IN RICORDO DI WALDENFELS
di
Roberta Guccinelli

B. Waldenfels
La
scomparsa del filosofo
Per chi abbia
rappresentato, nei suoi lavori, una fonte costante di ispirazione filosofico-artistica
e una mente aperta alle scienze umane e alle pratiche di cura; per chi potrà
scoprirne un giorno la forza e il rigore del pensiero, la sottigliezza dei
ragionamenti Bernhard Waldenfels, ovunque sia, rimarrà un “pungolo” che non
lascia indifferenti. Il pungolo della libertà, dove la libertà è relazionale, contestuale,
partecipata, o non è, perché non la si gioca mai in solitaria. Lo sapeva bene
lui che era nato a Essen nel 1934 quando il potere industriale, bellico,
cresceva con quello nazista. Lo sapeva e ne faceva tesoro, questo maestro di
libertà condivisa. È un energico invito, il suo, a indagare non solo “tra” le
varie discipline, ma anche «nelle crepe e ai margini del quotidiano», in ogni terra
liminare o luogo soglia in cui possano sorgere fenomeni che per loro natura,
come lo straniero, l’esule, l’eccentrico, lo strano, il rifugiato, ad esempio,
sono dentro e fuori i confini. È un “appello”, sobrio, ma fermo, cui occorre rispondere
con il proprio nome nella grande rete della storia (all’appello si
risponde con il proprio nome e, prima ancora, con la propria presenza corporea),
ognuno nella sua stessa singolarità, nessuno da solo, senza gli altri; un
appello a tenere desta l’attenzione primaria nei confronti di ogni realtà,
natura inclusa, «che gridi in silenzio», con le parole di Simone Weil, «per
essere letto altrimenti». Di questa attenzione, che è una sorta di percezione approfondita,
suscettibile di essere attratta da quanto ci accade insieme ad altri, si nutre come
alla propria fonte originaria un’etica che non teme di confrontarsi, come la
sua, con le proprie ombre e la propria amoralità che le impediscono l’arroganza
dell’autofondazione.
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| B. Waldenfels |

Il saggio di Waldenfels
curato dalla Guccinelli

curato dalla Guccinelli

