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mercoledì 7 gennaio 2026

REGNANTI E TIRANNI
di Chicca Morone


 
La concomitanza di due episodi, entrambi alquanto deplorevoli, ha funestato questo inizio dell’anno, un 2026 che - astrologicamente - dovrebbe portare buone novità: il rapimento del presidente del Venezuela Nicolas Maduro e l’attentato al capitano Ibrahim Traorè, presidente ad interim del Burkina Faso.
Nel primo caso, l’uomo tradito da qualche sua fidata guardia del corpo in grado di far sapere in quale degli otto rifugi notturni avrebbe dormito quella notte; l’altro difeso con il proprio corpo dal popolo, schierato contro l’assalto dei militari, altrettanto prezzolati da qualche potenza straniera. Due stati ricchi di materie prime… che coincidenza!
Dice un vecchio detto “Le cose non sono mai come appaiono” e in effetti qualsiasi situazione in cui non siamo attori diretti, va sempre letta a più livelli; perché non c’è mai una sola causa in un avvenimento di contrasto.
Una questione è certa: tutto quel che sta succedendo nel mondo favorisce la divisione, la partigianeria, la presa di posizione verso l’uno o l’altro contendente. Ne abbiamo prova ogni giorno. “Divide et impera” è diventato il motto ricorrente per tenere lontano la Pace che sia duratura e che ci renda migliori, lontano dall’ingordigia e dalla sopraffazione… parole sante pronunciate da Leone XIV, un papa che pur venendo dall’Ovest, ha una visione globale volta al “risveglio delle coscienze e al pensiero critico”.
Un’utopia? Forse, ma pronunciata da chi, essendo il Capo della Chiesa, la impronta con altra connotazione e spessore. Sicuramente il Pontefice sa che chi costruisce armi, non investe denaro per abbellire il proprio giardino con tale prodotto: sa che ci sarà sempre qualcuno a fomentare la guerra e che quando a governare i nostri Stati sono i guerrafondai provenienti dagli stessi nuclei, è difficile pensare all’Eden sulla Terra. Leone XIV nella Giornata della Pace ha fatto sentire la sua voce e non è stato un sussurro.



Che Nicolas Maduro non avesse gran simpatia per Donald Trump lo si era capito sin dal primo mandato del presidente USA: come vicepresidente di Hugo Chavez aveva sposato profondamente la politica anti-americana e difeso le riserve petrolifere già tanto ambite per l’allora presidente neo-eletto. Bisogna considerare il fatto che problemi fondamentali del Venezuela sono state la crisi economica e umanitaria, l’instabilità politica, corruzione e violenza: inoltre da quando Chavez ha lasciato il corpo (martoriato da un cancro oltremodo aggressivo che ricordava l’avvelenamento da polonio di altri leader in contrasto con i diktat dei soliti noti) sono peggiorate in modo esponenziale, provocando una corposa emigrazione (più o meno 8 milioni di venezuelani han lasciato il paese negli ultimi dieci anni, contro i 28 milioni rimasti). Le sanzioni inferte dagli USA non sono state certamente d’aiuto.
Le ultime dichiarazione di Trump, inoltre, non lasciano dubbi “Riprenderemo il controllo dell’infrastruttura petrolifera, e rivenderemo noi al mondo il petrolio del Venezuela. Una lezione di diritto internazionale rassicurante…
C’è però un altro motivo, un po’ meno vistoso, ma sicuramente più credibile della presunta guerra al narco-traffico a cui nessuno crede: l’oro venezuelano depositato nella Banca d’Inghilterra, che dal 2019 Maduro chiede insistentemente.



Trentun tonnellate in lingotti d’oro (per un totale di più di 4 miliardi di dollari) non risolvono una crisi come quella venezuelana, ma impediscono l’acquisto di materie prime provenienti, guarda caso, da Stati come Russia, Cina o Iran. Così sul concetto di proprietà ultimamente c’è molto da discutere: la situazione nel Burkina Faso come paragone non è da sottovalutare. Cinquantasette tonnellate di oro estratte nel 2024 dalla terra dello stato africano non hanno preso il volo verso l’Europa e l’oculato capitano Traorè, laureato in geologia oltre che esperto in arte militare, sta conducendo una politica di tutto rispetto, volta a migliorare le condizioni del suo popolo: non stupisce quindi il tentativo di rimuoverlo dalla guida del suo paese e sostituirlo con un personaggio più compiacente con i soliti noti. Ma il popolo è insorto in sua difesa. Tentativo però riuscito nel gennaio 2019 a Caracas quando si è autoproclamato “presidente legittimo” Juan Guaidò, un burattino uscito dal nulla, riconosciuto da circa 50 paesi, fra cui - guarda caso - la Gran Bretagna. Grandi sorrisi e applausi, così la Banca d’Inghilterra si è sentita legittimata a non restituire l’oro. Anzi, dagli USA è stato emesso un editto che imponeva a banchieri, broker, operatori di borsa e finanza di non trattare “oro, petrolio o altri beni venezuelani rubati al popolo dalla mafia Maduro.
Ma con il de-riconoscimento di Guaidò (2023) è diventato probabile l’esito positivo della causa intentata da Maduro alla banca britannica per la restituzione dell’oro: quale miglior mezzo, quindi, per renderlo inoffensivo se non con un rapimento?
Certo, 30 tonnellate di oro sono niente, ma se la Banca d’Inghilterra che ne detiene circa 5.000 tonnellate di proprietà di circa 30 nazioni diverse si vedesse costretta a restituire i lingotti ai legittimi proprietari, la faccenda cambierebbe assai! Massimo Mazzucco ha sempre intuizioni illuminanti! Un’unica immagine mi viene alla memoria: un barbaro di nome Brenno, capo dei Galli Senoni, che getta la sua spada sulla bilancia mentre i Romani pesano l’oro come tributo di guerra e grida “Vae victis”. Che sia un messaggio lanciato a tutte le altre nazioni che detengono l’oro nel Regno Unito? Meglio non provare a chiederne la restituzione? Siamo davvero dei vinti?