BREVE VADEMECUM PER IL REFERENDUM
di Luigi Mazzella
Caro
Direttore di “Odissea” e cari destinatari delle mie mail non dite che repetita
stufant. Sul tema della separazione delle carriere ho immaginato questa
facile esemplificazione:
Tizio partecipa
a un concorso (di primo grado: dopo la laurea) bandito dalla
Amministrazione centrale dello Stato e lo vince: diventa impiegato pubblico e
assegnato a svolgere un’attività chiaramente amministrativa.
Caio fa
una scelta più ambiziosa: partecipa a un concorso per pochi posti
di difensore in giudizio e consulente legale dello Stato che prevede una
prova di primo (procuratore) e una di secondo grado (avvocato). I due
concorsi sono banditi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quando Caio
li vince: è assegnato, prima come procuratore, poi come avvocato a svolgere
attività di difesa e consulenza legale delle Amministrazioni dello Stato, in
materia civile (compresa la costituzione di parte civile nei processi penali) o
amministrativa. E ciò: o presso l’Avvocatura Generale o presso una delle
Avvocature Distrettuali.
Livio e Sempronio sono due amici, entrambi
laureati in Giurisprudenza che scelgono anche essi, come Tizio, di fare un
concorso di primo grado (dopo la laurea) bandito dal Ministro della Giustizia
per entrare in Magistratura. Entrambi, con molti altri candidati, lo vincono.
Livio è
assegnato al ramo dei giudici con il compito di decidere chi, nella lite, abbia
ragione e chi torto.
Sempronio ha il compito degli avvocati dell’accusa, con
la funzione di rappresentare l’interesse alla punizione dei rei proprio della
sua amministrazione, deputata alla cura del settore della “giustizia”.
Or dunque, sul piano dei compiti e delle conseguenti
responsabilità, la situazione dei nostri quattro personaggi è la seguente:
Tizio che svolge un’attività amministrativa deve
garantire il buon funzionamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Essendo
un dipendente pubblico, il suo Ministro può essere tenuto, con l’istituto
dell’interpellanza parlamentare a dare spiegazioni alle Camere
elette circa l’atteggiamento tenuto da un suo organo su un determinato
fatto o una determinata situazione, se ritenuto illegittimo, non corretto, poco
ortodosso!
Caio, come
procuratore o avvocato dello Stato si trova in analoga situazione, con la sola
differenza che a rispondere al Parlamento per il suo operato è il Presidente
del Consiglio dei Ministri, nel cui ambito è collocata l’Avvocatura dello Stato
Livio che è assegnato a funzioni giudicanti è
soggetto soltanto alla legge (ovviamente come da lui interpretata) ed in nome
dell’indipendenza e dell’autonomia, necessarie per il suo delicato compito, non
v’è autorità che possa essere chiamata a rispondere del suo operato. Si tratta,
in altri termini, di una manifestazione palese di autocrazia assoluta
ritenuta essenziale e riconosciuta anche da ogni democrazia.
Sempronio, assegnato a compiti di mera “accusa” deve fare i
conti con il fatto che tale collocazione lo pone fuori dell’ordine
giurisdizionale: egli non ha il compito, come il giudice, di dicere
ius (da cui giurisdizione: iuris dictio) ma solo quello di
rappresentare l’esigenza di buona amministrazione che i rei siano sottoposti a
giudizio penale e, se del caso, condannati. Svolgendo compiti latamente
“amministrativi”, il Ministro della Giustizia che gli corrisponde lo
stipendio, dovrebbe rispondere in Parlamento per un suo operato
“aberrante” ed invece non è così. Allo stato, il Pubblico Ministero gode,
senza alcuna comprensibile e accettabile giustificazione della
stessa “autocrazia” del giudice (id est: non risponde per niente ed a
nessuno anche degli errori più madornali), del tutto assurda in un ordinamento
democratico, siede in udienza nell’alto scranno dei giudici (laddove dovrebbe
trovare posto, invece, nella parte bassa dell’emiciclo, accanto
a tutti gli altri avvocati portatori di istanze da sottoporre a giudizio), non
si riesce a tenere il conto dei suoi “svarioni” in questi anni
di deformata democrazia italiana (in nessun altro ordinamento civile l’accusa
ha la stessa posizione autocratica).
Et de hoc satis, anche se non c’è peggior
sordo di chi non vuol sentire e l’odio di cui si nutrono
abbondantemente religiosi devoti e politici fanatici, invasati delle due
ideologie contrapposte e ugualmente aberranti, trasformerà un’occasione utile
per migliorare una Costituzione (che non è affatto la migliore del mondo,
come hanno sempre pensato i “trinariciuti”) in una rissa da trivio tra persone
che non intendono ritirare il cervello dall’ammasso in cui l’hanno depositato!
