Si intitola
proprio così, Un uomo che sapeva vedere (Ronzani editore, 2026, pagine
376) l’autobiografia a quattro mani dedicata a un personaggio straordinario sul
piano sia professionale che umano e morale, curata da Vincenzo Guarracino. “Stilista
del tessuto”, come era stato definito, Giuseppe Menta, uomo di talento e straordinarie
doti artistiche, capace di intuire oltre il visibile per trovare forme di
bellezza sempre nuova, è tutto in
un aneddoto, raccontato dalla moglie Engracia: “Una volta, dopo avere preparato per
suo figlio Giovanni il panino da portare a scuola, era rimasto incantato delle
macchie di unto del tovagliolo che l’avvolgeva, e ne aveva colto lo spunto per
fare poi dei disegni spontanei e meravigliosi”.Con questa
capacità, Menta (Cremona 1937- Como 2024) ha realizzato un patrimonio di
immagini per tessuti, ammirato e utilizzato da aziende (Bordogna, Max Mara,
Pinto) e sarti dell’alta moda (Yves Saint Laurent, Versace, Armani), che resta
per le generazioni avvenire, oltre al fatto di aver dato vita dal 1974 ad una
propria azienda, dalle connotazioni pionieristiche, varando un marchio
ecologico “MentaVesteNatura”, improntato sulla produzione di stoffe dai colori
naturali non inquinanti. Fedele al principio espresso nelle parole di un autore
a lui molto caro, ossia Cesare Pavese, che il bello della vita è saper “cominciare,
sempre, ad ogni istante”,negli ultimi anni si era dedicato anche alla creazione
di gioielli che aveva riscosso successo e consensi, oltre che alla ideazione e
realizzazione di “progetti “ di opere pittoriche, “capricci”, sperimentando
forme nuove e impensate di eterea leggerezza e freschezza rappresentativa, in
una maniera che si accosta a certe intuizioni di Joseph Beuys: saggiando le
potenzialità del colore di farsi forma e materia lasciandolo lievitare e
accumulare su supporti riflettenti e vibratili, al di fuori di qualsiasi
intento decorativo e di ogni riferimento figurale e naturalistico.