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mercoledì 7 gennaio 2026

RECUPERARE L’USO DELLA RAGIONE
di Luigi Mazzella


 
Il rumoroso suicidio dell’Occidente
 
Secondo Arnold Joseph Toynbee, storico appartenente alla corrente britannica dello storicismo diffusasi nella seconda metà dell’Ottocento e collegato con uno dei capostipiti della scuola, Oswald Spengler (da cui l’inglese prese, però, polemicamente le distanze) una civiltà può estinguersi in un solo modo: attraverso il suicidio che avviene quando nessuno crede più alle idee che l’avevano edificata. Sulla stessa linea di pensiero si è posto di recente lo storico francese Michele De Jaeghere che ha scritto sul bimestrale Figaro Histoire un breve saggio (“Gli ultimi giorni dell’impero romano”) che parla di un silenzioso suicidio di Roma. A parte il suo, non del tutto condivisibile, dissenso con Voltaire e con Edward Gibbon circa la responsabilità del declino Romano attribuibile al Cristianesimo (che per la verità era solo agli inizi e, quindi, solo potenzialmente nocivo e ben diverso quindi da quello che mostrerà il suo vero volto con le Crociate, con lo sterminio di popoli del Centro-America, con l’Inquisizione spagnola - ma non solo tale - con i patiboli del Papa-Re e con presunte simpatie naziste), lo scritto induce a riflettere su quello che potrebbe definirsi, oggi, “il rumoroso suicidio dell’intero Occidente”.
Rumoroso perché? come? Come una tragedia apocalittica o come una farsa recitata sopra le righe? I personaggi che occupano la scena ci inducono a pensare maggiormente (con ciò che sono, con ciò che fanno e dicono) alla seconda alternativa. E difatti: un comico dell’avanspettacolo ucraino, aduso a modesti successi al box-office del suo teatrino di periferia, è diventato un “gigante” della politica mondiale e vaneggia, da sconfitto in guerra, di imporre condizioni di resa al vincitore (!). Ciò che sorprende di più è che gli tengano bordone, un Presidente europeo in carica con la manìa di mostrare costantemente i bicipiti, per far dimenticare  certi schiaffi subiti in diretta dalla sua first lady e i problemi giudiziari relativi al “genere” della consorte medesima; una “pulzella” della periferia romana più propensa a diplomatiche svenevolezze che non a usare l’ascia di guerra, dissotterrata per incitamento di Joe Biden che parla (fortunatamente senza che nessuno veramente la prenda sul serio) secondo un copione rinvenuto, probabilmente, tra le carte degli anni Quaranta di un suo predecessore; un Presidente  neo eletto degli Stati Uniti che esibisce orgogliosamente come veri trofei di vittorie conseguite gli atti ufficiali da lui firmati (con il pantografo?) e tabelle di dazi di entità stratosferica imposti all’universo mondo: e ciò nell’attesa di iniziare, da “Presidente di pace” (come si faceva a non credergli, dopo Biden?), una guerra per annettersi la Groenlandia e di avviare l’ampliamento di Guantanamo per rinchiudervi tutti i Capi di Stato dell’America Latina a lui poco graditi e via dicendo.


Avvisate Trump!

La pantomima cui gli Occidentali stanno assistendo stimola qualche domanda sul tema. C’è da chiedersi, infatti: se Vladimir Putin, anziché correre, con automezzi armati e bombe, in soccorso di filorussi e russofoni perseguitati dall’esercito Ucraino (nonostante la sottoscrizione di ben due trattati a Minsk ), avesse fatto catturare, con un blitz di forze speciali, Volodymyr Zelensky nella sua stanza da letto a Kiev e lo avesse fatto mettere in prigione nelle carceri di Mosca, il mondo avrebbe parlato di una sua sacrosanta “azione difensiva”?
In altre parole, quel mondo avrebbe elogiato il Presidente Russo per la sua condotta contro le azioni ordinate ai battaglioni neo nazisti Azov dal “bieco” dittatore Ucraino, ricordando all’uopo anche i retroscena con cui l’ex comico d’avanspettacolo aveva raggiunto il potere nel suo Paese (già di per sé ex “collaborazionista” di Hitler, nella seconda guerra mondiale)? 
È difficile crederlo, se non si è soliti portare la sveglia al collo! Gli uomini Occidentali, sedicenti “di pensiero” (del vecchio come del nuovo Continente) sono stati “schiavizzati”, senza possibilità di riscatto, dalla distruttiva filosofia di Platone che ha esercitato per secoli il ruolo di “padre” del pensiero Occidentale, annullando in essi ogni capacità di raziocinio. 



