Negli ultimi tre anni e quattro mesi, ci siamo
abituati a vederne di tutti i colori da parte di ministri e governanti che
fanno parte, a vario titolo, del presente esecutivo. Abbiamo visto informazioni
riservate usate illecitamente nel dibattito parlamentare contro l’opposizione.
Abbiamo seguito con sconcerto la vicenda di una sparatoria di Capodanno, con un
ferito, a una festicciola tra amici e colleghi del ministero della Giustizia.
Abbiamo capito che un ministro può ottenere una sosta extra del treno su cui
sta viaggiando, per sua comodità negli spostamenti… istituzionali, s’intende!
Abbiamo assistito alla cattura di un assassino ricercato dalla Corte Penale
Internazionale dell’Aia (ICC) per crimini contro l’umanità ed alla sua
immediata scarcerazione da parte del ministero della Giustizia con messa a
disposizione di un volo di stato e rimpatrio a casa sua, in Libia. Poi una
miriade di altri fatti e fatterelli che hanno dato adito a pensare che i
personaggi che sono stati inseriti nelle istituzioni da questo Governo si
comportino in modo quanto meno dilettantesco. Pochi sono in verità coloro ai
quali poteva ancora essere accordata una certa fiducia, almeno da parte del
“suoi” e tra questi c’era, fino a ieri, il ministro della difesa. Ma ecco
cascare anche questo asino! e con un’aggravante non da poco. Nel momento in cui
le forze armate di due Paesi alleati scagliano un attacco senza precedenti per
quantità e qualità delle forze messe in campo con settimane di preparativi, il
nostro asserisce che nulla poteva far pensare ad un imminente attacco e lui si
era sentito libero di portarsi, quale privato cittadino, in un’area limitrofa al
teatro di guerra e poi colpita dalla risposta dell’aggredito. A rincarare la
dose di “dabbenaggine” dobbiamo anche registrare una quanto mai improvvida
dichiarazione dell’interessato, riguardo il rimborso che avrebbe fatto di sua
tasca per una somma tripla rispetto al costo del volo di Stato che gli è stato
inviato per riportarlo al suo posto di lavoro in un momento cruciale per il
dicastero di cui è titolare. Chiunque può chiedersi quale mai sarà la ratio
per questo comportamento e perché mai il triplo? Forse che lo Stato italiano ha
mai lesinato a mettere a disposizione voli di Stato, per esempio, per il
rimpatrio immediato di ostaggi di cui ha ottenuto il rilascio? E quando mai, un
ministro, nella necessità di rientrare quanto prima al suo Ufficio, non può
ricorrere a un volo di Stato? Peraltro, generosamente concesso financo a un
criminale internazionale… Insomma, fate vobis…!