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lunedì 16 marzo 2026

REFERENDUM
di Marcello Campisani



Che ci insegna questo referendum?
I. che il diritto è una materia specialistica; che per occuparsene, come per fare il medico, occorre una specifica competenza. Ne costituiscono ampia riprova, non solo le opposte, approfondite e non sempre facili argomentazioni, circa il Sì ed il No in ordine al tema referendario, ma soprattutto il fatto che i giuristi che si sono occupati di questa riforma, che pretende di cambiare vari articoli della Costituzione, abbiano preso delle grosse cantonate. Tanto è vero che ciò andremo a votare, fra pochi giorni, è un mostro giuridico irto di insolubili contraddizioni e che non potrà mai funzionare, neppure se votassimo tutti Sì all’unanimità. I sopravvissuti articoli 102 e 107 della Costituzione svuotanodel tutto la riforma. Quand’anche, per mero delirio di ipotesi, li si cancellasse, la riforma zoppicherebbe lo stesso. Ma così non significa niente.
Di più: questa ormai ridicola performance giuridica, per il fatto di essere stata imposta senza previo dibattito parlamentare (cosa che avviene adesso, facendone emergere i vari bubboni) rappresenta in concreto l'essenza stessa del fascismo che, prima di inevitabilmente degenerare in bestialità e violenza, è faciloneria ed arroganza. Arroganza e faciloneria insite nella supponenza con cui si sono cambiati vari articoli della Costituzione, senza preoccuparsi di prima studiarla, umilmente ed approfonditamente. O ci siamo già dimenticati i vari proclami della nostra Giorgia: chiudo porti, cancello la Fornero, 1000 euro a testa con un clic, niente sanzioni alla Russia, niente trivellazioni, riduzione delle tasse, abolizione delle accise, lezioni all’Europa e via via urlando e promettendo?
Ovvero, come e più in grande, lo sceriffo del mondo: comincia l’età dell’oro, domani chiudo tutte le guerre, datemi il Nobel per la pace, mi prendo a colazione Panama Canada e Groenlandia, abbiamo (ma gli è scappato il plurale umilitatis, voleva dire io) già vinto l’Iran.
Allorché si dovesse svegliare dai suoi sogni deliranti, si renderà conto di aver solo cominciato ad affondare, forse inesorabilmente, quella che, pur per molti aspetti fragile e certamente iniqua, è ancora la prima potenza militare ed economica del mondo, come una palla di piombo nello stracchino.
II. che pertanto, mentre tutti possono ed anzi debbano “fare politica”, considerato che anche gli analfabeti possono e devono andare a votare, nessuno, senza una specifica cultura, può fare il medico o il magistrato.
III. che quindi, mentre i giudici possono criticare la politica come qualunque cittadino, ed abbiano anzi il dovere di farlo, allorché i temi concernano la giustizia, i politici dovrebbero astenersi, senza specifica competenza e senza avere letto gli atti processuali, dal giudicare del giudicato dei giudici.
Se lo fanno, è solo a scopo diffamatorio, al fine di progressivamente liberarsi del loro controllo, come già hanno fatto con la magistratura contabile.
Rifletteteci. Non parlate solo di calcio. Parlate anche di politica ogni tanto, invece di vietarvelo per statuto. Non foss'altro per non venire dissanguati, per ora solo economicamente, in guerre che non ci riguardano, da chi guida la politica italiana ed europea contro i fondamentali interessi dell’Europa e dell’Italia e contro i precetti di chi la Costituzione ha saputo scolpirla.