Assolutismo-pensiero libero e
autocrazia-democrazia: sono espressioni di una terminologia che ha palesi
risvolti filosofico-politici. L’assolutismo conduce a una fiducia piena in
una verità ritenuta incontrovertibile o perché rivelata (niente di meno) da un
preteso esistente Dio (attraverso i suoi sacerdoti sulla Terra) o perché
considerata da moltissimi fan frutto del pensiero di un
indiscutibile e “divinizzato” Maestro. Le tre religioni monoteiste
mediorientali e le dottrine idealistiche platonico-hegeliane all’origine del
fascismo e del comunismo sono assolutismi di natura astratta, ritenuti dagli
“osservanti” di carattere cogente. Il pensiero libero si muove fuori
dell’orbita dell’assolutismo e addirittura contro l’asserita e creduta
esistenza di verità non verificabili dalla Ragione a lume di logica. Esso
è, conseguentemente, areligioso e aideologico: si muove sul piano della
concretezza e dell’unica realtà conoscibile e controllabile, quella fisica.Su un diverso piano, l’autocrazia
riconosce l’unico potere idoneo a dirigere la condotta umana a sé stessi (dal
greco: autos) o a una propaggine di sé stessi (come ad esempio la
corporazione di cui si fa parte); la democrazia individua la fonte del potere
nel popolo (dal greco: demos) e lo riconosce solo
all’organo rappresentativo dal popolo medesimo eletto (Parlamento). In Italia, la religione più
diffusa è il cristianesimo cattolico, presente fin dai tempi apostolici e
maggioritaria già a partire dal IV secolo. La Costituzione della Repubblica garantisce,
però, nell’articolo 3, l’uguaglianza degli individui a prescindere dalla
religione.Ciò, in soldoni, significa che
la stragrande maggioranza degli Italiani ha propensione per l’assolutismo
religioso ma anche che i padri Costituenti hanno imposto il rispetto della
libertà di aderenti ad altri culti religiosi e degli atei o agnostici. Per quanto riguarda il binomio
autocrazia-democrazia, l’articolo 1 della Costituzione afferma che l’Italia è
una repubblica democratica e che la sovranità appartiene al popolo. Ed
allora, come la mettiamo con la condizione dei pubblici Ministeri che
costituiscono da molti decenni una sacca di autocrazia corporativa che
rischia di non essere eliminata neppure dalla riforma Nordio? Per coerenza al dettato
costituzionale nessuna categoria di Italiani dovrebbe essere sottratta al
giudizio del Parlamento per un giudizio “democratico” sul proprio operato. La
presenza di impiegati e organi corporativi che si sostituiscono e si
sottraggono al giudizio del Parlamento rappresenta una chiara violazione del
dettato costituzionale.