E ciò in vario modo: sia “innervando” il canone dualistico delle religioni monoteistiche mediorientali sul punto di afflosciarsi, sia passando indenne attraverso i tempi del Rinascimento e del Romanticismo (e sfiorando persino una certa filosofia britannica) fino al momento di generare quel monstrum filosofico costituito dall’Idealismo hegeliano con le sue due pozioni distruttive e mortali del comunismo e del fascismo. Tali due utopie, del tutto irrealizzabili e irrealizzate hanno soltanto aggiunto, per gli abitanti della parte ovest del Pianeta (e non solo per essi) un ulteriore focolaio di guerra a quello, già di per sé poderoso, delle tre religioni mediorientali in permanente, reciproco conflitto.
La perfida e diffamatoria maldicenza degli “scholari” dell’Accademia Platonica a danno dei filosofi dell’ultima era della filosofia fondata sull’uso del raziocinio (temperato, per giunta, dall’empirismo sperimentale) e il sostegno indiretto a visioni metafisiche e fantasiose della vita umana hanno condotto l’Occidente nel cul de sac in cui inutilmente si dimena, senza possibilità di uscita. La gente straparla di diritto internazionale nel momento in cui esso è platealmente calpestato; afferma il tutto e il suo contrario in un delirio permanente e senza scampo. In Italia, responsabili di governo e alte autorità statali, con o senza titoli di studio acquisiti, si esprimono, in forza della libertà prevista dall’articolo 21 della Costituzione, come studenti universitari che un tempo sarebbero stati considerati da bocciare inesorabilmente per le panzane sostenute da insegnanti meno ignoranti.
In tutto questo frangente, anime pie e devoti timorati di Dio insieme a fanatici politici di altrettanta e altrettale indiscussa fede ideologica, difendono la loro appartenenza al novero dei folli e scriteriati aspiranti affossatori della nostra vita quotidiana, accusando di pistilliversatio (id est: pestare acqua nel mortaio) chi tenta di aggiungere ai tre malfattori dell’umanità: Mosè, Cristo e Maometto, (individuati da Baruch Spinosa) Platone ed Hegel ovviamente: con i loro seguaci seguaci).


 
Post scriptum (dovuto ad alcuni sensibili lettori di “Odissea”): 
Al motto latino “repetita iuvant” i Romani aggiungevano “sed stufant”. C’è da chiedersi: lo avrebbero fatto anche se la denuncia di pericolo ripetuta riguardava l’esistenza di follie suicide per scontri tra religioni o idee contrapposte? Oggi che l’incubo di una guerra mondiale nucleare è costantemente  all’ordine del giorno, oggi che l’ebreo  Netanyhau stermina senza porsi limiti Palestinesi Islamici, oggi che i Post-comunisti Russi cercano di eliminare i Neo-fascisti Ucraini che si comportano come tali per loro stessa, esplicita ammissione, oggi che Neo-comunisti per alleanze geopolitiche, contratte  in odio all’America, sono colpiti senza limiti da Americani che per costituzione psico-fisica riproducono metodi di lotta di gang sensibili al verbo fascista può veramente “stufare” che si ricordi agli occidentali di quali idee dei malfattori dell’umanità occorra liberarsi per recuperare l’uso della ragione?