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giovedì 19 febbraio 2026

ANCORA SUL REFERENDUM
di Luigi Mazzella
 


Voterò Sì anche se la riforma Nordio non rappresenta per me l’optimum sotto il profilo della riconduzione della responsabilità politica dei pubblici Ministeri sotto la sovranità popolare del Parlamento. E ciò perché ritengo “concettualmente” molto importante che chi giudica sia considerato l’unica figura istituzionale appartenente alla giurisdizione e si elimini l’innaturale avvicinamento, disposto dall’autoritarismo fascista, di funzioni che sono abissalmente distanti (l’una è volta a decidere la controversia, l’altra a chiedere che la vertenza sia decisa in un modo o nel suo contrario). Chi decide è l’unico e vero giudice: l’altro è un semplice avvocato dell’accusa, un istante, come l’avvocato del privato cittadino. In altri termini, è un avvocato dello Stato che esercita il suo ruolo nel campo penale e non in quello civile e amministrativo proprio degli avvocati dello Stato inquadrati nell’Avvocatura dello Stato, organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Avere distinto concettualmente i due ruoli è certamente un merito della riforma Nordio. 
Non lo è, con altrettale certezza, quello di avere mantenuto in piedi un CSM per i pubblici Ministeri che invece andavano semplicemente ricondotti nell’alveo previsto in tutte le democrazie, il Ministero della Giustizia. 
E ciò perché democraticamente l’autorità politica dell’Esecutivo rispondesse davanti al Parlamento, organo rappresentativo eletto dal demos, dei comportamenti politicamente aberranti dei suoi impiegati.
Paolo Cirino Pomicino ha ragione di temere che un CSM per i pubblici Ministeri ne rafforzerà la tracotanza e aberranza politica, ma non sono d’accordo con la sua idea di gettare con l’acqua sporca (CSM) anche il bambino (separazione delle carriere). Certamente il neo fascismo presente nel DNA di alcuni dei nostri governanti ha condotto a riesumare un altro residuo del Regime: quello della Corporazione. E con altrettanta sicurezza può dirsi che un CSM per i P.M., quale che sia la sua composizione rafforza l’idea e la forza corporativa della categoria. Per liberarci, però, di ogni forma, palese o nascosta di “autocrazia” dovremmo augurarci un Paese privo di condizionamenti religiosi o ideologici improntati all’assolutismo e ciò non è neppure immaginabile. Lo stesso democristiano Cirino Pomicino ha nel suo DNA politico l’assolutismo cattolico che gli ha impedito di vedere, per ottanta anni, l’autocrazia dei pubblici Ministeri dal processo Montesi a quello di Tangentopoli e Mani Pulite.