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domenica 15 marzo 2026

BIBLIOTECA
di Chicca Morone



 
Carme ipogeo
 
Mario Marchisio (Torino, 1953) è laureato in legge, con studi letterari e teologici capillari; presenta la raccolta Carme ipogeo (Landolfi Ed. 2025 € 12) un’opera che va considerata da molti punti di vista, non solo per come si presenta attraverso una copertina/saio bianco su cui spicca l’immagine della sua poesia-testimone chiave di quello che vuole comunicare. Non è difficile interpretare ordalia come una “pittura” nel suo insieme, creata dal gesto grafico: i primi 2 versi descrittivi di una realtà immanente, ma nel terzo incomincia a emergere la parte inquietante: il sole irride l’asfalto e il demoniaco appare stringendo al collo il guinzaglio. Fin qui il rigo è aderente: non c’è spinta al movimento da parte dell’autore. L’ordalia è storicamente e a tutti gli effetti il giudizio di Dio richiesto in vertenze giuridiche che non si potevano o non si volevano regolare con mezzi umani. Era praticato dai popoli germanici dell’Alto Medioevo in varie forme: duello, prova del fuoco, dell’acqua, della croce, ecc. L’ordalia è, nella mentalità primitiva, il diritto fuso con la religione, nel quale la divinità stessa - invocata direttamente dall’imputato o dal sacerdote - emette la sentenza attraverso una prova: se riesce favorevole testimonia la sua innocenza, in caso contrario afferma inappellabilmente la sua reità. In tutti questi casi l’ordalia compie la medesima funzione dell’oracolo. Nella seconda parte della poesia, inizia il movimento, la creazione, il salto dall’inconscio verso la realtà, dove il titolo della poesia prende il suo significato, perché lo svelarsi dell’ordalia non resta sospeso nel vuoto, ma si condensa nella materia cerebrale, non un semplice miraggio.
Così nell’avvicinarsi del grande salto l’autore tiene gli occhi ben aperti perché vuole essere attivo e non subire incoscientemente il destino. Ecco che la scrittura prende un altro modo di comunicare: il rigo non è più aderente perché il bisogno di affrontare l’evento con dignità gli impone saggezza. Il canto è sepolcrale perché l’ipogeo (hypógheios) è un luogo sotterraneo, scavato nella terra dove morte e nascita hanno il loro inizio e fine. È un luogo che viene vissuto dall’autore con curiosità: tutte le lettere che si allungano sotto il rigo sono ampie e tondeggianti e possono contenere il concetto dell’Oltre senza annichilirsi, anche se il sostrato può essere lugubre. Avevo inteso/Che non era soltanto/Un lungo attendere la morte /Vivere/ Tenevo appeso/Alla cintura il giorno, alla memoria/Labile/Quasi me stesso e il mondo. (Guado, pag.76).
Ma ritornando al gesto grafico, è maschile nel penetrare l’ambiente, femminile nel percepirne i colori, le sfumature: determinato e rapido nella scelta dei mezzi, creativo nel trovare situazioni diverse a problemi simili. Da un intellettuale pragmatico come Marchisio è strano veder uscire tra le sue poesie figure angeliche; ma considerata l’ampiezza della sua cultura, angeli e demoni navigano felicemente tra un verso e l’altro. Il sangue domina la prima sezione della raccolta, sangue sparso dai violenti, sangue che si rinsecchisce nelle vene dopo che il cadavere si raffredda, sangue auspicato dalla creatura che opera costantemente per il male degli uomini: il diavolo. Lucifero, Arcano dei Tarocchi, in persona e in effigie, Satana.  Satana gode come un pazzo nel constatare come l’ipocrisia umana, mentre si firma per la pace, prepara massacri sempre più terribili. È un diavolo in doppiopetto, politico oggi si direbbe da premio Nobel, quello che partecipa alla conferenza di Ginevra e, come succede anche oggi e sempre succederà, l’inchiostro con cui si firmano i trattati ha la composizione chimica del sangue.
E dico: la guerra è finita, finita per sempre/Solo il Giappone si ostina, ma certo/ Prevarrà la ragione, il buon senso. Che gioia/Nel sentirli tutti d’accordo, avvinti!/Con l’occhio interno contemplo lo sfacelo/D’Hiroshima e anche l’altro. 
(Satana in Svizzera, Agosto 1945).
Perché possedere una copia della raccolta e soprattutto perché leggerla, rileggerla, assaporarla lentamente. Perché riserva sorprese interessanti a più livelli. Perché è un susseguirsi di immagini intime che ci appartengono. Perché è un viaggio nell’inconscio dove ogni pagina è una scheggia di uno specchio spezzato. Perché è un testo che ci offre variazioni sul tema della vita morte uniche, senza suscitare angoscia o inquietudine.