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martedì 3 febbraio 2026

PONTI E FRANE
di Romano Rinaldi


Foto Comune di Niscemi
 
Del ponte sullo stretto di Messina mi sono occupato più volte nel recente passato (1, 2, 3), sollevando legittimi e circostanziati dubbi sulla sua fattibilità, in quanto basata su un obsoleto progetto rispolverato dopo quattro lustri e presentato praticamente tale e quale per la realizzazione di un’opera avveniristica ed unica al mondo. Sfido chiunque a trovare parole di opposizione all’opera “per partito preso” nei miei precedenti scritti così come in questa mia nota. In Sicilia e in tutto il Paese, in questi giorni il Ponte è tornato di attualità per un riflesso condizionato di fronte all’ineluttabilità geologica della frana di Niscemi e della spesa che lo Stato (tutti noi) dovrà affrontare per quell’emergenza a fronte dell’accantonamento di una montagna di milioni di euro (13,5 mila milioni) stanziati per l’erigendo ponte di Messina.
È chiaro che di fronte allo scempio che la “Natura” sta facendo di quella cittadina e le conseguenti sofferenze inflitte alla sua popolazione, il pensiero di ricorrere ad una (piccola) parte delle risorse già disponibili per quell’opera ancora in alto mare riguardo la sua possibile realizzazione, è più che legittimo e quantomai ragionevole. A meno che non si usi il solo parametro della partigianeria tra pro- e contro il ponte. Lasciando per un momento da parte qualsiasi valutazione sulla totale mancanza di pianificazione ambientale e territoriale per la salvaguardia della città di Niscemi, così come del resto del territorio italiano, da parte delle pubbliche autorità preposte, mi preme in primis far notare che quel terreno e quel tipo di frana sono quanto di più prevedibile la natura ci offre in termini di “calamità naturale”. Non c’è infatti nulla di improvviso e calamitoso nella franosità del margine esposto di un deposito di alcune decine di metri di spessore di sabbie, perdipiù poggianti su un letto di argille. Un bimbo di cinque anni lo apprende facilmente, a scala ridotta, giocando in riva al mare sulla sabbia. Tutto sta nel difendere il fronte franoso dall’assalto dell’acqua alla base e fornire il sottosuolo del pacco di sedimento sabbioso di un adeguato sistema di drenaggio che eviti l’infradiciamento del terreno da sopra e l’ineluttabile franamento del fronte esposto. In pratica si tratta di una rete di opere idrauliche, comprese fogne e scolatoi, che devono assicurare un veloce drenaggio e mantenere “asciutto” il sottosuolo per evitare che l’imbibizione superi una certa soglia di coesione oltre la quale quel tipo di materiale perde stabilità. Ma allora, se è così facile, perché non si è provveduto in tempo prima della sciagura? La risposta è altrettanto semplice. 



L’amministratore di turno, essendo un politico che necessita consenso, invece di impegnarsi in opere di prevenzione che nessuno vede o capisce, preferisce cavalcare l’emergenza spremendo risorse dai governi, locale e centrale, in modo da poter gestire grandi quantità di denaro in un’unica soluzione piuttosto che ricorrere all’ordinaria amministrazione e spendere poco alla volta le risorse che pure sono disponibili per le opere di prevenzione. Questo gli consentirà persino di distribuire prebende (appalti ecc.) a chi poi gli fornirà l’appoggio per la rielezione. Il tutto senza nemmeno voler considerare gli aspetti illeciti e criminali che possono evidentemente nascondersi in questo genere di comportamento.
Tornando al confronto tra l’opera grandiosa e unica al mondo, di cui tutti abbiamo ben impresse nella mente le immagini dei “rendering” e l’angoscia che suscitano le immagini di quella cittadina che si sgretola casa dopo casa cadendo nel vuoto del fronte di frana, non ci può essere una realtà più stridente agli occhi e alla mente di chiunque abbia un briciolo di cervello. Eppure, anche di fronte a questa miseranda evidenza, il politico di turno non trova di meglio che restare fermo sul principio sopra descritto, quasi che il “gruzzolo” accumulato fosse cosa sua e non risorse economiche che appartengono a tutti noi. D’altro canto, ho anche sentito ricorrere ad un paragone tanto improprio, quanto improvvido tra il disastro di Niscemi e quello del Vajont del 1963. Che senso ha infatti paragonare due eventi franosi che producono danni alle popolazioni del posto solamente sulla base del quantitativo di terreno che si è messo in movimento? Nel caso del Vajont l’evento fu improvviso, anche se prevedibile, ma questa è un’altra storia! (1); in una sola notte causò la morte di oltre duemila persone. Nel caso di Niscemi, il fenomeno è noto da centinaia d’anni e l’ultimo episodio di una certa gravità risale a una trentina di anni fa, casualmente allo stesso tempo della prima proposta per la realizzazione del Ponte; evidentemente due storie parallele! Tuttavia, a Niscemi non c’è finora stata alcuna perdita di vite umane a ferma riprova che l’evento è altamente prevedibile. Ecco di nuovo il politico che, non solo propaga la sua ignoranza ma la usa sapientemente per suscitare clamore e spingere sulla leva dei finanziamenti per l’emergenza. Un comportamento astuto da subdolo ignorante… una persona che merita di essere rieletta vita natural durante!




(1) https://libertariam.blogspot.com/2024/03/il-ponte-sospeso-di-romano-rinaldi.html?m=1


(2) https://libertariam.blogspot.com/2024/04/un-ponte-sempre-piu-sospeso-di-romano.html?m=1


(3) https://libertariam.blogspot.com/2025/08/un-ponte-di-carte-di-romano-rinaldi-m-i.html?m=1