FROTTOLE
di Angelo Gaccione

Bartolomeo Tromboncino
“Per dolor mi bagno il viso / e
sospir m’esce dal core; / né trovo pace né riposo / nel servire a questo amore.
/ Crudel sorte e duro affanno, / che m’ha posto in tal tormento; / se pietà non
trovo in lei, / moro certo in tal lamento”. A leggerli così questi versi vi farebbero
dire senza esitazione che si tratta di versi amorosi. Versi di un poeta della tradizione
petrarchesca tutto sospiri e tutto affanni. Non sbagliereste. Si tratta di
versi, naturalmente, ed il suo autore è il veronese Bartolomeo Tromboncino. Lo
si può trovare identificato anche con le varianti venete di Trombencin e
Trombonzin: di lui conosciamo più o meno l’anno di nascita (1470 circa), ma
restano incerti il luogo dove si è spento (più probabilmente Venezia) e l’anno
di morte: dopo il 1535 dicono genericamente le fonti. Tromboncino era
prevalentemente un liutista e compositore e con questo mestiere si guadagnava
da vivere. I versi gli servivano per essere messi in musica e cantati. A volte
se li scrive, a volte li prende dai poeti dei secoli precedenti: Petrarca in
particolare. I versi che avete letti in apertura di questo scritto appartengono
al genere musicale letterario delle frottole. Le frottole anticiparono
il madrigale cinquecentesco, e Tromboncino ne fu un assiduo creatore.
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| Bartolomeo Tromboncino |

Frans Hals
Giovane suonatore di liuto
Alla corte mantovana di Francesco Gonzaga e sotto la benevolenza di Isabella d’Este e del suo
cenacolo intellettuale, i versi e le musiche di Tromboncino poterono
prosperare. Purtroppo, per
una tragica beffa del destino, l’autore degli accorati versi amorosi “Fa
bona guardia, Amore”, ammazzerà la sua amata musa, la moglie
Antonia, sorpresa con l’amante. Questa lunga digressione mi è stata suggerita
da un recente concerto in cui frottole, madrigali, chanson e fantasie
rinascimentali sono stati protagonisti in un luogo molto pertinente, il
Castello Sforzesco di Milano. Ma perché si è dato il nome di frottola a
questa forma musicale? Per noi la parola rimanda a qualcosa di negativo: alla
bugia, alla fandonia, allo scherzo, al paradosso. Leggendo i versi con il
sentimento e lo sguardo di un uomo contemporaneo, noi ne avvertiamo
l’esagerazione, poco inclini come siamo all’esaltato romanticismo di secoli
così lontani. Le tragiche e sanguinarie vicende del teatro shakespeariano
insegnano. Ma forse ne erano consapevoli anche loro, dal momento che il
corteggiamento e la seduzione presuppongono una robusta dose di frottole,
di bugie, di inganni, di scherzi, di esagerazioni. E allora meglio non
prenderlo troppo sul serio l’amore.
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| Frans Hals Giovane suonatore di liuto |