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giovedì 19 febbraio 2026

COMANDO, POTERE, GOVERNO
di Franco Astengo



Una campagna referendaria ancora sottodimensionata.   
 
Mi scuso per la ripetitività degli interventi ma l'evidente sottovalutazione del valore dell'esito referendario del 22/23 marzo anche da parte dei sostenitori del "NO" induce e quasi obbliga a cercare di contribuire a sviluppare un'analisi adeguata alla qualità dello scontro. Non è stata fin qui colta l'acutezza della contraddizione tra comando, potere e governo che va ben oltre la stessa affermazione dell'essenza della nostra Costituzione Repubblicana pur messa in pericolo da una eventuale affermazione del "Sì".
Lo stesso intervento svolto ieri dal Presidente della Repubblica in sede CSM è apparso "fuori dalla storia" appartenente a un'epoca diversa da quella attuale.
Un'epoca nella quale si sta sviluppando da parte della destra legata a teorie di origine messianico- esoterica come quella MAGA una vera e propria"torsione" nell'insieme degli equilibri sociali e politici: una torsione alimentata prima di tutto da un forte spinta al ritorno al nazionalismo che porta con sé tutte le sue storiche pulsioni negative (razzismo incluso). Pulsioni che trovano ancora più spazio in un quadro internazionale contrassegnato da una logica dei "blocchi" neppure segnata da una diversità tra sistemi politici ma in lotta fra loro partendo da una comune visione autocratica di negazione della divisione dei poteri di classica derivazione liberale. La campagna referendaria deve necessariamente oltrepassare la tecnicalità del contendere (pur di alto valore etico/giuridico) e porsi di fronte agli interrogativi di fondo: prima fra tutti quello riguardante una società fondata sulla competizione individualistica e quindi segnata da un egoismo che diventa localista, nazionalista, sovranista, facilmente populista. Si tratta di principiare da una domanda: "È questa espressa dalla destra MAGA cui fa riferimento la destra italiana l'idea del potere che sorge da una società che ha l'individualismo competitivo come forma dominante?" e ancora com'è cambiata l'ideologia che riferiva a un vivere come quello del '900 fondato sulla "fatica dell'appartenenza"?
Una risposta efficace a queste domande è del tutto interna alla prospettiva aperta dallo stesso confronto referendario (pur trattandosi di un singolo episodio che avviene in un Paese della "periferia dell'Impero"). In gioco non c'è soltanto un fatto episodico.


Per rispondere efficacemente occorre ritornare alla sostanza delle cose che riguardano l’umana coesistenza, quando questa assume l’aspetto consapevole di un’identità collettiva. Una identità collettiva che deve essere considerata tanto dal punto di vista del Potere, quando dal punto di vista del Conflitto.
In questo suo duplice aspetto di Potere e di Conflitto la politica è pensabile come un’Essenza, rintracciabile attraverso la risoluzione di alcune questioni:
1) Qual è l’origine della collettività e quali i suoi fondamenti di legittimità?
2) Quale rapporto c’è tra l’energia originaria delle forme politiche e le loro realtà istituzionali?
3) Quali sono i soggetti dell’azione del potere politico, cioè chi agisce, chi comanda che cosa a chi?
4) E questo comando come avviene, con quali limiti, a quali fini?
5) Quali sono i confini dell’ordine politico, come e da chi sono individuati, chi includono e chi escludono?
Le concrete risposte a queste domande possono arrivare soltanto attraverso una riflessione sulle forme storiche della politica e sono determinate dalle modalità con cui le categorie che abbiamo fin qui indicato, conflitto, ordine, potere, forma, legittimità, sono di volta, in volta organizzate praticamente e pensate teoricamente.
La difesa dell'ordine costituzionale stabilito dall'Assemblea Costituente tra il 1946 e il 1948 rimane ancora il punto di saldatura più efficace, almeno per quello che riguarda l'Italia, di questo contesto: ed è proprio il punto che si intende travolgere. Per questo fondamentale motivo vale davvero la pena di sviluppare un'adeguata campagna referendaria a favore del ‘No’, che mi permetto di insistere finora si è svolta su contenuti e toni non adeguati alla qualità dello scontro (come invece sta dimostrando l'avversario anche quando attacca in maniera sconsiderata sentenze penali giudicate sfavorevoli).