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domenica 22 febbraio 2026

A TINA MODOTTI
di Alberto Figliolia



Tina Modotti
 
La vita è una malattia
dalla quale si guarisce
con la morte…”
 
Questo, Tina, pensavi
nel duro inverno staliniano
quando sui vetri striati di ghiaccio
disegnavi con le dita gelate
il volto dei taglienti soli
di Mexico City e le indie di Oaxaca
che tenevano il tuo grande cuore
nelle mani screpolate,
stremate da sangui di fatica?
 
Tina dagli occhi neri
come un cielo notturno
di vento e nuvole
(ma astri d'amore anche nelle tenebre),
come il sangue di Julio Antonio:
tu sapevi della sua condanna?
e della tua?
 
Nel tuo corpo...
un sogno di luce,
ardite armonie,
le infinite lingue delle tue città
e fotografie di pure linee,
il botto astratto di uno sparo rivoluzionario,
l'assurdità della Storia
e il gioco del divenire,
l’arte della dimenticanza,
il perdono,
la passione.
 
Quante volte hai cessato d’essere
quando in Spagna sparavano
nella schiena dei compagni, Tina?
Allora il cuore ti moriva,
rosa d’oscuro plasma?
 
Non generasti... dalla tua malinconia
sarebbero nati splendidi fiori
di nuova umanità, Tina,
morta in un taxi sopra le rovine
azteche già morte
e quelle del mondo che sognasti
e non nacque, Tina.