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domenica 29 marzo 2026

BIBLIOTECA
di Giuseppe Carlo Airaghi




 
Canti non identificati di Angelo Airò Farulla (ChiareVoci edizioni, 2026, pagine 208) è un libro che si presenta come un attraversamento poetico tra visione cosmica e cronaca terrestre. Mescola metafisica, lessico scientifico e immaginario ufologico in una struttura volutamente discontinua.
Il testo centrale, Canto all’equatore, assume la forma di un poema di viaggio che dialoga con la tradizione epico-visionaria italiana, ma la trasporta in un paesaggio contaminato: mari di idrocarburi, microplastiche e residui del progresso convivono con mitologie scientifiche. La lingua alterna registri alti e inserti tecnico-scientifici. Con la sezione Cronache il tono diventa più documentario, raccogliendo episodi legati all’immaginario ufologico del Novecento italiano, trattato come una vera mitologia collettiva. L’ignoto e il bisogno umano di nominare il mistero diventano strumenti di indagine sulla realtà. Nelle sezioni successive, tra Addenda e Apocrifi, la scrittura si moltiplica in registri e maschere con invocazione religiosa, speculazione cosmologica e riflessione sull’epoca digitale. Il lessico scientifico convive con elementi liturgici, creando un cortocircuito linguistico che è la cifra dell’opera.
In controluce emerge una forte componente ecologica e antropologica: il mondo inquinato e i resti della civiltà diventano tracce di una presenza umana destinata a estinguersi, ma ancora capace di produrre canto.
Il libro si configura così come un poema-costellazione: un insieme di frammenti che orbitano attorno a grandi temi offrendo un’esperienza poetica stratificata, sospesa tra tradizione e nervosismi linguistici contemporanei.