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domenica 22 marzo 2026

A PUNTU STRITTU
di Mariacristina Pianta


 
 
Mi ha colpito la nota critica alla raccolta poetica dal titolo La casa senza tempo di Alessandro Quasimodo, che sottolinea come l'uso del dialetto siciliano favorisca la conoscenza precisa di un contesto specifico. Tutto scorre in una dimensione apparentemente fuori dal tempo e dallo spazio, ma, se riflettiamo, ogni elemento è calato invece nella realtà. L’adesione alla vita quotidiana si coglie nell'utilizzo della lingua madre, che si presta ad esprimere un mondo amato e familiare. Le parole si trasformano nelle immagini di luoghi, oggetti, persone e animali. Ed ecco davanti a noi il lattaio che recitava Rosa fresca aulentissima, un testo che riporta alla corte di Federico II, alla stesura delle leggi melfitane e agli strumenti di seduzione adottati dagli uomini per soddisfare i loro desideri. Ed era un piacere ascoltare quei versi imparati a memoria. Purtroppo attualmente è difficile percepire l’attenzione ai singoli termini e alle espressioni utilizzate. Una sorta di uniformità mediocre domina incontrastata; dai giovani e agli adulti gli strumenti informatici sono preminenti; manca un approccio personale anche nella gestione del quotidiano. Ma soffermiamoci sulla silloge di Angela Passarello A puntu strittu a puntu largu (Edizioni del Verri, Milano, 2024, pagine 114). Come non ricordare la maestra sarta, tutta indaffarata a imbastire, spingendo col ditale e a insegnare l’arte del cucito? In quel a puntu strittu a puntu largu si concentra un lavoro complesso che richiede impegno e cura. Percepisco la metafora della nostra esistenza: un itinerario che alterna varie fasi per raggiungere determinati obiettivi. La bellezza di tante scene è però insidiata dalla natura umana, sovente, prepotente e malvagia: il padrone molesta l’affascinante sottoposta, della bambina scomparsa resta solo il “vestitino rosa” appeso al ramo secco “al confine del vento”. Sembra quasi di trovarsi fuori dal mondo, solo abitato dal vento, testimone di tanto dolore. Il vento, inoltre, diviene un simbolo della forza della natura che mette in luce la fragilità umana. Anche gli animali soffrono: le lumache destinate alla mensa degli uomini, le mucche, il maiale, i capretti uccisi con violenza per allietare le nostre tavole imbandite. Le tradizioni si impongono per continuare un modello di comportamento radicato da secoli. Ma l’autrice riesce sempre a comunicare un messaggio positivo, suscitando il desiderio di riscoprire quei valori che la natura ci insegna, accettando tante contraddizioni con la clausola di rispettare la terra che ci ha cresciuti. Di notevole valore le scelte lessicali e sintattiche, aderenti al contesto, la metrica rigorosa e il ritmo ben calibrato.