TRUMP E LA
LEGGE DEL MARE di Alessandro Pascolini - Università di Padova
Lo scorso 9 marzo la National Oceanic and Atmospheric
Administration (NOAA) americana ha stabilito che la documentazione presentata
da The
Metals Company USA LLC per due licenze di esplorazione
e per un'autorizzazione
al recupero
commercialedei noduli polimetallici nella zona Clarion–Clipperton
è sostanzialmente conforme ai requisiti della legge e ai regolamenti di
attuazione anche ai sensi del Deep Seabed
Hard Mineral Resources Act (DSHMRA) nella sua estensione del 21 gennaio 2026 a
comprendere anche aree al di fuori della giurisdizione nazionale americana. La TMC USA LLC aveva
presentato domanda alla NOAA in data29 aprile 2025, quattro
giorni dopo che l'Executive
Order 14285 di Donald
Trump "Unleashing America’s Offshore Critical Minerals And
Resources" (24 aprile) aveva unilateralmente
aperto alle compagnie americane lo sfruttamento dei fondali oceanici, al di
fuori della legge internazionale del mare (UNCLOS), mettendo in moto un
processo con potenziali gravi ripercussioni strategiche.
Fossilium sacra fames I
minerali critici e le terre rare sono essenziali per le tecnologie avanzate e diventeranno
sempre più importanti man mano che intelligenza artificiale, robotica, batterie
e dispositivi autonomi trasformeranno le economie e le industrie della difesa
mondiali. La competizione per il loro controllo si sta intensificando e
costituisce un aspetto fondamentale del confronto strategico fra le grandi
potenze. La protezione delle catene di approvvigionamento di questi materiali è
considerata un imperativo sia economico che di sicurezza nazionale. Così, la NATO ha recentemente pubblicato un elenco di
12 materie prime "essenziali per l'industria della difesa alleata": alluminio, berillio, cobalto, gallio, germanio, grafite, litio, manganese, platino, terre rare, titanio, tungsteno. Le terre rare
comprendono i lantanoidi (elementi con numeri atomici dal 57 al 71), scandio e
yttrio.Praticamente ogni sistema e apparecchiatura di
difesa richiede un massiccio impiego di tali materiali in varie combinazioni.
Abbondanza
relativa degli elementi sulla Terra Oggi,
la fonte primaria di questi minerali sono miniere terrestri in paesi come la
Repubblica Democratica del Congo, l'Indonesia, il Mozambico, il Myanmar e la
Cina. Gli analisti stimano che la Cina controlli fino all'80% della produzione
mondiale mineraria di terre rare e fino al 90% della relativa capacità di
raffinazione e trasformazione. La Cina, inoltre, raffina il 60% dell'offerta
mondiale di litio, controlla l'80% della capacità globale di raffinazione del
cobalto e detiene partecipazioni azionarie o finanziarie in un numero
significativo delle miniere da cui questi elementi vengono estratti. Molti
paesi produttori si trovano in regioni geopoliticamente instabili, contribuendo
al rischio della catena di approvvigionamento globale. In risposta, l'attenzione
si sta rivolgendo ai fondali marini profondi, ove si sono scoperti 'noduli
polimetallici', concrezioni rocciose composte da silicati
e ossidi insolubili ricchi di manganese, nichel, cobalto,
ferro e rame. I noduli variano in dimensione
da particelle microscopichea 'sassi' di oltre 20 centimetri di diametro; tuttavia, la maggior parte dei noduli ha un
diametro compreso tra 3 e 10 cm. Sono stati suggeriti
diversi processi relativi alla formazione dei noduli e alla loro lenta
crescita, stimata nell’ordine di un centimetro per diversi milioni di anni. Questi noduli
furono scoperti per la prima volta durante la spedizione della HMS Challenger
alla fine del XIX secolo, ma i limiti tecnologici impedirono per decenni di
prendere seriamente in considerazione l'estrazione commerciale. I progressi
nella mappatura del fondale marino e nelle tecnologie per le grandi profondità
oceaniche negli anni sessanta e settanta del secolo scorso hanno individuato
vaste zone ricche di noduli, rinnovando l'interesse mondiale. Sebbene l'estrazione commerciale non sia ancora
iniziata, diverse nazioni (oltre agli USA, la Cina, il Giappone, l'India, la
Norvegia e le Isole Cook) e aziende si trovano in fasi avanzate di
sperimentazione, e gli studi suggeriscono che l'estrazione dai fondali profondi
potrebbe diventare presto competitiva in termini di costi.
