Assediati dalle immagini e dalle notizie
terribili di guerre e crudeltà che stanno devastando l’umanità e il nostro
pianeta, cerchiamo un raggio di luce e speranza. Almeno per un giorno! Quel
ventuno di marzo, che ogni anno ci raggiunge con dolcezza. Le notti scure e
invernali svaniscono, il gelo mattutino comincia a diventare rugiadoso, e il
sole si insinua, ogni giorno, più in alto nel cielo. Lasciandoci alle spalle i
rigori dell’inverno, celebriamo i primi squilli di questa tiepida e rigenerante
luce con le note immortali dell’arte, della musica, della poesia. Immaginiamo,
allora, di essere là, in una delle sale degli Uffizi a Firenze, davanti alla”
Primavera” di Sandro Botticelli, portando con noi il ricordo della nostra amata
terra di Puglia che è in fiore, nello stesso momento. Il mese di marzo è il periodo della
fioritura: i campi si vestono con colori vivaci sulle erbe e sui rami degli
alberi di mandorlo e ciliegio. I paesaggi si trasformano in un dipinto vivente,
offrendo uno spettacolo cromatico unico che fa sognare e riempie il cuore di
gioia. Girovagando nella meravigliosa campagna pugliese, scopri la
natura che si risveglia: è il clima mite che fa sbocciare la campagna.
Troverai una moltitudine di fiori ad aspettarti, diversi gli uni dagli altri in
forma, colore e profumo e tutto questo ti permetterà di entrare in un sogno
affascinante. Intanto noi però siamo
ancora davanti a Botticelli e alla sua grande tela. Prima di fare un passo in avanti, per
scavalcare la cornice ed entrare nel quadro, ripensiamo a come, nel lontano
passato, l’uomo ha celebrato il ritorno della primavera sulla terra e possiamo
farlo ascoltando il famoso brano musicale “Le Sacre Du Printemps”, il balletto
composto da Igor Stravinsky.
Ambientato nella Russia pagana, la colonna sonora si basa quasi interamente su
frammenti di nove canti popolari russi tradizionali. La musica è fortemente
dissonante e ritmicamente aggressiva, capace di creare un mondo sonoro che
evoca, nelle intenzioni dell’autore lo spettacolo di un grande rito sacro
pagano: i vecchi saggi, seduti in cerchio, osservano la danza di una vergine,
per propiziarsi il Dio della primavera. Risalendo oltre la civiltà dell'uomo
moderno, distruggendo l'ordine delle forme tradizionali, Stravinsky ha voluto
ricreare un modo barbarico e primitivo, in un clima rituale con tutta la
potenza e la ricchezza delle espressioni.
E ancora: man mano che, affascinati,
ci prepariamo a fare il “grande salto” per dire “Bentornata Primavera”, altra
musica, altra melodia ci raggiunge e ci incanta. È il
famoso Concerto di Vivaldi
“La Primavera” da “Le
quattro stagioni” che, in tre movimenti, descrive tre
momenti della stagione: il canto degli uccelli (allegro), il riposo del pastore
con il suo cane (largo) e la danza finale (allegro). In effetti, Vivaldi con
quest’opera ha fornito uno dei primissimi esempi di musica a
programma, cioè di composizioni a carattere prettamente descrittivo. La
composizione si ispira a un sonetto. (L’allegro) Giunt’è la primavera e festosetti / la saluta gli augei con lieto canto,
/ e i fonti allo spirar de’ zefiretti / con dolce mormorio scorrono intanto. /
Vengon coprendo la aer di nero ammanto / e lampi e tuoni ad annunziarla
eletti;/ indi, tacendo questi, gli augelletti / tornano di nuovo al lor canoro
incanto. (Largo) E quindi sul fiorito
ameno prato / al caro mormorio di fronde e piante / dorme l’caprar col fido can
a lato. (L’allegro finale) Di
pastoral zampogna al suon festante / danzan ninfe e pastor nel tetto amato / di
Primavera all’apparire brillante”.
Ascoltate, allora, come la musica segua,
passo passo, l’andamento della poesia ed imita, con grande forza suggestiva, i
singoli episodi: il canto degli uccelli, il temporale, la danza finale.
L’intenzione descrittiva arriva fino ai dettagli più secondari, come, ad
esempio, nel largo centrale, quando la linea del violino indica il capraro che
dorme, quello dei violini dell’orchestra il mormorio delle fronde delle piante
e quello delle viole il cane che grida. Ecco, questo è il momento di entrare
nel quadro di Sandro Botticelli. Ci faremo anche qui accompagnare dalla musica
che esalta la Primavera: la “Sinfonia n. 1 di Schumann” o “l’Idylle du
Primtemps” di Delius o la “Sonata n 5 per pianoforte e violino” di Beethoven.
L’immagine si materializza nella cornice fiorita di un prato primaverile alla
penombra di un boschetto di aranci e disseminato di erbe e piante e fiori di
ogni specie. Al di là dell'aranceto (perché di questo si tratta), scandito
dalle fette verticali degli alberi, lo spazio è delineato da una siepe di
mirto, tagliata in controluce alle spalle del personaggio centrale. È la figura
femminile, bianco vestita, che avanza con il capo velato e il corpo
parzialmente avvolto in un mantello vermiglio, elegantemente drappeggiato sul
braccio destro e trattenuto col sinistro al di sotto del ventre; mentre le
gambe accennano con un movimento di danza il lieve incedere.
Librato in volo,
sulla testa di Venere- Primavera, Cupido, il capo bendato, il corpo alato, si
appresta a scagliare una freccia ardente in direzione della più esterna delle
Grazie che, più a sinistra. unisce le proprie mani con quelle delle compagne, intrecciandole
in una danza circolare.Il vento si ingorga nei veli delle
vesti, scotendole, frastagliandole, increspandole, arricciandole, aderendo ai
corpi delle tre Grazie. Eglie, Eufronesis e Thalia si tengono per mano, e
danzano ridendo, sincere, incorruttibili, tangibili con i benefici morali che
le giovani rappresentano. Sui lati, un giovano nudo insegue e cerca di
trattenere una bellissima ninfa, mentre, sull'estrema sinistra, coperto solo di
un mantello rosso, Mercurio, messo a guardia del Sacro Bosco, con la destra
alza il proprio caduceo per disperdere le nuvole, che non devono turbare l’eterna
primavera del giardino.
E, infine, sulla metà a destra, ecco anche una giovane
donna sorridente che avanza, con passo deciso, verso il centro della
composizione, le vesti scompaginate in un turbinio di stoffe e di petali, la
tunica gremita di fiori, di varie specie, con ghirlande di rose e mirto strette
sul collo, intorno alla vita, un lembo della veste sollevato a formare una
conca colma di boccioli di rosa. Da quella conca attinge e sparge, sul proprio
cammino, alcuni dei boccioli che, caduti sulla via, già fioriscono in ordine
sparso sul terreno intorno alla figura della Primavera: è Flora, la dea della
giovinezza, della fioritura, patrona dei lavori agricoli e protettrice della
fertilità femminile. E noi? Noi, come ogni anno, il ventun di marzo, immersi in
questo incanto, grati per essere ancora in questo mondo anche di Bellezza,
salutiamo la dolce figura che ci viene a trovare e le diciamo di cuore:
“Bentornata Primavera!”