Caro
Direttore, so che tu ospiti sotto la dizione: Voce dei lettori le
critiche agli articoli dei collaboratori di Odissea. Anche io ne sono stato
bersaglio. Ora vorrei passare dall’altra parte della “barricata” e dirti che
essendo membro di due Comitati del Sì (Vassalli e Barbera), pur evitando di
citare i miei titoli professionali che tu (ma non la moltitudine dei tuoi
lettori) ben conosci (Avvocato Generale dello Stato, Ministro per la Funzione
Pubblica, Vice Presidente della Corte Costituzionale) firmo sempre con il mio
nome e cognome ciò che scrivo, evitando di trincerare il mio pensiero dietro
paraventi, sigle, acronimi e così via. Mi avrebbe fatto, quindi, piacere
sapere chi è l’autore degli insegnamenti giuridici contenuti nell’articolo odierno
di “Libertà e Giustizia” per chiedergli da dove ha attinto la notizia della
modifica (immagino: costituzionale) della classica dottrina di Montesquieu sui
poteri dello Stato, sottraendo al Parlamento il controllo
dell’Esecutivo e attribuendolo, invece, al potere giudiziario, che
secondo i miei lontani studi aveva il compito di garantire la giustizia,
affermando chi aveva dalla sua parte il diritto. Caro
Direttore, vorrei anche chiederti di suggerire ai tuoi collaboratori che
si occupano del tema referendario di astenersi da livorosi attacchi politici
perché il problema in discussione è tecnico e mal si presta, senza
ingenue forzature, a utilizzazioni di comodo. Tu sai che non
condivido nessuna (ripeto: nessuna) delle
posizioni politiche dei partiti italiani per la (almeno a te) nota (mia) teoria
dei cinque irrazionalismi e leggere pistolotti politici in un articolo che si
mantiene lontano da considerazioni strettamente giuridiche mi sembra un
tradimento ai danni dei tuoi lettori, pluralisti sì ma non settari. Un
abbraccio. Luigi Mazzella