Diritti della donna in Wollstonecraft Un libro
straordinario Rivendicazione dei diritti della donna, nato nella
temperie culturale e politica settecentesca che in qualche modo aveva coinvolto
anche l’Inghilterra, scritto da una donna eccezionale, che promuove in quel
paese una riflessione totalmente nuova sulla donna. Non era semplice per il
sesso femminile pubblicare un libro, né tantomeno essere presa sul serio. Mary Wollstonecraft
(Londra, 1759/1797) lo scrive anche grazie alla sua stretta relazione con il
filosofo William Godwin, dal quale, morendo di setticemia post partum, avrà
una figlia, Mary Shelley, che sarà la nota autrice di Frankenstein e
moglie del poeta romantico Percy B. Shelley. Lo stesso Godwin si occuperà di diffonderne
il pensiero attraverso la storia della sua vita, dopo la sua morte, così pure il
collegamento con il suo vissuto saprà dare sostanza ai suoi scritti”. Avrei
voluto una stanza solo per me” fu una sua affermazione, prima che Virginia
Woolf condividesse quella stessa aspirazione. Non useremo per lei, né per questo
suo lavoro, il termine “femminista”, non essendo ancora entrato nel linguaggio
corrente. Sappiamo che Wollstonecraft, sovranamente libera dalle convenzioni
sociali, fu vista con apprensione e orrore dagli intellettuali inglesi,
semplicemente sulla base della sua biografia, per quel tempo scandalosa e
inaccettabile, in quanto viaggiatrice solitaria, amante di un avventuriero e successivamente
madre di una figlia, Fanny, nata fuori dal matrimonio. Definita da Horace Walpole “iena in
sottoveste”, la sua morte venne accolta come segno della Provvidenza. Fu
scrittrice di romanzi, traduzioni, saggi sull’educazione (il più noto dei quali
I diritti degli uomini (1790) era un elogio della Rivoluzione francese.
Orgogliosamente visse sempre dei compensi del suo lavoro, come segno di
libertà. Una famiglia medio borghese di sei figli, la sua: il padre alcolista
non le consentì neppure i rudimenti dell’istruzione, destino comune a tutto il
genere femminile. Lei, tuttavia, impara a leggere da una domestica e studia
come autodidatta. Viaggia per l’Europa, esercitando diversi lavori, dall’insegnante
alla bambinaia, si reca da sola in Francia durante la Rivoluzione del 1789 e
scrive le sue riflessioni, Scritti sulla Rivoluzione francese (1794).
Dedicherà
la Rivendicazione a Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, uno dei principali
estensori della Costituzione della Francia rivoluzionaria, per convincerlo a
modificare la riforma dell’istruzione basata su scuole riservate unicamente ai
maschi, relegando entro le mura domestiche l’educazione delle femmine. Un atto
di incredibile ingiustizia se si pensa al ruolo attivo delle cittadine
nella Rivoluzione.
Interessante la polemica con
Rousseau e l’impostazione educativa delle donne, che doveva degnamente
accompagnare quella del suo Emilio. Percorsa da suggestioni che
consideriamo attuali ancora oggi, Wollstonecraft rifiuta fieramente la linea
tipicamente maschile seguita da Rousseau, che mette in discussione l’indipendenza
della donna e sottolinea invece l’importanza dell’astuzia comeprincipale
virtù, in quanto frutto di una educazione tesa a renderla schiava e soggetta
all’uomo. Prendendo in considerazione la posizione delle donne nella società, si
rende conto di come la stessa sorte sia riservata agli animali, benché, a loro
volta, dotati di razionalità e titolari di diritti. Come dimostrerà un libro
dell’amico Thomas Taylor, coevo della sua Rivendicazione, esiste un’analogia
tra il destino delle bestie e quello delle donne, non essendo queste ultime
considerate pienamente umane. La diffusa convinzione che la donna fosse nata da
una costola di Adamo è servita a far accettare la sua fatale subordinazione
all’uomo. Da ciò deriva l’importanza di piacere grazie all’aspetto fisico,
sviluppando la frivolezza, la civetteria, la schiavitù al proprio corpo, senza
tenere in alcuna considerazione l’intelligenza, che è, per Rousseau, prerogativa
unicamente maschile.L’educazione stessa
tende a rendere la donna anche fisicamente fragile, sottomessa all’uomo, cui
nulla viene negato affinché possa espandere la propria forza, mostrando la
propria “superiorità”.
L’importanza di questo libro sta nell’interrogarsi su
che cosa significhi essere donna e nel sottolineare il valore dell’educazione
per il conseguimento di una pari dignità tra i sessi. Rivendicare i diritti
della donna significava per l’Autrice non solo riparare un’ingiustizia, ma
proporre una rivoluzione sociale. Non a caso Virginia Woolf ne fu attenta
lettrice, mettendo acutamente in risalto come il suo pensiero non fosse mai
dogmatico, ma di giorno in giorno venisse rielaborato in nuove teorie che
prendevano corpo in base all’osservazione. Un vero e proprio metodo scientifico
che definiva il problema della posizione della donna nella società in termini del
tutto condivisibili anche ai giorni nostri, fino a proporre un’autentica rivoluzione.
La traduzione e la cura di Carlotta Cossutta, ricca di note e di riferimenti
storici, rendono agile e fluido questo libro che potrebbe forse apparire di
ardua lettura. Il linguaggio è scorrevole, le argomentazioni sono concrete e
accessibili, rendendo questo tema fondamentale per l’autocoscienza delle donne
e per una maggiore consapevolezza da parte degli uomini. Un libro che non
dovrebbe mancare nelle biblioteche private e pubbliche. Un saggio da vendere
anche negli Autogrill, secondo la giusta aspirazione della curatrice.
Mary Wollstonecraft Rivendicazione dei diritti della
donna a cura di Carlotta Cossutta Oscar Mondadori - Milano 2025 Pagg. 310 €12