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venerdì 13 febbraio 2026

ANCORA SULLE FOIBE
di Giuseppe Natale


 
La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. (Art. 1 - Legge n. 92/2004)
La legge venne approvata dal Parlamento italiano 4 anni dopo l’istituzione del “Giorno della memoria”. È una legge equilibrata e rispondente alla verità storica della complessa vicenda dei rapporti dell’Italia con i popoli sloveno, croato e jugoslavo? Mi permetto di rispondere di No. Si pone, secondo me, il problema di modificarla nel rispetto vero della storia e della memoria di tutte le vittime delle due guerre mondiali, e della ferocia nazista e fascista. È una legge che sembra quasi voler fare da "contrappeso" alla Giornata della Memoria, che ricorda le vittime della Shoah e tutti i deportati nei campi di concentramento nazisti e fascisti: gli oppositori politici, gli operai delle fabbriche in lotta, i militari internati, i rom e gli zingari, gli omosessuali, gli handicappati e tutte le persone ritenute diverse dalla razza ariana. È una legge usata dai fascisti di oggi per attenuare o addirittura fare perdere la memoria della barbarie nazifascista e del colonialismo italiano, e rinfocolare rigurgiti nazionalistici sempre risorgenti e molto pericolosi. La “questione dei confini e dei rapporti italo - sloveni” cominciò all’indomani della Prima Guerra Mondiale, con le aggressioni squadriste e con la politica violenta e razzista del regime fascista nei confronti dei territori e dei popoli slavi. A Pola nel 1920 Mussolini affermò in un comizio: «Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino ma quella del bastone»
ANPI Crescenzago, impegnata a fare memoria storica, la più obiettiva possibile, ricorda che, sulle foibe nel contesto della questione dei confini orientali, sulla politica nazionalistica e colonialista dell’Italia, sul ruolo delle formazioni partigiane, sull’esodo degli italiani istriano-sloveni, sulle responsabilità della Jugoslavia di Tito, è da leggere e studiare la Relazione della Commissione mista storico-culturale italo-slovena, pubblicata il 25 luglio 2000: una ricostruzione storica documentata e un tentativo importante di fare memoria condivisa dopo un secolo di tragiche contrapposizioni. Nel 2016, ANPI Nazionale, riprendendo questo testo, rimasto quasi nascosto nella continua temperie di pregiudizi negativamente ideologici, approva il 9 dicembre 2016 un documento di analisi e riflessione su “Il confine italo-sloveno, un contributo storico-politico importante mirante a promuovere conoscenza riflessione e dialogo, come mette in evidenza Carlo Smuraglia, allora presidente nazionale, nella sua introduzione.