Mi
ha colpito la nota critica alla raccolta poetica dal titolo La casa senza
tempo di Alessandro Quasimodo, che sottolinea come l'uso del dialetto
siciliano favorisca la conoscenza precisa di un contesto specifico. Tutto
scorre in una dimensione apparentemente fuori dal tempo e dallo spazio, ma, se
riflettiamo, ogni elemento è calato invece nella realtà. L’adesione alla vita
quotidiana si coglie nell'utilizzo della lingua madre, che si presta ad
esprimere un mondo amato e familiare. Le parole si trasformano nelle immagini
di luoghi, oggetti, persone e animali. Ed ecco davanti a noi il lattaio che
recitava Rosa fresca aulentissima, un testo che riporta alla corte di
Federico II, alla stesura delle leggi melfitane e agli strumenti di seduzione
adottati dagli uomini per soddisfare i loro desideri. Ed era un piacere
ascoltare quei versi imparati a memoria. Purtroppo attualmente è difficile
percepire l’attenzione ai singoli termini e alle espressioni utilizzate. Una
sorta di uniformità mediocre domina incontrastata; dai giovani e agli adulti
gli strumenti informatici sono preminenti; manca un approccio personale anche
nella gestione del quotidiano. Ma soffermiamoci sulla silloge di Angela
Passarello A puntu strittu a puntu largu (Edizioni del Verri, Milano,
2024, pagine 114). Come non ricordare la maestra sarta, tutta indaffarata a
imbastire, spingendo col ditale e a insegnare l’arte del cucito? In quel a
puntu strittu a puntu largu si concentra un lavoro complesso che richiede
impegno e cura. Percepisco la metafora della nostra esistenza: un itinerario
che alterna varie fasi per raggiungere determinati obiettivi. La bellezza di
tante scene è però insidiata dalla natura umana, sovente, prepotente e malvagia:
il padrone molesta l’affascinante sottoposta, della bambina scomparsa resta
solo il “vestitino rosa” appeso al ramo secco “al confine del vento”. Sembra
quasi di trovarsi fuori dal mondo, solo abitato dal vento, testimone di tanto
dolore. Il vento, inoltre, diviene un simbolo della forza della natura che
mette in luce la fragilità umana. Anche gli animali soffrono: le lumache
destinate alla mensa degli uomini, le mucche, il maiale, i capretti uccisi con
violenza per allietare le nostre tavole imbandite. Le tradizioni si impongono
per continuare un modello di comportamento radicato da secoli. Ma l’autrice
riesce sempre a comunicare un messaggio positivo, suscitando il desiderio di
riscoprire quei valori che la natura ci insegna, accettando tante contraddizioni
con la clausola di rispettare la terra che ci ha cresciuti. Di notevole valore
le scelte lessicali e sintattiche, aderenti al contesto, la metrica rigorosa e
il ritmo ben calibrato.