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lunedì 9 febbraio 2026

DURA LEX SED LEX
di Romano Rinaldi



Non posso vantare una dimestichezza professionale con la Legge tuttavia, da cristallografo, ho dovuto applicare le leggi della matematica e della simmetria ad una grande quantità di dati che ho raccolto e analizzato nei miei lunghi anni di ricerca scientifica. Anzi, mentre ci sono, vorrei fare i complimenti a Laura Garavaglia per il suo bel saggio sulla poesia e la matematica uscito ieri, domenica 8 febbraio su “Odissea” (Il dialogo infinito). Ecco, prendendo spunto da questo, se c’è sicuramente una connessione tra matematica e poesia attraverso l’essenziale bellezza di entrambe, a maggior ragione c’è una stretta parentela tra simmetria ed estetica. Basti pensare alle decorazioni delle carte da parati o volendo un esempio più nobile, le decorazioni a marmi policromi dell’Alhambra. Anche la legge, quella ben fatta, fa un uso parsimonioso ma molto accurato delle parole in modo da esprimere concetti a volte astrusi o perlomeno complicati nel modo più chiaro possibile, per non dar luogo ad equivoci. Scrivere leggi è dunque un’arte che immagino pochi sanno esercitare con la necessaria maestria. A mio modesto parere, la nostra Costituzione, ancorché probabilmente passibile di aggiornamenti dovuti alla diversa epoca storica nella quale fu concepita, rappresenta un bell’esempio di scrittura legale comprensibile a tutti e di non difficile interpretazione almeno per chi la legge in buona fede e alla luce della Legge. In questi giorni si sta infiammando il dibattito politico intorno al referendum che ci attende per un voto che nell’intento dei promotori, tende a riformare la magistratura (non la Giustizia) ovvero il corpo dei giudici chiamati ad applicare la Legge, mettendo mano a ben sette articoli della Costituzione. Da cittadino mi sono sentito nel dovere di informarmi per giungere ad una decisione ragionata su come votare. Ho dunque provato a leggere le ragioni del Sì e del No che si possono trovare sulla carta stampata dei quotidiani ed anche ascoltando le dichiarazioni dei vari esponenti politici per l’una o l’altra delle due alternative. Devo ammettere che la lettura non è stata facile però mi è venuto in aiuto un recente intervento del Ministro della Giustizia (il nostro Guardasigilli) che sicuramente ne sa più di me, non solo per il posto che occupa ma anche per essere stato lui stesso un magistrato di chiara fama. Orbene, per dare forza alla bontà della “sua” riforma, il Ministro ha proposto una semplice domanda: “( …) se un poliziotto fa un errore nell’esercizio della sua funzione, a chi risponde del suo operato? Al magistrato! E se un magistrato fa un errore a chi deve rispondere?” e qui ha fatto una lunga pausa come fosse in attesa di una risposta dalla platea alla quale lanciava sguardi con fare sornione. Non arrivando alcuna risposta si è avventurato in una improbabile spiegazione che tirava in ballo la riforma. Ecco, a questo punto sono rimasto sorpreso che nessuno degli astanti gli sapesse rispondere: “il magistrato risponde alla Legge” perché questo è quello che contempla la nostra Costituzione. Lasciando da parte il fatto che ogni magistrato dovrebbe avere questo principio ben chiaro e a maggior ragione un magistrato che ricopra la carica di Guardasigilli, questo strano comportamento mi ha fatto balenare nella mente l’immagine di una pubblicità che era passata sullo schermo solo pochi minuti prima.
C’è un bel gatto tigrato che entra in un negozio di cibi per animali, si avvicina furtivo ad una piramide di scatolette e velocemente ne afferra una coi denti sull’orlo sporgente e scappa lungo il corridoio mentre la piramide cade rovinosamente a terra. Il gatto, mentre scappa gira all’indietro la testa per osservare il disastro che ha fatto ma non tradisce alcuna emozione, se non una certa soddisfazione per aver ottenuto quello che voleva. Ora immaginatevi sette gatti che entrano nel negozio e prendono una scatoletta ciascuno dalla bella ma precaria piramide e immaginate che la piramide rappresenti la nostra Costituzione. Non so se i lettori di “Odissea” siano in maggioranza amanti dei gatti, però non ci vuole molta conoscenza della psicologia felina per decidere cosa votare al referendum!