Coloro che
si sono pronunciati con il massimo della severità possibile contro l'azione dei
black block attuata nel corso della recente manifestazione di Torino, hanno il
dovere di analizzare le dichiarazioni pronunciate nell'occasione dalla signora
presidente del Consiglio. Bisogna saper distinguere tra la condanna delle
violenze e il tentativo del governo di trasformare le dinamiche innestate da
quei fatti in una occasione di ulteriore stretta sul piano delle libertà
costituzionali e di progressivo attacco alla magistratura soprattutto in
previsione del referendum del 22/23 marzo. La signora presidente del
Consiglio (non Capo del governo) ha infatti individuato il reato commesso e ne
ha indicato l'assunzione piena da parte della magistratura. Questa affermazione
(ben ripresa da altri membri del governo e della maggioranza) dell'indicazione
preventiva del reato è parte integrale della "sotto cultura" di
potere (e non di governo) quale tipica espressione di una destra che sta
alimentando un'idea di "impoverimento" della democrazia. Un
impoverimento della democrazia che, quasi inavvertitamente in settori della pubblica
opinione, tende a regredire a pura volontà della maggioranza. Questo fenomeno
di regressione sta avvenendo essenzialmente perché va sbiadendosi la memoria
delle ragioni storiche che avevano indotto i padri costituenti, nella coscienza
di quanto il totalitarismo fascista pesasse ancora nella cultura politica e
giuridica del Paese, di dotarsi di una costituzione rigida nel cui articolato
si esprime una netta separazione tra i poteri. L'indicazione data ai magistrati
con tono quasi vincolante dai vertici del governo circa l'indicazione di reato
in fatti come quelli di Torino (riguardanti l'ordine pubblico) e la richiesta
di adeguamento da parte della magistratura deriva dall'assunzione da parte
della destra del punto di principio del fatto che la separazione dei poteri è
intesa quale fattore di intralcio al libero dispiegarsi di una dinamica
politica coincidente con l'esercizio del potere da parte di una maggioranza
sicura di rappresentare "in toto" la volontà del popolo. Il voto
referendario varrà per contrastare questa ipotesi di negazione del principio
costituzionale. È necessaria l'affermazione dei principi basilari della
democrazia rafforzando il sistema di garanzie e la neutralità e l'indipendenza
della magistratura. Insomma attraverso il voto sulla legge di deforma si sta
cercando di modificare il rapporto tra governo ed esercizio del potere:
dobbiamo comprendere la sostanza di questo ulteriore attacco alla democrazia ed
attrezzarci adeguatamente per respingerlo.