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domenica 22 marzo 2026

FROTTOLE
di Angelo Gaccione


Bartolomeo Tromboncino


Per dolor mi bagno il viso / e sospir m’esce dal core; / né trovo pace né riposo / nel servire a questo amore. / Crudel sorte e duro affanno, / che m’ha posto in tal tormento; / se pietà non trovo in lei, / moro certo in tal lamento.  A leggerli così questi versi vi farebbero dire senza esitazione che si tratta di versi amorosi. Versi di un poeta della tradizione petrarchesca tutto sospiri e tutto affanni. Non sbagliereste. Si tratta di versi, naturalmente, ed il suo autore è il veronese Bartolomeo Tromboncino. Lo si può trovare identificato anche con le varianti venete di Trombencin e Trombonzin: di lui conosciamo più o meno l’anno di nascita (1470 circa), ma restano incerti il luogo dove si è spento (più probabilmente Venezia) e l’anno di morte: dopo il 1535 dicono genericamente le fonti. Tromboncino era prevalentemente un liutista e compositore e con questo mestiere si guadagnava da vivere. I versi gli servivano per essere messi in musica e cantati. A volte se li scrive, a volte li prende dai poeti dei secoli precedenti: Petrarca in particolare. I versi che avete letti in apertura di questo scritto appartengono al genere musicale letterario delle frottole. Le frottole anticiparono il madrigale cinquecentesco, e Tromboncino ne fu un assiduo creatore.


Frans Hals
Giovane suonatore di liuto
 
Alla corte mantovana di Francesco Gonzaga e sotto la benevolenza di Isabella d’Este e del suo cenacolo intellettuale, i versi e le musiche di Tromboncino poterono prosperare. Purtroppo, per una tragica beffa del destino, l’autore degli accorati versi amorosi “Fa bona guardia, Amore”, ammazzerà la sua amata musa, la moglie Antonia, sorpresa con l’amante. Questa lunga digressione mi è stata suggerita da un recente concerto in cui frottole, madrigali, chanson e fantasie rinascimentali sono stati protagonisti in un luogo molto pertinente, il Castello Sforzesco di Milano. Ma perché si è dato il nome di frottola a questa forma musicale? Per noi la parola rimanda a qualcosa di negativo: alla bugia, alla fandonia, allo scherzo, al paradosso. Leggendo i versi con il sentimento e lo sguardo di un uomo contemporaneo, noi ne avvertiamo l’esagerazione, poco inclini come siamo all’esaltato romanticismo di secoli così lontani. Le tragiche e sanguinarie vicende del teatro shakespeariano insegnano. Ma forse ne erano consapevoli anche loro, dal momento che il corteggiamento e la seduzione presuppongono una robusta dose di frottole, di bugie, di inganni, di scherzi, di esagerazioni. E allora meglio non prenderlo troppo sul serio l’amore.