Uno scambio
di opinioni fra l’imprenditore Domenico Cristofaro e l’economista Marco Vitale. Carissimo
professore grazie per il suo interessante messaggio. Molti miei
amici avvocati, conoscendo passate e recenti mie esperienza personali con il
sistema giustizia italiano sono sicuri di un mio voto a favore del Sì, cosa
che oggettivamente sarebbe del tutto coerente ma solo dal punto di vista
emotivo, aspetto che caratterizzerà a mio avviso tantissimi voti. Tuttavia e nonostante
questi potenziali “motivazioni” ho deciso fermamente di votare No perché da
quello stesso sistema giustizia a cui si riferiscono i miei amici avvocati
io poi, anche se tardivamente, ho avuto la giustizia che mi spettava e sto
avendo in questo periodo anche qui tardivamente speranze di continuare ad
averla. Mi piace dire che la “riforma” rappresenti una pezza peggiore del
buco sia nel metodo che nel merito, ma questo significa anche che il buco c’è,
che è stato creato nel tempo dalle parti, cioè magistrati e giudici da una
parte e politica dall'altra. La politica per non avere fornito strumenti
legislativi, organizzativi, operativi ed economici al sistema per farlo
funzionare adeguatamente ed al passo con i tempi, erigendosi ancora di più a
casta con il sorteggio per loro “temperato”. Magistrati e
giudici perché con il loro agire spesso e volentieri hanno fatto venire
meno quel paradigma di credibilità che il Giudice Livatino, Martire di
Giustizia; ha magistralmente descritto ed illustrato in un suo memorabile
intervento, fornitomi da mio figlio Francesco, che coltiva la sana ambizione di
diventare magistrato e che le allego. Purtroppo tra la gente checché si
dica che l’Italia sia la culla del Diritto, manca una vera e propria cultura
del processo diffusa tra la gente, espressione coniata sempre da mio figlio
Francesco nella sua tesi di laurea intitolata “Il processo penale. Alla
ricerca della verità, un binomio ancora irrisolto” che domanda giustizia
pensando di avere sempre ragione e aspettandosi quindi o grandi pene se vittima
o nessuna pena se colpevole e io credo che il governo abbia puntato su questo
sentimento negativo degli italiani dato che la domanda di giustizia mentre
prima era “regolata” dal timore della pena adesso è alimentata dalla mancanza
di certezza della pena se non dell’impunità. Suo Domenico
Cristofaro [Polistana, 12 marzo 2026]
Caro Domenico, grazie per la risposta. Votare per il No non vuol dire
credere che non esistano problemi seri nel funzionamento della giustizia. I
casi che ricordiamo sono tanti e dolorosi. Ma a me ne basta uno che è poco
ricordato in questo dibattito ma che forse è il più ignobile utilizzo
strumentale della magistratura per loschi obiettivi politici ed è la storia
tristissima del Governatore Baffi. Contro questi “buchi” ingiustizie e violenze
della magistratura mi sono sempre battuto e continuerò a farlo. Quindi, una
riforma seria profonda e generale della magistratura è da tempo indispensabile
ma non certo attraverso questa riforma che è ispirata e guidata solo da
perverse ambizioni di potere e di liberazione della classe politica da ogni
rischio per le sue malefatte. Non ripeterò i motivi di merito di questa posizione che sono
stati già illustrati molto seriamente da molti magistrati seri e coraggiosi
come Gratteri che è onore e vanto della Calabria e dell’Italia. Per
giustificare il No a me basta un solo motivo preliminare alle questioni di
merito ed è questo: non si può manomettere sette articoli della Costituzione su
base unilaterale e senza né dibattito parlamentare né ricerca di un consenso ed
equilibrio tra le varie forze politiche. La nostra Costituzione più passa il
tempo più appare come una roccia solida sulla quale si appoggia la nostra
comunità ed è stata possibile per il fatto che il partito Comunista e il
Partito Democristiano, entrambi guidati da grandi leader, e le forze politiche
minori si sedettero intorno a un tavolo unico e cercarono e trovarono un
compromesso alto che proprio grazie a questo diventa Costituzione. A colpi di
maggioranza si possono fare le leggi ordinarie ma non certo le Costituzioni o
le riforme delle Costituzioni. Che in passato forze politiche poco responsabili
abbiano, a colpi di maggioranza, già in parte manomesso la nostra Costituzione
(vedi riforma superficiale e affrettata del Titolo Quinto della Costituzione)
non è un buon motivo per seguirli su quella strada. Spero così di avere chiarito il Suo dubbio che rimane e che condivido.
Bisognerà continuare a lottare per una giustizia ancora più giusta e rispettosa
dei diritti individuali.Mi auguro che
suo figlio continui nella sua idea di impegnarsi su questa linea. Cari saluti. Marco Vitale [Milano, 13 marzo 2026]