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venerdì 27 febbraio 2026

IL GOVERNO DEL NULLA
di Cataldo Russo
 

Giorgia Meloni

Bollette alle stelle, pensioni da fame, servizio sanitario allo sfascio,
emigrazione di massa dei giovani italiani che non rientreranno più
, corruzioni, sperperi, riarmo per spingerci ad una folle guerra con la Russia, miliardi all’Ucraina per far continuare il massacro mentre il territorio italiano si sfalda, diminuzione delle tasse ai più ricchi, protezione degli evasori, aumenti scandalosi degli stipendi dei parlamentari regionali, silenzio sul genocidio palestinese ad opera di Israele, servilismo verso Trump e i suoi metodi da teppista fascista… ecco alcuni dei risultati che può vantare il Governo Meloni. E intanto ci propina un Referendum contro la Magistratura per evitare che i colletti bianchi, cioè i peggiori nemici della Nazione, la facciano franca impunemente.
 
 

Siamo a quasi tre anni e mezzo di Governo Meloni e le leggi liberticide che questo governo ha confezionato non si contano. Tutte leggi e decreti emanate a caldo, all’indomani di un evento definito traumatico dalla gang di governo.  Lungo questo arco di tempo, sono state partorite, senza alcun serio travaglio, raffiche di decreti. Primo fra tutti quello “anti-rave party” (Dl 162/2022, convertito in l. 199/2022), che colpisce i raduni musicali organizzati da gruppi di giovani. La legge, entrata in vigore il primo gennaio del 2023, ha introdotto l’art. 633-bis del Codice penale (invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute o l’incolumità pubblica) punendo con la reclusione da 3 a 6 anni e multe da 1.000 a 10.000 euro chi organizza raduni illegali e pericolosi. Ma non basta, c’è anche la confisca obbligatori dei mezzi e degli strumenti adoperati. Il decreto ha fatto discutere, ha visto gli elettori del centrodestra applaudire, ma ha anche rafforzato il convincimento che fosse stato “un molto rumore per nulla” per l’irrilevanza del problema. La legge, entrata in vigore nel Capodanno del 2023, ha portato all’imputazione di otto sfigati che hanno pagato per tutti, per essere poi disattesa per le difficoltà pratiche nel renderla operativa. È stata poi la volta del dl anti-imbrattamento del 2023, che ha preso di mira gli attivisti ambientalisti inasprendo le pene per quei giovani che manifestano il loro dissenso contro il degrado ambientale imbrattando simboli e luoghi pubblici. Dopo il naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 di febbraio del 2023, anziché appurare le responsabilità per quei 94 corpi lasciati cinicamente annegare, che gravano come un macigno sulle nostre coscienze, e fare un mea culpa, la risposta, ancora una volta, è stata il Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito nella legge 50/23). Una legge razzista, che assolve chi ha avuto colpe nell’organizzazione dei soccorsi, arrivati colpevolmente in ritardo, ma si accanisce contro l’immigrazione irregolare in Italia sparando nel mucchio. La legge limita la “protezione speciale”, accelera le espulsioni sulla carta, riduce i servizi di accoglienza e facilita i rimpatri. Al di là dell’assurdità di questa legge e dell’inasprimento delle pene, dobbiamo dire che essa non ha inciso granché sulla situazione degli sbarchi che continua ad essere lasciata a sé. In seguito all’odioso stupro di due adolescenti ad opera di alcuni minorenni nelle periferie di Napoli, ecco sfornato il Decreto Caivano (D.L. 15 sett. 2023, n. 123) con il quale si è pensato di arginare la criminalità giovanile, a partire dalle «baby gang», conosciute meglio come le «bande di maranza», inasprendo le pene per i minori, tra cui ammonimenti da parte del Questore. Il decreto prevede anche il controllo sui genitori che non vigilano o non mandano i figli a scuola, con la perdita della responsabilità genitoriale in casi gravi. Come se non bastasse, è stato introdotto il daspo urbano e l’abbassamento a 6 anni della pena edittale per l’arresto in flagranza. Il decreto facilita, altresì, il fermo per reati di violenza o possesso d’armi.
Sempre in tema di grida di Manzoniane memoria c’è il DL 48/2025 (convertito in l. 80/2025), che ha introdotto una dozzina di nuovi reati e ne ha inasprito altri, punendo anche la resistenza passiva posta in essere dai dimostranti. Il povero Gandhi, il più pacifista dei pacifisti, sarebbe sbattuto nelle patrie galere a vita in questo clima. Ma la mano lunga della repressione si è fatta particolarmente sentire dopo la manifestazione di Torino del 31 gennaio.




Sfruttando in maniera tanto magistrale quanto strumentale gli scontri tra una parte dei manifestanti e le forze di pubblica sicurezza, il governo ha partorito il nuovo pacchetto sicurezza che ha come obiettivo la creazione di un vero e proprio ordine pubblico di matrice fascista dove nessuno possa protestare (fermo preventivo, ammende super salate per i promotori delle manifestazioni, pene rigorosissime, ecc.). Da molte parti si sottolinea l’inefficacia e l’inapplicabilità di così tanti decreti perché per renderli veramente operativi occorrerebbero risorse economiche ingenti e decine di migliaia di assunzioni di personale addetto alla sicurezza. La percezione dei più è che siano, come le famose grida manzoniane, destinate a restare inapplicate. Io non prenderei con leggerezza questa tendenza a sfornare decreti come se fossero pasticcini perché, per dirla alla Montesquieu, “Non c’è tirannide peggiore di quella esercitata all’ombra delle leggi”. Ora, fare leggi e non farle applicare, significa abituare la gente ad accettare l’emergenza legislative con una certa superficialità con il convincimento che “una grida” in più, una in meno, non cambia nulla perché tanto saranno disattese. Non è così, soprattutto perché viviamo in un paese dove le leggi per le persone comuni si applicano e per gli amici si interpretano. Non vorrei che esse siano disattese di proposito nei momenti di pace sociale per essere poi applicate duramente in occasioni di competizioni elettorali, manifestazioni e scioperi, per massacrare avversari politici, sindacalisti e anarchici.  Ricordiamoci che il fascismo raramente ha applicato le leggi, le ha sempre interpretate in base a chi sedeva nelle aule dei tribunali. La Meloni, che di fascismo se ne intende, sta trasformando il centrodestra in una fabbrica d’odio e di nemici politici. E le leggi e i decreti che sta sfornando con tanta alacrità non resteranno inapplicati, ma le serviranno un giorno per reprimere dissenso e opposizioni politica, perché è questo che ha in mente la donna, la madre, la cristiana della Garbatella.