Carme ipogeo Mario Marchisio (Torino,
1953) è laureato in legge, con studi letterari e teologici capillari; presenta
la raccolta Carme ipogeo (Landolfi Ed. 2025 € 12) un’opera che va
considerata da molti punti di vista, non solo per come si presenta attraverso
una copertina/saio bianco su cui spicca l’immagine della sua poesia-testimone
chiave di quello che vuole comunicare. Non è difficile interpretare ordalia
come una “pittura” nel suo insieme, creata dal gesto grafico: i primi 2 versi
descrittivi di una realtà immanente, ma nel terzo incomincia a emergere la
parte inquietante: il sole irride l’asfalto e il demoniaco appare stringendo al
collo il guinzaglio. Fin qui il rigo è aderente: non c’è spinta al movimento da
parte dell’autore. L’ordalia è storicamente e a tutti gli effetti il giudizio
di Dio richiesto in vertenze giuridiche che non si potevano o non si volevano
regolare con mezzi umani. Era praticato dai popoli germanici dell’Alto Medioevo
in varie forme: duello, prova del fuoco, dell’acqua, della croce, ecc. L’ordalia
è, nella mentalità primitiva, il diritto fuso con la religione, nel quale la
divinità stessa - invocata direttamente dall’imputato o dal sacerdote - emette
la sentenza attraverso una prova: se riesce favorevole testimonia la sua
innocenza, in caso contrario afferma inappellabilmente la sua reità. In tutti
questi casi l’ordalia compie la medesima funzione dell’oracolo. Nella seconda
parte della poesia, inizia il movimento, la creazione, il salto dall’inconscio
verso la realtà, dove il titolo della poesia prende il suo significato, perché
lo svelarsi dell’ordalia non resta sospeso nel vuoto, ma si condensa nella
materia cerebrale, non un semplice miraggio. Così nell’avvicinarsi del
grande salto l’autore tiene gli occhi ben aperti perché vuole essere
attivo e non subire incoscientemente il destino. Ecco che la scrittura prende
un altro modo di comunicare: il rigo non è più aderente perché il bisogno di
affrontare l’evento con dignità gli impone saggezza. Il canto è sepolcrale
perché l’ipogeo (hypógheios) è un luogo sotterraneo, scavato nella terra
dove morte e nascita hanno il loro inizio e fine. È un luogo che viene vissuto
dall’autore con curiosità: tutte le lettere che si allungano sotto il rigo sono
ampie e tondeggianti e possono contenere il concetto dell’Oltre senza
annichilirsi, anche se il sostrato può essere lugubre. Avevo inteso/Che non
era soltanto/Un lungo attendere la morte /Vivere/Tenevo appeso/Alla
cintura il giorno, alla memoria/Labile/Quasi me stesso e il mondo. (Guado,
pag.76). Ma ritornando al gesto
grafico, è maschile nel penetrare l’ambiente, femminile nel percepirne i
colori, le sfumature: determinato e rapido nella scelta dei mezzi, creativo nel
trovare situazioni diverse a problemi simili. Da un intellettuale pragmatico
come Marchisio è strano veder uscire tra le sue poesie figure angeliche; ma
considerata l’ampiezza della sua cultura, angeli e demoni navigano felicemente
tra un verso e l’altro. Il sangue domina la prima sezione della raccolta,
sangue sparso dai violenti, sangue che si rinsecchisce nelle vene dopo che il
cadavere si raffredda, sangue auspicato dalla creatura che opera costantemente
per il male degli uomini: il diavolo. Lucifero, Arcano dei Tarocchi, in persona
e in effigie, Satana. Satana gode come un pazzo nel constatare come
l’ipocrisia umana, mentre si firma per la pace, prepara massacri sempre più
terribili. È un diavolo in doppiopetto, politico oggi si direbbe da premio
Nobel, quello che partecipa alla conferenza di Ginevra e, come succede anche
oggi e sempre succederà, l’inchiostro con cui si firmano i trattati ha la
composizione chimica del sangue. E dico: la guerra è
finita, finita per sempre/Solo il Giappone si ostina, ma certo/ Prevarrà la
ragione, il buon senso. Che gioia/Nel sentirli tutti d’accordo, avvinti!/Con
l’occhio interno contemplo lo sfacelo/D’Hiroshima e anche l’altro. (Satana in Svizzera,
Agosto 1945). Perché possedere una copia
della raccolta e soprattutto perché leggerla, rileggerla, assaporarla
lentamente. Perché riserva sorprese interessanti a più livelli. Perché è un
susseguirsi di immagini intime che ci appartengono. Perché è un viaggio
nell’inconscio dove ogni pagina è una scheggia di uno specchio spezzato. Perché
è un testo che ci offre variazioni sul tema della vita morte uniche, senza
suscitare angoscia o inquietudine.