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sabato 21 febbraio 2026

TERMINOLOGIA E POLITICA
di Luigi Mazzella
 
 
Assolutismo-pensiero libero e autocrazia-democrazia: sono espressioni di una terminologia che ha palesi risvolti filosofico-politici. L’assolutismo conduce a una fiducia piena in una verità ritenuta incontrovertibile o perché rivelata (niente di meno) da un preteso esistente Dio (attraverso i suoi sacerdoti sulla Terra) o perché considerata da moltissimi fan frutto del pensiero di un indiscutibile e “divinizzato” Maestro. Le tre religioni monoteiste mediorientali e le dottrine idealistiche platonico-hegeliane all’origine del fascismo e del comunismo sono assolutismi di natura astratta, ritenuti dagli “osservanti” di carattere cogente. Il pensiero libero si muove fuori dell’orbita dell’assolutismo e addirittura contro l’asserita e creduta esistenza di verità non verificabili dalla Ragione a lume di logica. Esso è, conseguentemente, areligioso e aideologico: si muove sul piano della concretezza e dell’unica realtà conoscibile e controllabile, quella fisica. Su un diverso piano, l’autocrazia riconosce l’unico potere idoneo a dirigere la condotta umana a sé stessi (dal greco: autos) o a una propaggine di sé stessi (come ad esempio la corporazione di cui si fa parte); la democrazia individua la fonte del potere nel popolo (dal greco: demos) e lo riconosce solo all’organo rappresentativo dal popolo medesimo eletto (Parlamento). In Italia, la religione più diffusa è il cristianesimo cattolico, presente fin dai tempi apostolici e maggioritaria già a partire dal IV secolo. La Costituzione della Repubblica garantisce, però, nell’articolo 3, l’uguaglianza degli individui a prescindere dalla religione. Ciò, in soldoni, significa che la stragrande maggioranza degli Italiani ha propensione per l’assolutismo religioso ma anche che i padri Costituenti hanno imposto il rispetto della libertà di aderenti ad altri culti religiosi e degli atei o agnostici.
Per quanto riguarda il binomio autocrazia-democrazia, l’articolo 1 della Costituzione afferma che l’Italia è una repubblica democratica e che la sovranità appartiene al popolo. Ed allora, come la mettiamo con la condizione dei pubblici Ministeri che costituiscono da molti decenni una sacca di autocrazia corporativa che rischia di non essere eliminata neppure dalla riforma Nordio? Per coerenza al dettato costituzionale nessuna categoria di Italiani dovrebbe essere sottratta al giudizio del Parlamento per un giudizio “democratico” sul proprio operato. La presenza di impiegati e organi corporativi che si sostituiscono e si sottraggono al giudizio del Parlamento rappresenta una chiara violazione del dettato costituzionale.