CHI INFRANGE LE LEGGI
DELLA NATURA di Zaccaria Gallo
Che cos’è
il neo capitalismo se non la massima espansione dell’egoismo dell’individuo? Ha
messo e mette l’uomo in un posto al di sopra delle cose, della vita, dei
sentimenti più profondi, e tutto il resto è sotto di lui, creando una
scissione, una frattura allucinante, per esempio con la natura. Eppure noi
siamo totalmente parte della natura e siamo, di essa, la specie potenzialmente
più evoluta, che ha la in sé la capacità di sviluppare la consapevolezza di ciò
che determina gli equilibri della Terra e delle sue leggi. Le altre specie non
hanno questa possibilità e quindi fanno parte dell’inconscio movimento della
natura. Noi siamo vita “consapevole”, che può costruire le relazioni con altre specie,
attraverso equilibri basati sull’esperienza dell’amore. Invece stiamo vivendo
l’esperienza del disequilibrio che il neocapitalismo sta creando: uno
psicopatico approccio verso tutta la natura, dall’ambiente, agli animali, alle
piante, alle acque e all’aria del pianeta. E allora che cosa possiamo e dovremmo
fare per riportare la nostra umanità al posto che le spetta per la salvezza
della vita sulla Terra?
Risvegliare la percezione della “unità della vita”, in
sostanza, risvegliare l’amore e il rispetto per ogni forma di vita dalla più
grande alla più piccola. Guardare ogni animale, ogni albero, ogni pianta, ogni
fiore, come un essere dotato dell’essenza che unisce noi uomini a ognuno di
loro: il soffio della vita. L’anima, sì! L’anima!
Un cinghiale, durante una
nostra passeggiata sulle Murgia ci passa davanti? Un’orsa, con i suoi piccoli,
si aggira per le strade di un paese di montagna? Quell’albero potrebbe cadere
da un momento all’altro? Che fare? Nell’antichità si intentavano processi ai
bruchi se, sconfinando dai loro siti, rubavano la frutta ai contadini o, per
cause fortuite, qualcuno rimaneva ucciso da un bue o da un maiale. I corvi
erano da eliminare. I gatti neri da catturare e bruciare sul rogo. E oggi? Il
rapporto dell’uomo con gli animali è cambiato? Quante specie viventi si stanno
estinguendo per sempre ogni giorno? È vero: l’uomo non li trascina più in
giudizio, e non commina pene di morte “evidenti”, dopo iniquo processo (salvo
magari per alcune orse), ma usa la tecnologia. I cervi attraversano la strada?
Si installano luci speciali per incutere loro paura. Il laser? Può essere
utilizzato per allontanare uccelli da postazioni civili e militari. E
sterminare lucciole e farfalle con i diserbanti nei campi. Gli animali, gli
alberi, ogni fiore, dalla rosa all’insignificante calendula, non infrangono le
leggi della natura. Né quelle umane. Fanno semplicemente quello che devono
fare. Siamo noi a creare una guerra verso questi esseri che non sanno che cosa
sia la guerra. La loro domanda è semplice: ci chiedono di dar vita assieme a
loro a una indulgente compresenza.
Al momento, ahimè, mentre scrivo, col cuore,
queste note, mi sto rendendo conto che questa è una speranza legata, forse, a
una romantica utopia: può cambiare atteggiamento un uomo che, prima ancora di
riconoscere la presenza di una anima dotata di sentimenti, ricordi, speranze,
vita, in un altro essere umano di pelle diversa, dovrebbe riconoscere le stesse
cose presenti in altri esseri viventi? Se ancora ci sono delle persone che
abbandonano il cane, con cui hanno condiviso anni di esistenza, o non danno
loro quella semplice carezza che chiedono, ho paura che ne dobbiamo fare molta
di strada ancora. Eppure amare gli animali, gli alberi, i semplici fiori di un
prato, dovremmo sentirlo come un dovere, perché loro ci danno tutto senza
pretendere niente, perché sono eterni bambini, perché non sanno che cosa sia
l’odio, perché non conoscono l’invidia, la gelosia e il rancore, perché di
fronte al potere dell’uomo sono indifesi, perché si accontentano di un posto
dove ripararsi dal freddo, perché con uno sguardo o un colore o un
profumo,ci fanno capire la purezza del
loro cuore, perché senza proferire una sola parola sanno dare un amore vero e
profondo.