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sabato 14 febbraio 2026

ADDIO A GIANCARLO CONSONNI
di Angelo Gaccione


Giancarlo Consonni

Abbiamo perso un poeta vero, un amico, un difensore di Milano.


La notizia che Giancarlo Consonni era stato ricoverato al Policlinico mi era arrivata dall’attore e regista Silvano Piccardi domenica mattina 8 febbraio. Il giorno prima, sabato 7, con Silvano e le rispettive consorti, avevamo sfilato nel corteo partito da Porta Romana per esprimere il nostro dissenso non alle Olimpiadi, come i gazzettieri di regime si sono affrettati a scrivere e le tivù ad amplificare, ma al modo di usare la città, alla sua mercificazione, alla sua gentrificazione, alle espulsioni dei ceti popolari e del ceto medio impoverito. Alla politica degli sprechi, degli illeciti, delle devastazioni territoriali ed ambientali. Eravamo nello spezzone di corteo di Campsirago Residenza, di Ora, dell’Associazione Culturale Ape Milano, di Errando per Antiche Vie, artisti e attivisti che di montagna e di ambiente si interessano da tempo. Eravamo con questi giovani (e tanti non più giovani come noi) che esibivano simbolicamente le sagome di cartone dei larici abbattuti a Cortina, 500, “sacrificati per 90 secondi di gara su una pista da Bob costata 124 milioni. Alberi centenari sopravvissuti a due guerre e alla tempesta di Vaia” come è scritto nel volantino che ci hanno consegnato. Eravamo con i musicisti della Banda degli Ottoni a Scoppio e di altri, con cui abbiamo anche cantato, per dire no allo spreco di acqua, alla costruzione di impianti mentre i ghiacciai si sfaldano, alla cementificazione non necessaria.



Appena Piccardi mi ha avvisato, ho cercato di contattare Graziella Tonon, la dolcissima devota moglie, e mettermi a disposizione per quanto potevo, per essere tenuto informato. Ad avvisarmi giovedì 12 che la situazione era precipitata è stato Gino Cervi. Cervi con Giancarlo ha recentemente curato il bellissimo volume fotografico-poetico Il verso di Milano presentato al Castello Sforzesco. Ieri mattina, venerdì 13, è stato il messaggio del critico e docente Giancarlo Sammito, a chiudere ogni speranza: la vicenda umana di Consonni si era definitivamente conclusa. Aveva compiuto 83 anni il 14 gennaio scorso: Giancarlo era nato il 1943. Poeta, urbanista, pittore, docente al Politecnico, Consonni era una voce discreta, ma seria, rigorosa, critica della città di Milano e della cultura. Ci univa il comune amore per questa città che abbiamo sempre difeso senza compromessi. Ammirava la dedizione di un non milanese come me e i tanti scritti che nel tempo gli ho dedicato. È venuto a parlare di quei libri in varie occasioni, e quando uscì La mia Milano mi disse: “Non te lo daranno mai l’Ambrogino d’Oro. La ami troppo”. Lo vedeva dagli articoli di “Odissea” che leggeva con attenzione, che commentava, che a sua volta faceva girare via WhatsApp. In comune avevamo anche l’amore per la lingua milanese e per la poesia: appena gli mandai in lettura la raccolta inedita Poesie per un giorno solo, mi inviò a sua volta un testo poetico con questa dedica: “A Angelo Gaccione e alle sue Poesie per un giorno solo”. La ritoccò più volte e l’ultima versione mi arrivò il 31 ottobre del 2021 accompagnata da poche parole di scuse: “Non mandarmi al diavolo. Un caro saluto. Giancarlo”. 



Eravamo d’accordo che l’avrei messa in apertura della raccolta. Ma poi Interlinea volle anticipare l’antologia Piazza Fontana. La strage e Pinelli: la poesia non dimentica, e Poesie per un giorno solo restò nel cassetto. Da uomo di sinistra qual era, Consonni mi mandò subito dei suoi versi sulla strage. Li scrisse il giorno stesso della mia richiesta, il 9 dicembre: secchi, incisivi, essenziali, profondi, com’è in genere la sua poesia. Arrivarono anche quelli di Graziella Tonon, entrambi dedicati a Pinelli; li avevano scritti sul momento: “Ce li hai quasi suggeriti” mi dissero al telefono. Ecco il testo di Giancarlo
 
È silenzio nel cortile.
Il sangue scorre senza far rumore.
Da quel 15 dicembre
non smette di scorrere.”


*
Questi invece sono i versi della poesia di Graziella


Certe giornate pesano sul cuore
come massi sull’erba.     
A volte lo schiacciano
come un uccellino finito sotto un Tir.”



Consonni legge a Palazzo Reale
per Pinelli accanto all'opera di
Baj
A destra Graziella Tonon
a sinistra Annitta Di Mineo

Per presentare questa fortunata antologia, Giancarlo e Graziella sono venuti dappertutto: da Palazzo Reale alla casa della Cultura, dalla Fondazione Corrente all’Umanitaria… Ma quanti altri luoghi ci hanno visti assieme! Il rimorso di non aver pubblicato la raccolta aperta dal suo testo poetico mi rimane, anche se è dipeso solo dalle circostanze. Il caso ha fatto in modo che ad avere la precedenza fossero altri libri: gli scritti critici sul teatro, ancora Milano, poi quello sul rapporto fra gli scrittori e le città, quella specie di Zibaldone contemporaneo che è Contrappunti, e le due raccolte: Poeti. Ventinove cavalieri e una dama e il mezzo secolo racchiuso in Una gioiosa fatica 1964 - 2022, che avrebbe dovuto essere il libro finale in assoluto, quello dell’età tarda. E invece, destino ha voluto che a restare inediti siano i versi che aprono con quelli altrettanto inediti di Giancarlo. Non ricordo più da quanti anni ci conoscevamo. Fino al giorno in cui si è sentito male, gli ho mandato tutte le mattine almeno un paio di scritti di “Odissea”; il contatto era quotidiano. Ci scambiavamo ciò che pubblicavamo noi e quanto compariva sui nostri lavori. Avevo citato dei suoi versi sul Quotidiano di domenica 25 gennaio e gli avevo girato il pdf del giornale. Pronta era arrivata la risposta 6 minuti dopo: “Grazie, Angelo. Condivido”. Sabato 7 febbraio gli avevo mandato il link del mio pezzo “Droni e minatori” sulla strage dei 15 minatori ucraini ammazzati a Pavlograd da un drone russo. Un pezzo su quella insensata guerra su cui concordavamo in tutto. Ignoravo perché non avesse puntualmente risposto. Giancarlo stava per congedarsi da noi, dalla sua Graziella, dalla sua città. Ma noi non lo dimenticheremo.