Lo sterminio
premeditato della famiglia dell’Ayatollah Khāmeneī, (lui, la figlia, il genero
e una nipote) e lo scatenamento dell’offensiva terroristica aerea e
missilistica contro l’Iran, chiamata “il ruggito del leone”, segna la fine
dell’ordine pubblico mondiale. Non era un ordine giusto né pacifico, ma aveva
un suo alibi nel diritto internazionale che Trump, alla vigilia delle sue
aggressioni, aveva dichiarato decaduto, bastandogli la regola della propria
presunta etica ed onnipotenza. Era un ordine pubblico che comunque obbediva a
una prassi condivisa in quanto, si trattasse di democrazie o autocrazie, era
pur sempre risultante da un rapporto tra governi e Stati di cui si poteva
supporre ancora una certa ragione, fosse pure la ragion di Stato. Esso viene ora sostituito da un ordine in
cui chi decide della vita e della morte di popoli interi e dei rischi per il
mondo sono da un lato un potere tradizionale come quello russo, dall’altro sono
due assassini seriali, uno dei quali, Trump, agisce a titolo personale senza
alcun controllo del Congresso e neanche consenso dei suoi stessi seguaci, e
l’altro, Netanyahu, sulla spinta di una intenzione di debellare l’Iran
personalmente perseguita da quarant’anni, come lui stesso ha detto, e con
l’ausilio di spie e di Servizi segreti. E che ciò sia avvenuto di sorpresa e
con l’inganno, approfittando di negoziati di pace in corso e di una conclamata
propensione all’accordo, toglie dignità ai loro due Paesi. Ciò è tanto più
grave per Israele, perché a differenza degli Stati Uniti la cui invulnerabilità
è garantita da un esercito quale non si era mai visto al mondo e che secondo l’
apologetica trumpiana sarebbe invincibile, l’incolumità e la sussistenza di
Israele dipendono in gran parte dal consenso e dalla solidarietà di tutto il
mondo, per la considerazione ammirata di cui gode l’intero popolo ebraico anche
come riparazione dell’orribile genocidio di cui è stato vittima ad opera di un
mondo europeo “civilizzato” e razzista. L’ordine pubblico mondiale che viene
così compromesso è sostituito dall’arbitrio di due o tre sole persone che usano
un potere incontrollato, come l’uomo dell’“anomia”, il senza umanità e senza
legge di cui san Paolo parlava a quelli di Salonicco. E le guerre si fanno non
più per qualche conquista, ma per cambiare il regime politico, “regime change”,
dovunque un ordinamento politico al potente di turno non sia gradito. E a noi
che cosa resta da fare? Continuare a lottare perché ogni nazione possa avere
ordinamenti di libertà, di pluralismo e di pace, così da non offrire più
pretesti ai potenti per decapitare, affamare, e uccidere i popoli.