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domenica 29 marzo 2026

MUSICA
di Eliana Grasso
 

Napoleone tra mito e rovina nella musica di Beethoven e Liszt.
 
La figura di Napoleone Bonaparte incarna l’ideale dell’eroe moderno: geniale, ambizioso, capace di sfidare il destino, ma inevitabilmente destinato alla caduta. Questa duplice dimensione - grandezza e rovina - attraversa tre opere musicali profondamente legate al suo mito: le Variazioni sul tema della Sinfonia n. 3 “Eroica”, la Sonata “Appassionata” op. 57 e la Vallée d’Obermann. Nelle Variazioni, Beethoven rielabora il motivo dell’“Eroica”, inizialmente dedicata a Napoleone. Il tema si trasforma in un percorso simbolico: dall’entusiasmo rivoluzionario alla consapevolezza tragica, riflettendo la parabola dell’eroe che da liberatore diventa tiranno. Nelle prime battute, il basso si presenta con il contrasto drammatico dei tre colpi del fortissimo sulla dominante; su questa base, Beethoven sviluppa contrappunti a due, a tre e quattro voci, prima che emerga il tema principale. Le prime variazioni seguono uno stile più tradizionale, con una raffinata scrittura virtuosistica che interviene sia sul tema, sia, occasionalmente, sul basso. La settima variazione introduce un canone indipendente dal tema, con un’ironia arguta, mentre l’ottava variazione si apre a un mondo melodico differente, ricordando l’intensità di un breve klavierstück romantico. La nona riprende un tono brillante, segnando l’inizio di una nuova fase del ciclo. La quattordicesima variazione, in tonalità minore, si distingue per la ricchezza armonica e si collega direttamente alla quindicesima, in tempo lento, caratterizzata da un’ornamentazione originale che rielabora in chiave innovativa elementi barocchi, culminando nella splendida fuga finale. La Sonata “Appassionata” fu composta negli anni segnati dalle guerre napoleoniche. Alcune fonti ricordano la sua circolazione manoscritta durante l’occupazione francese di Vienna nel 1805, riflettendo il clima drammatico del periodo. In essa Beethoven esprime la lotta titanica dell’uomo contro il destino, la stessa tensione che animò Napoleone. Con la Vallée d’Obermann, Liszt trasforma l’eroismo in meditazione. L’artista romantico diventa l’erede disilluso di Napoleone: non più conquistatore del mondo, ma esploratore della propria anima. La grandezza si fa introspezione, e la battaglia si sposta dall’azione alla coscienza.