Sugli uomini di potere raramente mi faccio
illusioni. Con questo non voglio dire che non ce ne siano stati, e non ce ne siano,
che abbiano mostrato saggezza. Abbiamo evitato guerre rovinose, leggi
liberticide, conflitti sociali pericolosi, perché in alcuni di loro è prevalso il
buon senso, la moderazione, il confronto, il rispetto della legalità. Trump non
mi è mai piaciuto, allo stesso modo di un fariseo guerrafondaio come Obama a
cui oscenamente è stato dato il premio Nobel per la Pace. Faceva addirittura
spiare presidenti e capi di governo dei paesi alleati trattati da sempre come
vassalli dai governanti americani. Trump non mi è mai piaciuto non solo perché
conosco bene le sue vicende, e quelle
del padre, su come si sono arricchiti, ma perché è l’espressione delle
componenti dell’America peggiore: culturalmente reazionarie, economicamente piratesche
e saccheggiatrici, religiosamente fanatiche, razziste, suprematiste,
maschiliste e, alla pari dei loro compari democratici, imperialisti in politica
estera fino all’arbitrio, ossessionati dalla forza militare nell’esercizio del loro
dominio in spregio a qualsiasi diritto internazionale. Non c’è nazione che
negli ultimi due secoli abbia fatto più guerre e favoriti più colpi di Stato della loro. Non sono mai stati aggrediti da nessuno, ma in compenso hanno aggredito
nazioni su quattro continenti. Non hanno mai avuto una guerra in casa, ma ne hanno
fatte di ogni tipo in casa d’altri. Per i loro sporchi interessi: costi quel
che costi. C’è un’altra ragione per cui Trump non mi è mai piaciuto: non ride
mai, ha lo sguardo torvo e digrigna i denti. Aggiornando un mio vecchio
aforisma potrei dire di lui che “Dietrol’assenza di sorriso si cela
un criminale”. Umanamente è privo di empatia e di pietà, riduce tutto agli
affari e al denaro, e col denaro riafferma la sua essenza. È incostante nelle
decisioni, tradisce con disinvoltura la parola data ed è un bugiardo seriale.
Non avevo bisogno della marea di files di Epstein per farmi una opinione
disgustosa del personaggio, e condivido quanto la saggista ed ex diplomatica
Elena Basile scrive all’amico scrittore ed ex ministro Luigi Mazzella: “Trump è sottoposto alla lobby
di Israele, ai sionisti evangelici, e a una mafia finanziaria diversa da quella
di Larry Fink ma ugualmente nociva”. Sono sicuro che n’è io n’è Mazzella avremmo potuto
reggere, da intellettuali dal pensiero libero e non conformista quali ci
riteniamo, il clima di un’America di tal fatta. La creazione della milizia
apertamente nazista creata da Trump - coperta dalla più assoluta impunità e
usata come accolita di mercenari al proprio personale servizio - me lo ha reso
ancora più odioso.
L’atto più spregevole ai miei occhi, assieme al genocidio
dei palestinesi di cui è a tutti gli effetti uno dei massimi responsabili, è di
avere permesso l’assedio di Kobane e l’annientamento delle comunità curde da
parte dei tagliagole degli eredi dell’Isis alleandosi con quest’ultimi. Alleandosi
con l’attuale governo siriano dei tagliagole, ha tradito il tributo di sangue
costato a giovani uomini e giovani donne del Rojava che all’Isis si erano
opposti. Ha impedito che l’esperimento di autogoverno, di democrazia diretta,
delle autonomie locali, dei consigli popolari, della parità di genere, del
rifiuto di ogni fanatismo religioso, dell’autodifesa comunitaria, della laicità
e della tolleranza del popolo curdo si consolidassero in Medio Oriente. Ha
definitivamente vanificato, per quanto mi riguarda, l’unica idea decente -
rispetto all’insipienza di un’Europa inerte, ottusa e subalterna - quella di
mediare per porre fine all’insensato e rovinoso conflitto russo-ucraino. Che lo facesse per opportunismo ed interesse non ci importava, che lo facesse perché con i
forti occorre trattare per evitare una guerra nucleare, ci andava
bene. Ed è soprattutto per quest’ultima ragione che abbiamo sperato che la sua
mediazione per porre fine alla guerra andasse in porto. Lo abbiamo scritto e ci
siamo attirati incomprensioni e insulti dagli ambienti nemici di ogni trattativa con la Russia. Ma siamo pronti a
riconoscere che anche lui si è rivelato inaffidabile e guerrafondaio quanto altri
presidenti del suo guerrafondaio Paese. Democratici o repubblicani non fa
differenza.