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domenica 15 febbraio 2026

IN VERSI
di Maria Pia Quintavalla


Maria Pia Quintavalla
(Foto: Dino Ignani - 2023)
 
Figli dell’amore perduto
 
1
Deve essere qualcosa di perduto
di infantile e di smarrito in te, barchetta
che si rende lontana, inarrivabile
 e perduta 
 
perché sennò riprendere potrei
con la mia mano la sua ala nera
e bianca, come di rondine sublime che cascando
si ruppe e più e più di un’ala.
 
2
Una canzone sogna, che scaltrita
si medicò da sola la ferita ma
poi ricadde tremula ed effimera -
quella barchetta tremula e
lontana -
 
 
Il mio rifugio
 
Io tornai qui, credendo
fosse il mio rifugio:
venni scortata, testo a testo,
polline di antica giovinezza;
la silenziosa casa, sopra i navigli:
un essere di medicina antica,
la giovane salvezza delle acque
dove viveva un’altra, di poeta
la piana primigenia precipitò con il presente
in silenziosa casa.
Lei si prostrò e fu magico il silenzio,
si sollevarono in ingenui suoni, le voci
rumori secchi solamente inermi.
poi pace fu fatta. 
La vita le si piantò selvatica
negli occhi, il silenzio di anni non caduti,
anni della vita, - le cose antiche,
un figlio lasciato su una nuvola
che fu dimenticato 

in orto nero e opaco, su di un fiume.
 
*
 
Figlio non nato, ma vissuto dentro 
stretto al vestito
della radiosa giovinezza prima
della seconda e certa, noi
mai più risorti.