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martedì 3 febbraio 2026

REFERENDUM, GOVERNO, POTERE
di Franco Astengo


 
Coloro che si sono pronunciati con il massimo della severità possibile contro l'azione dei black block attuata nel corso della recente manifestazione di Torino, hanno il dovere di analizzare le dichiarazioni pronunciate nell'occasione dalla signora presidente del Consiglio. Bisogna saper distinguere tra la condanna delle violenze e il tentativo del governo di trasformare le dinamiche innestate da quei fatti in una occasione di ulteriore stretta sul piano delle libertà costituzionali e di progressivo attacco alla magistratura soprattutto in previsione del referendum del 22/23 marzo.
La signora presidente del Consiglio (non Capo del governo) ha infatti individuato il reato commesso e ne ha indicato l'assunzione piena da parte della magistratura. Questa affermazione (ben ripresa da altri membri del governo e della maggioranza) dell'indicazione preventiva del reato è parte integrale della "sotto cultura" di potere (e non di governo) quale tipica espressione di una destra che sta alimentando un'idea di "impoverimento" della democrazia. Un impoverimento della democrazia che, quasi inavvertitamente in settori della pubblica opinione, tende a regredire a pura volontà della maggioranza. Questo fenomeno di regressione sta avvenendo essenzialmente perché va sbiadendosi la memoria delle ragioni storiche che avevano indotto i padri costituenti, nella coscienza di quanto il totalitarismo fascista pesasse ancora nella cultura politica e giuridica del Paese, di dotarsi di una costituzione rigida nel cui articolato si esprime una netta separazione tra i poteri. L'indicazione data ai magistrati con tono quasi vincolante dai vertici del governo circa l'indicazione di reato in fatti come quelli di Torino (riguardanti l'ordine pubblico) e la richiesta di adeguamento da parte della magistratura deriva dall'assunzione da parte della destra del punto di principio del fatto che la separazione dei poteri è intesa quale fattore di intralcio al libero dispiegarsi di una dinamica politica coincidente con l'esercizio del potere da parte di una maggioranza sicura di rappresentare "in toto" la volontà del popolo. Il voto referendario varrà per contrastare questa ipotesi di negazione del principio costituzionale. È necessaria l'affermazione dei principi basilari della democrazia rafforzando il sistema di garanzie e la neutralità e l'indipendenza della magistratura. Insomma attraverso il voto sulla legge di deforma si sta cercando di modificare il rapporto tra governo ed esercizio del potere: dobbiamo comprendere la sostanza di questo ulteriore attacco alla democrazia ed attrezzarci adeguatamente per respingerlo.