Pagine

martedì 17 marzo 2026

REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
 


Uno scambio di opinioni fra l’imprenditore Domenico Cristofaro e l’economista Marco Vitale.
 
Carissimo professore grazie per il suo interessante messaggio.
Molti miei amici avvocati, conoscendo passate e recenti mie esperienza personali con il sistema giustizia italiano sono sicuri di un mio voto a favore del Sì, cosa che oggettivamente sarebbe del tutto coerente ma solo dal punto di vista emotivo, aspetto che caratterizzerà a mio avviso tantissimi voti.
Tuttavia e nonostante questi potenziali “motivazioni” ho deciso fermamente di votare No perché da quello stesso sistema giustizia a cui si riferiscono i miei amici avvocati io poi, anche se tardivamente, ho avuto la giustizia che mi spettava e sto avendo in questo periodo anche qui tardivamente speranze di continuare ad averla. Mi piace dire che la “riforma” rappresenti una pezza peggiore del buco sia nel metodo che nel merito, ma questo significa anche che il buco c’è, che è stato creato nel tempo dalle parti, cioè magistrati e giudici da una parte e politica dall'altra. La politica per non avere fornito strumenti legislativi, organizzativi, operativi ed economici al sistema per farlo funzionare adeguatamente ed al passo con i tempi, erigendosi ancora di più a casta con il sorteggio per loro “temperato”.
Magistrati e giudici perché con il loro agire spesso e volentieri hanno fatto venire meno quel paradigma di credibilità che il Giudice Livatino, Martire di Giustizia; ha magistralmente descritto ed illustrato in un suo memorabile intervento, fornitomi da mio figlio Francesco, che coltiva la sana ambizione di diventare magistrato e che le allego. Purtroppo tra la gente checché si dica che l’Italia sia la culla del Diritto, manca una vera e propria cultura del processo diffusa tra la gente, espressione coniata sempre da mio figlio Francesco nella sua tesi di laurea intitolata “Il processo penale. Alla ricerca della verità, un binomio ancora irrisolto” che domanda giustizia pensando di avere sempre ragione e aspettandosi quindi o grandi pene se vittima o nessuna pena se colpevole e io credo che il governo abbia puntato su questo sentimento negativo degli italiani dato che la domanda di giustizia mentre prima era “regolata” dal timore della pena adesso è alimentata dalla mancanza di certezza della pena se non dell’impunità. 
Suo 
Domenico Cristofaro 
[Polistana, 12 marzo 2026] 
 

Caro Domenico,
grazie per la risposta. Votare per il No non vuol dire credere che non esistano problemi seri nel funzionamento della giustizia. I casi che ricordiamo sono tanti e dolorosi. Ma a me ne basta uno che è poco ricordato in questo dibattito ma che forse è il più ignobile utilizzo strumentale della magistratura per loschi obiettivi politici ed è la storia tristissima del Governatore Baffi. Contro questi “buchi” ingiustizie e violenze della magistratura mi sono sempre battuto e continuerò a farlo. Quindi, una riforma seria profonda e generale della magistratura è da tempo indispensabile ma non certo attraverso questa riforma che è ispirata e guidata solo da perverse ambizioni di potere e di liberazione della classe politica da ogni rischio per le sue malefatte.
Non ripeterò i motivi di merito di questa posizione che sono stati già illustrati molto seriamente da molti magistrati seri e coraggiosi come Gratteri che è onore e vanto della Calabria e dell’Italia. Per giustificare il No a me basta un solo motivo preliminare alle questioni di merito ed è questo: non si può manomettere sette articoli della Costituzione su base unilaterale e senza né dibattito parlamentare né ricerca di un consenso ed equilibrio tra le varie forze politiche. La nostra Costituzione più passa il tempo più appare come una roccia solida sulla quale si appoggia la nostra comunità ed è stata possibile per il fatto che il partito Comunista e il Partito Democristiano, entrambi guidati da grandi leader, e le forze politiche minori si sedettero intorno a un tavolo unico e cercarono e trovarono un compromesso alto che proprio grazie a questo diventa Costituzione. A colpi di maggioranza si possono fare le leggi ordinarie ma non certo le Costituzioni o le riforme delle Costituzioni. Che in passato forze politiche poco responsabili abbiano, a colpi di maggioranza, già in parte manomesso la nostra Costituzione (vedi riforma superficiale e affrettata del Titolo Quinto della Costituzione) non è un buon motivo per seguirli su quella strada.
Spero così di avere chiarito il Suo dubbio che rimane e che condivido. Bisognerà continuare a lottare per una giustizia ancora più giusta e rispettosa dei diritti individuali.  Mi auguro che suo figlio continui nella sua idea di impegnarsi su questa linea.
Cari saluti.
Marco Vitale
[Milano, 13 marzo 2026]