Caro Antonio
Di Pietro, si resta sconcertati dalla tua
scelta per il Sì nel referendum di marzo, e dall’entusiasmo con cui sostieni la
separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero. La legge Nordio non
vuole rimediare (ammette in aula Buongiorno) lentezze e disfunzioni della
giustizia che restano e saranno aggravate, mentre invece si insinua nel corpo
della magistratura il danno alla sua indipendenza e autonomia. Davvero puoi tu
sostenere come riforma della giustizia una legge che è solo un’ipocrita riforma
della magistratura? La legge Nordio viene illustrata anche
da te come garanzia che il processo sarà finalmente giusto perché celebrato nel
contradittorio tra le parti in condizioni di parità. Se ne dovrebbe dedurre che
finora il processo non era giusto? E nei processi di Mani Pulite, in cui eri Pubblico
Ministero, il giudice non era davvero terzo e imparziale, ma in soggezione della
pubblica accusa? E poi quale soggezione se metà delle richieste di condanna
incontra l’assoluzione?
In nome della separazione delle
carriere, approvi la divisione dell’originario Consiglio superiore della
magistratura nei due separati Consigli dei giudici e dei pubblici ministeri. Al
governo non basta che la legge Cartabia abbia ridotto il passaggio tra le
due funzioni a prassi ormai residuale. Vuole di più: che cosa? Non ti risulta
evidente che l’obbiettivo del governo è dividere per comandare? Mi chiedo soprattutto
come tu possa giustificare la composizione dei due Consigli. Perché i togati
devono essere estratti a sorte e i laici solo in apparenza sorteggiati
all’interno di una lista confezionata in Parlamento, e quindi determinata dalla
maggioranza di governo? Vale ben poco che i togati siano in maggioranza perché,
estratti a sorte, saranno individui sparsi, non scelti per i loro orientamenti
sulla amministrazione della magistratura, ma selezionati dal cieco caso: non
responsabili di fronte ai colleghi che non hanno potuto eleggerli. Al contrario
i laici saranno una minoranza scelta e agguerrita che potrà facilmente disporre
di una maggioranza solo apparente. Il tuo acume di pubblico ministero si
arrende di fronte all’insidia della cecità del sorteggio? La disparità tra
togati e laici appare ancora più minacciosa dentro l’Alta Corte che sottrae ai
due Consigli le questioni disciplinari per accentrarle in un organismo
inventato ad hoc. Vari esperti l’hanno considerato un inedito Tribunale
Speciale, imposto nonostante il divieto dell’art. 102 comma 2: “Non possono
essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali”. Invece avremo giudici
e pubblici ministeri giudicati dal ceto politico.
Tutti vi affannate a dire:
dove sta scritto che la legge Nordio sottomette i magistrati? Ecco la risposta:
sta scritto a chiare lettere nel sorteggio secco solo per i togati nei due
Consigli separati e nell’Alta Corte. Altra domanda: al magistrato censurato
dalla Corte è concesso l’appello non in Cassazione, come è diritto di tutti i
cittadini, ma alla medesima Corte. Giudicato da una sezione disciplinare
influenzata dalla politica tu staresti tranquillo? E il cittadino come può
avere fiducia nel giudice sapendo che può essere intimidito da un’azione
disciplinare controllata dalla maggioranza parlamentare? E perché l’Alta Corte
è prevista solo per la magistratura ordinaria e non per quelle contabile e
militare, che continueranno a rivolgersi alla Cassazione? Che fine fa il principio
di uguaglianza dell’art. 3? C’è infine un enigma: dopo aver separato le due
carriere che senso ha la modifica dell’art. 106 che prevede la possibile introduzione
di pubblici ministeri (che non hanno mai scritto una sentenza) in Corte di Cassazione?
Che significato ha questa strana eccezione?
Ma dici tu, e dicono tutti i
sostenitori del Sì, che il sorteggio è necessario per eliminare le correnti. Ma
le correnti sono le forze intellettuali che hanno cancellato la magistratura
postfascista imperante fino agli anni sessanta e costruito la magistratura costituzionale
e democratica grazie alla quale tu hai potuto contribuire alla stagione di Mani
Pulite. Senza le correnti la tua vita di magistrato sarebbe stata ben meno incisiva.
Si capisce che i politici abbiano intenzioni punitive verso la magistratura, ma
non si capisce come tu possa confondere la libertà di pensiero di tutti i
magistrati con il cedimento occasionale di qualcuno di loro a interessi
privatistici. Hai sempre saputo distinguere, perché non ora su un punto
decisivo? E infine: che cosa impedirà ai togati sorteggiati di riscoprire dopo
la nomina la connessione con le proprie correnti? Molte materie vengono
rinviate dalla legge Nordio ai provvedimenti di attuazione. Così molti pericoli
restano in agguato. Ti fidi anche tu dell’assicurazione ministeriale che
promette aperta discussione in merito? Non ti preoccupa almeno un po’ che la
discussione sulla legge è stata rifiutata di netto in commissione e in aula, e
che il dominio assoluto del governo ha impedito al Parlamento l’esercizio della
potestà legislativa? A te che da leader di partito ti sei ingegnato per cinque
anni a trovare emendamenti alle leggi vergogna di Berlusconi pare tollerabile
che il governo possa imporre alle Camere una modifica costituzionale così penetrante
senza discussione e senza emendamenti? Non era questo strapotere del governo il
primo e ottimo motivo per votare No alla legge Nordio? Approvi il dominio del
governo sul Parlamento?
Caro Di Pietro, nella XVI
legislatura (2008-2013) ho condiviso con te e i nostri colleghi di allora il
compito di rappresentare, insieme al PD, l’opposizione a Berlusconi e sono
deluso di vederti tornare all’azione politica con una scelta così in contrasto
con la tua storia personale. Per di più del tutto indifferente alle
conseguenze: se mai ci sarà vittoria del Sì sarà soprattutto la vittoria di
Meloni. E sarà anche la premessa del premierato: la fine della separazione dei
poteri e della Repubblica parlamentare. Come puoi ignorare questo pericolo?