Un Nobel per
“le attivitàpredatorie” Per la vita
politica del Globo, Donald Trump è stato un vero, imprevedibile “tornado”.
Oggi, niente è più com’era prima. Al posto dei conflitti bellici, vi
sono (e ancor più vi saranno, verosimilmente in futuro) quelle che il
nostro Presidente della Repubblica chiama “attività predatorie”; iniziative
che, pur non potendosi definire vere e proprie guerre, portano comunque a
risultati analoghi di ribaltamento dello status quo.Anche gli Svedesi dovrannotenerne conto. Il “Premio per la Pace”,
riservato, oggi, a dispetto del nome, a chi promuova più guerre (il record è di
Barack Obama) dovrà essere, domani, sostituito con un Premio (possibilmente con
un nome più adeguato: “per l’assestamento geopolitico”, per esempio) da
attribuire ai più importanti “predatori”.Come è già
oggi, nessun Premio, interno o internazionale, vi sarà, verosimilmente, per le
attività predatorie nella vita politica che non attengono al campo della
geopolitica mondiale.Sconquassi e atti di rapina di
funzioni pubbliche sono avvenuti anche in settori lontani dagli assetti
internazionali e come a livello globale essi hanno comportato la fine delle
guerre così a livello interno, hanno condotto e condurranno all’eliminazione
delle competizioni elettorali.Anche qui la parola nuova viene
dal Paese dello zio Sam. Il Partito
Democratico Statunitense (che, peraltro, si è lasciato depredare senza
resistenza alcuna per il fine subdolo di trarne vantaggio contro i Repubblicani) è
finito nel possesso pieno dei burocrati dei cosiddetti “Servizi di
sicurezza” interna e internazionale, dei militari, dei bancari di Wall Street e
di altra gente lautamente stipendiata (il cosiddetto “Deep State”).Tutti insieme, tali soggetti hanno smentito le previsioni ottimistiche di
Jean Baptiste Colbert, Ministro del Re Sole. I pubblici dipendenti, infatti,
scelti e assoldati da rappresentanti del Potere Assoluto del Monarca, sono
diventati, in realtà, con il passare del tempo e dei regimi di governo i “veri
padroni del vapore”, seducendo altresì i colleghi (in virtù del pubblico
stipendio) di Paesi per così dire “idealmente vicini”.In altre parole, come avvenne per i “Graeci capti” che “Romanos
captaverunt” i burocrati, “catturati” (si fa per dire) dal potere
politico in America (e in tutto l’Occidente, ugualmente improntato all’
assolutismo autoritario dei “cinque irrazionalismi”), pur senza i meriti
culturali degli antichi Greci, si sono impadroniti delle leve di governo dei
Paesi. E grazie ai collegamenti della burocrazia occidentale attraverso
consociazioni e sette il momento delle elezioni ha perso importanza. Difatti:
come per Badoglio, Italia, nel 1943, così in America del Nord per Trump, a
risultato ben noto, “la guerra continua!” con altri mezzi e in altri luoghi. La guerra russo-ucraina
e la Groenlandia ne sono la prova; soprattutto questo secondo caso ispirato
alla politica tradizionale di Francia (Corsica, Savoia, Nizza), Gran Bretagna
(Gibilterra, Malta) e NATO (in Europa e non solo). Se per la
loro sicurezza la Groenlandia è da ritenere necessaria, gli Americani avrebbero
dovuto fare salti di gioia quando Trump ha dichiarato di voler annettere
quelle terre (seguendo una prassi certamente non nuova anche per gli Stati
Uniti). Ed invece l’alleata Europa attraverso il Partito Democratico
Transnazionale (fascisti meloniani, a sorpresa compresi), costituito grazie ai
Servizi segreti “deviati” (dalla CIA) ha cominciato a sbraitare e, smaniosa, di
inviare truppe dappertutto ha invocato interventi NATO (contro il prevedibile
“no planning” degli Stati Uniti?) che mostrano tutta l’ignoranza e deficienza
della sua classe politica. Conclusione. Un segnale
positivo, unico e solo è il dissenso sul punto, solo ventilato, tra Merz e
Ursula Von der Leyen.Un segnale negativo, tra tanti
altri è “la corrispondenza di guerreschi sensi” tra Meloni e
Crosetto, con la Lega che beatamente sta a guardare! Come le stelle di
Cronin!