Il
ministro dell'Interno, entrando nel merito dei fatti di Torino e interpretando
alla perfezione il ruolo del "poliziotto cattivo", sta lavorando ad
una equiparazione tra eversione e dissenso: appare evidente l'obiettivo di
tacciare le opposizioni di promuovere eversione ottenendo così alla fine il
risultato politico dell'appiattimento del dissenso in un'unica categoria da
condannare ed emarginare. Vale la pena allora di misurarsi con questa dinamica
proposta dal Ministero e che rappresenta sicuramente almeno una parte degli
intendimenti politici del governo di destra. Premessa: da qualche tempo si scrive di “svolta autoritaria” in atto. Una
valutazione che è stato formulato guardando anche oltre a quanto sta accadendo
sul terreno delle riforme costituzionali e istituzionali che puntano a
stravolgere l’impianto parlamentare della Repubblica così come disegnato dalla
Costituzione e che saranno sottoposte a referendum il prossimo 22/23 marzo.Difendere la divisione dei poteri e la loro reciproca
autonomia sta diventando quindi un imperativo categorico da cui assolutamente
non deflettere.In questa “svolta autoritaria”
va però ravvisato qualcosa di più profondo nella- pur grave - progressiva
riduzione del rapporto tra politica e società realizzato al fine di “tagliare”
il più possibile dell’insieme dei bisogni sociali.La modernità viene affermata dalle classi dominanti
attraverso l’intreccio tra l’inasprimento delle condizioni nelle quali il
capitale afferma la propria egemonia e l’emergere di nuove contraddizioni
post-materialiste agite allo scopo di “sfarinare” l’identità sociale, dividere
e preparare un'altra fase di dominio di un capitalismo feroce, negatore dei
diritti basilari. Un capitalismo che punta alla sopraffazione dei singoli e del
collettivo, e non appena compare il dissenso, lo marginalizza e lo
criminalizza.È sempre accaduto, intendiamoci,
in una forma più o meno accentuata ma adesso in Italia questa “filosofia
politica” del capitale interpretata dalla destra al governo sta assumendo,
anche per via di questioni specifiche legate alla realtà del quadro politico e
dei soggetti intermedi, una vera e propria veste di autoritarismo populista.A rischio di apparire inguaribilmente “retrò” è
invece proprio il punto dell’opposizione politica quello da sollevare ancora
una volta con grandissima urgenza. Occorre sviluppare
un’analisi che parta da due punti che debbono essere sollevati senza
discussione: al meccanismo della repressione, in questo caso esercitata con
grande prontezza dalle preposte “forze del disordine” si affianca un processo
di marginalizzazione del dissenso.Una
marginalizzazione che deriva dall’assenza di prospettiva nel riuscire a fornire
al fortissimo disagio sociale un’effettiva capacità politica di espressione da
parte dell’opposizione. Il conflitto sociale,
anche in forme tumultuose, è indispensabile ma eguale valenza possiede la
capacità di sintesi e di progettualità politica: è da questo intreccio, dalla
capacità del “pensare” e del “fare” di una soggettività nella quale ricercare
anche forme originali di aggregazione e di organizzazione, che possiamo trovare
alimento nel disegnare un futuro nel quale possa essere possibile
respingere questo tentativo in atto di repressione e marginalizzazione del
dissenso.Si tratta, infine, di far compiere
un salto di qualità proprio al dissenso trasformandolo in opposizione politica
senza concedere sconti o improvvisate nostalgie da "unità nazionale"
ammantate da "responsabilità istituzionale".