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sabato 21 febbraio 2026

DAL SUFISMO A FAGGIN   
di Chicca Morone


 
Perché rivolgersi a un testo Sufi quando la letteratura cristiana pullula di racconti sapienziali più vicini alla nostra cultura? Semplicemente perché, nonostante le apparenti differenze, la matrice del nostro rapporto con il Divino è la stessa: le divisioni sono avvenute per volontà molto umana... Così questa fiaba lo testimonia.
Si racconta che un Re generoso e giusto governasse in un reame perfetto, molto distante da qui. Egli aveva un figlio e una figlia che vivevano felicemente nel suo regno. Un giorno il Re li convocò e disse loro: “È arrivato il tempo di affidarvi un compito: vi recherete in un lontano e sperduto paese che vi indicherò e lì cercherete un prezioso gioiello che vi è nascosto. Una volta trovato lo prenderete e lo porterete qui da me. Non attardatevi, perché il vostro posto è qui al mio fianco”. I figli ubbidirono e partirono per quel lontano paese. Quando vi giunsero notarono che era davvero uno strano paese, e una oscurità opprimeva la gente che vi viveva. Dopo un poco di tempo, mentre ancora cercavano il gioiello, il clima di quel paese ebbe un profondo effetto su di loro, tanto che dimenticarono la loro origine, il compito che era stato a loro affidato e perfino di conoscersi. Il tempo passava e loro si erano adeguati ai costumi e ai pensieri di quella strana gente, e vivevano come addormentati, sebbene a volte, come in un sogno, fantasmi sorgevano nella loro mente di qualche cosa che sembrava ricordare loro una esistenza diversa, ma tale era l’influsso di quel luogo, che queste stesse impressioni, invece di spingerli a risvegliarsi, aumentava unicamente le loro fantasticherie”.
La condizione originaria è il paese di origine, il luogo da dove proveniamo. Il Re, nostro Padre, è l’immagine dell’Uno da cui derivano nello stesso tempo la Luce e la Legge e per chiunque abbia anche solo un’infarinatura del Buddismo non può non intravedere ai lati dell’Illuminato i due avatar, Prajina (saggezza infinita) e Karuna (compassione infinita) sue emanazioni, attraverso le quali possiamo tornare l’Unità.  Per chi si è addentrato nella filosofia di Federico Faggin il postulato è che l’Uno sia dinamico (sempre in movimento e mai uguale a sé stesso), olistico (non è fatto di parti separabili, tutto è interconnesso, assioma della fisica quantistica) e voglia conoscere sé stesso. Così da una situazione di perfezione l’Uno-Re decide, esercita il libero arbitrio, e attraverso due parti di sé si sperimenta, vive la ricerca del gioiello, il semplice scopo di conoscenza: la ricerca non serve a loro, ma basilare è compito che devono eseguire per ritornare nella situazione originaria dopo la sperimentazione, per riconoscere una parte di sé.



Nella fiaba sufi, ahimè, la “dimenticanza” è il tema fondamentale di questo passaggio: lontano dalla sorgente di Luce, ciò che interviene è una “assenza di ricordo”, in primo luogo una mancanza di “ricordo di sé”, un oscuramento della consapevolezza di cui è inevitabile corollario la dimenticanza del proprio compito. Non è cosa lontano dal sentire di molti, un chiedersi la ragione della propria esistenza, un chiedersi chi essi stessi siano di cui “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” il dipinto del pittore francese Paul Gauguin, realizzato nel 1897 e conservato al Museum of Fine Arts di Boston è più che esemplificativo...
La caratteristica del Sonno o di situazione di asservimento del proprio modo di essere molto umano, indicato come alterazione, malattia del pensiero, sono riaffermate a più riprese nelle varie tradizioni: dal “mito della caverna” di Platone nel De Repubblica, a racconti tradizionali in cui viene suggerito che questa condizione, la dolorosa presa di coscienza non è solo il risultato di una situazione passiva di estraniamento da ciò che è presente nel momento (nel qui ed ora) ma anche di forze attive operanti in tal senso. Come non vedere nell’attuale svelamento degli orrori perpetrati dall’élite globalista una volontà distruttiva contrapposta a quella creativa della ricerca del gioiello. Luce e Tenebre contrapposte, in cui ognuno di noi vive la sua condizione umana più o meno irta di difficoltà, scegliendo la via attraverso cui tornare al Padre... nello stato di profonda serenità non contaminata. Il “Non attardatevi, perché il vostro posto è qui al mio fianco è il sigillo della nostra vita: per ritornare alla Matrice anche Ulisse tuona “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” e Federico Faggin suggerirebbe di addentrarci nella percezione della Coscienza, evitando di credere nell’Intelligenza Artificiale e in tutti i fuochi fatui, sirene intellettuali costruite per tenerci lontano dal nostro vero Essere! Non sarebbe ora di svegliarci?