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venerdì 6 marzo 2026

I LUOGHI DEL SILENZIO
di Angelo Gaccione


 
Riflettevo, giorni fa, sul fatto che non ci è possibile, a noi costretti a vivere in ambienti così affollati, rumorosi ed antropizzati, quali sono diventate le grandi e medie città, fare una passeggiata quotidiana in piena tranquillità e raccolti in noi stessi, in un luogo di silenzio. Il luogo del pensiero è necessariamente un luogo del silenzio. Meditare presuppone silenzio, sentire profondamente presuppone silenzio, interrogare il proprio cuore presuppone silenzio. “Ti condurrò in un luogo solitario e parlerò al tuo cuore”. Questa frase, liberamente adattata da due versetti del profeta Osea (vv. 2,16), è incisa su una pietra ai piedi della Sacra di San Michele, stupenda abbazia romano-gotica della fine del Decimo secolo, che si erge imperiosa sul monte Pirchiriano all’imbocco della Val di Susa, avvolta in un silenzio maestoso e solenne. È lì che l’ho letta, ed è stato in questa abbazia dove alcuni anni fa avevo potuto pernottare in occasione di un importante convegno. Quel silenzio e quella quiete mi sono ritornati alla mente mentre di recente seguivo un programma televisivo. I colori struggenti di un incipiente stupendo autunno, la luce rada che rami e foglie filtravano e attutivano rendendola ancora più calda e avvolgente, gli impasti della terra, il frusciare del vento, i morbidi passi di un uomo solo che procedeva lento e in silenzio nell’intrico di vegetazione lungo uno stretto passaggio delimitato da possenti filari di alberi dai tronchi giganteschi… era un bosco. Era un bosco e gli unici echi che si potevano udire erano i suoi passi, il leggerissimo toc di una pigna ormai secca che staccatasi cadeva sul tappeto di foglie, il frullo di un volatile ogni tanto, nient’altro. Ragazzino, avevo potuto sentire anch’io tutta la vastità di quel silenzio e riempirmene l’anima; in quel bosco meraviglioso della Sila, con Bosco, nostro cane fedele che mi accompagnava e mi proteggeva. Dove a Milano mi sarei potuto fondere con tutto questo? Dove avrei potuto interrogare il mio cuore? E in questi parallelepipedi in cui siamo costretti a vivere inscatolati, come proteggerci da televisori sempre accesi, lavatrici che centrifugano notte e giorno, clacson sul corso, vibrazioni della Metropolitana che fendono le viscere della città, motori che digrignano come tigri, stridori di tram sui binari, sbattere di porte, ascensori perennemente attivi, mentre tu cerchi di dar vita a un verso, un verso silente di poesia che non eguaglierà mai quello di una cinciallegra.