Che ci
insegna questo referendum? I. che il diritto è una
materia specialistica; che per occuparsene, come per fare il medico, occorre
una specifica competenza. Ne costituiscono ampia riprova, non solo le opposte,
approfondite e non sempre facili argomentazioni, circa il Sì ed il No in ordine
al tema referendario, ma soprattutto il fatto che i giuristi che si sono
occupati di questa riforma, che pretende di cambiare vari articoli della
Costituzione, abbiano preso delle grosse cantonate. Tanto è vero che ciò
andremo a votare, fra pochi giorni, è un mostro giuridico irto di
insolubili contraddizioni e che non potrà maifunzionare, neppure
se votassimo tutti Sì all’unanimità. I sopravvissuti articoli 102 e 107 della
Costituzione svuotanodel tutto la riforma. Quand’anche, per mero delirio di
ipotesi, li si cancellasse, la riforma zoppicherebbe lo stesso. Ma così non
significa niente. Di più: questa ormai
ridicola performance giuridica, per il fatto di essere
stata imposta senza previo dibattito parlamentare (cosa che avviene
adesso, facendone emergere i vari bubboni) rappresenta in concreto l'essenza
stessa del fascismo che, prima di inevitabilmente degenerare in bestialità
e violenza, è faciloneria ed arroganza. Arroganza e faciloneria insite
nella supponenza con cui si sono cambiati vari articoli della Costituzione,
senza preoccuparsi di prima studiarla, umilmente ed approfonditamente. O ci
siamo già dimenticati i vari proclami della nostra Giorgia: chiudo
porti, cancello la Fornero, 1000 euro a testa con un clic, niente
sanzioni alla Russia, niente trivellazioni, riduzione delle tasse, abolizione
delle accise, lezioni all’Europa e via via urlando e promettendo? Ovvero, come e più in grande, lo
sceriffo del mondo: comincia l’età dell’oro, domani chiudo tutte le
guerre, datemi il Nobel per la pace, mi prendo a colazione Panama Canada e
Groenlandia, abbiamo (ma gli è scappato il plurale umilitatis, voleva
dire io) già vinto l’Iran. Allorché si dovesse svegliare dai
suoi sogni deliranti, si renderà conto di aver solo cominciato ad affondare, forse
inesorabilmente, quella che, pur per molti aspetti fragile e certamente iniqua,
è ancora la prima potenza militare ed economica del mondo, come una palla di
piombo nello stracchino. II. che pertanto, mentre tutti
possono ed anzi debbano “fare politica”, considerato che anche gli analfabeti
possono e devono andare a votare, nessuno, senza una specifica cultura, può
fare il medico o il magistrato. III. che quindi, mentre i giudici
possono criticare la politica come qualunque cittadino, ed abbiano anzi il
dovere di farlo, allorché i temi concernano la giustizia, i politici
dovrebbero astenersi, senza specifica competenza e senza avere letto gli atti
processuali, dal giudicare del giudicato dei giudici. Se lo fanno, è solo a scopo
diffamatorio, al fine di progressivamente liberarsi del loro controllo, come
già hanno fatto con la magistratura contabile. Rifletteteci. Non parlate solo di
calcio. Parlate anche di politica ogni tanto, invece di vietarvelo per statuto.
Non foss'altro per non venire dissanguati, per ora solo economicamente, in
guerre che non ci riguardano, da chi guida la politica italiana ed europea
contro i fondamentali interessi dell’Europa e dell’Italia e contro i precetti
di chi la Costituzione ha saputo scolpirla.