpe), il cui compito è soprattutto rivolto a far vivere i
Paperonissimi e i Paperoni nel lusso, nel confort, nell’esclusività, in
sicurezza, la differenza nella ricchezza tra classi diventa visibile, generando
insoddisfazione, invidia, malumore, premesse per un accesa conflittualità. Cosa
riserverà il futuro?