Nazionalismo arrogante e richiamo
democratico. In questi ultimi giorni sono
emersi questi due punti: l'ondata di nazionalismo di bassa lega con la quale i
telecronisti RAI hanno inondato i telespettatori nel corso della cronaca della
cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali; la decisione di mantenere la
data del referendum nonostante che l'accoglimento da parte della Cassazione del
nuovo quesito proposto da 550.000 elettrici ed elettori imponesse una procedura
diversa e la correttezza istituzionale suggerisse una diversa data. Entrambi i
fatti denotano come a questo governo strada facendo siano rimasti soltanto due
elementi di identità. Elementi di identità mutuati, peraltro, direttamente
dalla storia politica del partito di maggioranza relativa: il nazionalismo
antistorico e l'arroganza come surrogato di un autoritarismo che non può non
trovare difficoltà ad imporsi in un Paese dove la Costituzione democratica
trova ancora profonde radici nei settori migliori della società. I temi
"classici" derivanti dalla matrice fascista hanno difficoltà ad
emergere in particolare sul piano economico (e conseguemente su quello sociale,
come avrebbe voluto la "matrice" di Salò) e l'esercizio stesso del
populismo (rimane in piedi il tema della colpevolizzazione dei migranti)
presenta forti difficoltà ad emergere in una situazione dove è difficile
proporre misure anche falsamente popolari: difatti si sta marciando all'insegna
del favore delle società di rating di marca liberista; il corporativismo si può
esercitare soltanto a favore di categorie relativamente influenti (come i
balneari); crescono disuguaglianze inaccettabili in un clima complessivo di
disfacimento sociale.
Serve un'analisi precisa di
questa situazione considerando appieno come si stiano presentando occasioni
politiche da non perdere come nel caso del referendum: i margini di manovra del
governo sono assai ridotti, il piano internazionale appare costringente a
scelte particolarmente difficili, agiamo in un quadro interno nel quale stanno
prevalendo disaffezione e distacco qualunquista. L'esito del voto del 22/23 marzo
prossimi presenta elementi da vero e proprio "tornante storico":
affermare il dettato costituzionale attraverso il "No" alla deforma
appare quasi come un imperativo categorico per le opposizioni; un "No"
come strada maestra di costruzione dell'alternativa. È necessario avere
coscienza di questo stato di cose, senza illusionismi ottimistici, ma con la
consapevolezza degli spazi che ci sono e che si possono aprire e chiamando
tutta la "nostra parte" a partecipare e contribuire attraverso un
necessario "richiamo democratico". Ultimo accenno: il nazionalismo
va denunciato e combattuto senza esitazioni indicandolo come il pericolo
principale e cercando di contribuire ad aprire un dibattito serio che questa
"politica recitativa" intende soffocare.