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martedì 17 marzo 2026

REFERENDUM
di Giuseppe Melzi - avvocato


Giuseppe Melzi
 
Io, vittima di malagiustizia voto: No
 
Il legale anti Sindona in affari con i boss”: un devastante procedimento durato 12 anni; 9 mesi di perdita della libertà; 3 anni e mezzo di sospensione professionale. “Riciclaggio e agevolazione mafiosa le imputazioni, quale “regista” di una cosca mafiosa (Ferrazzo) inesistente, inventata: responsabili tre magistrati ambiziosi e chiacchierati (due P.M. di Varese e Milano e un G.I.P. di Milano). Senza alcuna mia difesa, archiviazione finale (neppure notificatami): responsabili quattro magistrati riservati e stimati (un G.U.P. di Milano, due P.M. e un G.I.P. di Cagliari). Una vita rovinata: il ruolo di avvocato identificato con quello di sette indagati, anch’essi innocenti. Come allora continuare a credere nella Magistratura e nella Giustizia, così come amministrata? Una riforma radicale dovrebbe essere adottata, ma voterò No a questo Referendum e alle modifiche costituzionali proposte. Non è masochismo, ma un argine obbligato ad una deriva autoritaria (“utile anche alle opposizioni!”, Ministro Carlo Nordio) un progress pericoloso, cheprelude a nuove leggi eversive della maggioranza parlamentare dominante (elettorale, premierato…). Un “colpo di mano” politico che stravolge i principi costituzionali della Repubblica e indebolisce l’Ordine giudiziario nel suo insieme e ne compromette l’autonomia e l’indipendenza. L’attuale Referendum è “come un cavallo di Troia… in pancia nasconde una furbata…” (Giorgio Lattanzi, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, coordinatore dei lavori per il nuovo Codice di procedura penale). La Costituzione prevede che i Magistrati (P.M. e Giudici) abbiano la identica cultura del diritto e della giurisdizione, siano tutori della dignità delle persone, non solo dei cittadini italiani (anche degli immigrati).
Compito dei P.M. non è accusare sempre e comunque, ma promuovere una giusta e corretta applicazione della legge, anche a tutela degli indagati (purtroppo succede raramente). È necessario, quindi, prevenire gli scandali quotidiani di “malagiustizia” (come quella che ho subìto io) e la vergognosa gestione correntizia del C.S.M., ma il rimedio proposto è peggiore del male.
La separazione delle carriere è un marginale problema che potrebbe essere disciplinato con una legge ordinaria, rispettando i principi costituzionali.
Nel metodo, è stata approvata con un blitz della maggioranza parlamentare, senza confronti con le minoranze e con le categorie interessate (magistrati e avvocati) e anche con esponenti della società civile.


Giorgio Vasari: La Giustizia

Nel merito, la duplicazione delle carriere e del C.S.M., con un nuovo organo superiore “monstre” l’Alta Corte Disciplinare e l’adozione per le nomine del sorteggio secco (per i Giudici), temperato (per i Politici) è un’invenzione obbrobriosa e subdola. I quesiti tecnici (incomprensibili per la maggioranza dei cittadini) istituzionalizzano una prassi diffusa e deteriore: i P.M., già strapotenti e quasi sempre impuniti, diventano “superpoliziotti”, asserviti alla politica. Il “giusto processo” si realizza con il riconoscimento della funzione costituzionale della difesa dei cittadini (ancora mancante), “ad armi pari” con l’accusa e non con il rafforzamento di P.M. sottomessi. Solo con difensori costituzionalmente riconosciuti e rispettati (non come è avvenuto a me) comunque privi dei servizi della Polizia Giudiziaria si ristabilisce l’equilibrio delle Parti processuali, davanti ad un Giudice indipendente e imparziale (terzietà professionale). Un giudice libero, anche nei processi civili, amministrativi e di volontaria giurisdizione (quantitativamente il doppio di quella penale) non sovrastato da “poteri forti” a tutela dei diritti di soggetti deboli, indifesi (il gratuito patrocinio è inadeguato).
La riforma della Magistratura dovrebbe coinvolgere, invece, P.M. e Giudici nella formazione (morale e culturale) con aggiornamenti continui, nella selezione e nei controlli sulla loro attitudine e produttività e, quindi, sulle carriere.
La riforma della Giustizia dovrebbe trattare i problemi reali dei cittadini: la durata dei procedimenti (“la separazione delle carriere non accelera i processi
”, Ministro Carlo Nordio), l’organico dei Tribunali, le strutture carcerarie, la tutela dei diritti alla salute e alla istruzione, alla sicurezza urbana e sul lavoro, ecc. I principi costituzionali non si stravolgono, ma si applicano, correggendo le prassi “castali” dei Magistrati e del C.S.M., senza triplicarne i costi: 2 sezioni disciplinari, approvate con legge ordinaria? Il voto No pesa traumaticamente sulla mia esperienza, ma è necessario per impedire che le interferenze della politica nella gestione della Giustizia divengano un “sistema” codificato e irresponsabile.