Siamo
ostinati tanto quanto chi si sente “ostinatamente unitario” e torniamo a
chiedere una riflessione comune delle forze di sinistra presenti in Italia: si
tratta di lavorare su di un punto fondamentale, quello relativo al deficit di
offerta politica ormai presente da tempo e che impedisce un assetto del sistema
nel quale si misurino forze in effettiva competizione tra schieramenti che non
possono limitarsi al compitino dell’alternanza e del “bipolarismo temperato”.
Ci troviamo in tempi di radicalità delle trasformazioni e questo la destra, fuori
e dentro l’Italia, lo ha compreso benissimo e sta conducendo il gioco.
Uno schema rivolto al
quadro internazionale Ucraina, Gaza, Venezuela, Iran
fronti diversi attraversati da un unico segno: quello del passaggio d’epoca,
del “ridimensionamento” della caoslandia uscita dalla fase del post muro
di Berlino, dalla disillusione della caducità della “fine della storia”, dalla
contrapposizione di civiltà regolata da un solo “gendarme” del mondo, dalle
torri gemelle, dalla crisi verticale del neoliberismo che ha fatto gli
scatoloni con la Lehman & Brothers. Le discutibili cadute o future
cadute di regimi per certi versi discutibili che sono avvenute e/o avverranno
in forme altrettanto discutibili si verificano in uno scenario che potrebbe
essere così riassunto: la ceduta di passo del contrasto tra autocrazie e regimi
liberali verso l’egemonia delle grandi autocrazie produttrici di politica
imperiale e - sostanzialmente - di spartizione dei grandi asset energetici e
geo politici. Rimane da capire come avverrà la spartizione: un conflitto
globale o un assestamento di modelli tra imperi a livello geopolitico? Conterà
ancora qualcosa chi possiede l’atomica e - forse - il passaggio decisivo è
quello riguardante la Groenlandia. In tutto questo ambaradan comunque manca un
soggetto: l’Europa. Ed è anche assente quello che dovrebbe essere un
protagonista politico: l’idea socialista di una difesa democratica capace di
partire dall’Occidente e di investire i soggetti politici delle aree più
sensibili del mondo in fiamme (forse l’area socialista democratica negli USA
appare la più avvertita in questo senso). Va
schematizzata un’adeguata analisi al fine avviare una traccia di ripresa di identità
per le residue forze della sinistra (costrette dalla storia a richiamarsi
necessariamente alla sinistra europea occidentale dei “30 gloriosi”).
Il quadro interno Il combinato disposto
tra riforma della magistratura (compresa quella contabile: un tema
delicatissimo) e decreti sicurezza; le aspirazioni all’elezione diretta; il
trattamento riservato all’informazione ci dicono quale indirizzo ha assunto il
governo della destra: quello delle autocrazie illiberali. Le opposizioni
italiane debbono ancora capire cosa faranno da grandi e l’alternativa deve
partire da un partito pivotale che viaggi sul 30% dei voti portando alcune idee
particolarmente chiare su politica estera, economia, riequilibrio sociale,
welfare. Si tratta di un tema sul quale è già capitato di intervenire: la
questione europea necessita di un ripensamento al riguardo di determinate
posizioni assunte anche nel recente passato. Debbono essere elaborati elementi
di progettualità alternativa posti sia sul terreno della strutturazione politica,
sia al riguardo della prospettiva economica e sociale e soprattutto della pace.
Non è sufficiente pensare alla green economy e ai possibili relativi modelli di
vita: le fasi di transizione sono diverse e complesse, difficili da intrecciare.
Abbiamo davanti grandi difficoltà: dobbiamo essere capaci di ripensare i temi
dello sviluppo e della stessa convivenza civile, delle relazioni umane, degli
interscambi economici, culturali, sociali, ambientali proponendo il superamento
del legame esclusivo alla logica del profitto. Deve essere aperta una
prospettiva della trasformazione sociale a livello sistemico corrispondente
però ad una adeguata soggettività politica.
Una proposta di
ripartenza Il punto di
ripartenza potrebbe essere costituito da un’opposizione alla logica della
guerra il cui senso potrebbe essere riassunto nell’indicazione di una
“Zimmerwald del XXI secolo”. Un incontro tra forze diverse nel corso del quale
porre le questioni fondamentali affrontando anche il tema del deficit di
democrazia che affligge la vita politica del Continente e del mondo intero. In
conclusione: così si potrebbe tentare, elaborando alcuni principi fondativi
desunti da precise proposte politiche, di definire una identità di sinistra
democratica e socialista (della quale si vedono forze ben presente nello stesso
panorama politico USA) da strutturare in vista delle prossime decisive scadenze
sia sul piano interno (che conta, eccome: se consideriamo che al governo in
Italia ci sono gli alfieri di Trump) e soprattutto sul terreno internazionale.