La legge del mare Il
quadro giuridico fondamentale che disciplina le attività e le responsabilità degli
stati nell'utilizzo dei mari e degli oceani è costituito dalla Convenzione
delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che definisce le zone
marittime, i diritti di navigazione e la gestione delle risorse naturali negli
oceani del mondo. L'UNCLOS è stata definita con un lungo processo negoziale dal
1973 al 1982, per entrare in vigore il 16 novembre 1994. Al momento la
Convenzione ha 174 parti; altri 12 paesi, fra cui gli USA, l'hanno firmata, ma
non ratificata. La Convenzione è largamente considerata una legge internazionale consuetudinaria, valida
universalmente. Gli Stati Uniti sono
l’unico grande paese non parte dell’UNCLOS; senatori conservatori hanno costantemente bloccato la
ratifica dell’UNCLOS, sostenendo che la partecipazione richiederebbe agli Stati
Uniti di cedere poteri sovrani a istituzioni internazionali. L'UNCLOS, fra l'altro, ha riconosciuto agli stati costieri una zona di
mare ove possono esercitare il diritto di sfruttamento esclusivo delle risorse
naturali (EEZ), che si estende per 200 miglia nautiche dalla linea di costa. Le acque internazionali e le loro risorse al di là delle zone economiche esclusive sovrane (ABNJ) sonodichiarate dall’UNCLOS
“patrimonio comune dell’umanità”: questa "zona
internazionale dei fondali marini"si estende sul 50% della superficie del pianeta e copre oltre due terzi degli
oceani,un'area di circa 229 milioni di km2. Questo principio costituisce la base
dell’approccio internazionale al governo dei
fondali marini e colloca le risorse delle profondità marine al di fuori del
controllo sovrano di qualsiasi singola nazione. Per amministrare l'ABNJ l'UNCLOS ha istituito l'Autorità internazionale dei fondalimarini (ISA) con sede a
Kingston in Giamaica, con il compito di organizzare,
regolamentare e controllare le attività legate alle risorse minerarie nella zonaABNJ "a
beneficio dell'intera umanità". Ciò include il rilascio di contratti per
l'esplorazione e, in prospettiva, lo sfruttamento delle risorse minerarie dei
fondali marini, nonché lo sviluppo e l'applicazione di norme volte a garantire
la tutela ambientale e un'equa distribuzione dei benefici. Da quando ha avviato
le operazioni nel 1996, l’ISA ha visto l’estrazione di minerali dai fondali
marini evolversi da una vaga ipotesi a un’industria emergente tecnologicamente
praticabile. Sebbene l’autorità abbia implementato una normativa per autorizzare l’esplorazione di minerali dai fondali marini, e ha rilasciato più di 30 contratti di esplorazione,non ha ancora definito il
suo codice per lo sfruttamento dei minerali. La sessione dell’ISAdel 2024 ha visto la prima lettura completa delle
bozze di regolamentazione sullo sfruttamento da sottoporre all’approvazione per consenso da parte del Consiglio
dell’ISA composto da 36 membri a rotazione e dai 170 membri dell’Assemblea plenaria. Ai sensi
del testo dell’UNCLOS, il 'consenso' significa "l’assenza di qualsiasi obiezione formale", il che comporta che qualsiasi membro del Consiglio o dell’Assemblea può bloccare l'approvazione dei regolamenti dell’ISA. Con un numero
crescente di paesi membri che chiedono una pausa precauzionale o una moratoria all’estrazione mineraria in acque profonde fino a
quando l’ISA non formalizzerà normative solide - o fino a quando i ricercatori
non potranno studiare più estesamente i potenziali impatti ambientali - questo
processo di approvazione corre il rischio reale di non raggiungere il consenso
nei prossimi anni.
La zona
Clarion-Clipperton (CCZ) La CCZ è una vasta regione dell'Oceano Pacifico fra il Messico e le
Hawaii che si estende per
circa 4,5 milioni di km2, pari a circa la metà dell'Europa. Si tratta di un piano
abissale a una profondità fra 4000 m e 6000 m delimitato dalle zone di frattura di
Clarion e di Clipperton, lunghe strutture geologiche sottomarine orientate
est-ovest formatesi dall'attività tettonica sul fondale oceanico.Fra le varie zone oceaniche esplorate, la CCZ è la meglio
studiata e risulta la più ricca di noduli polimetallici. Le stime attuali suggeriscono
che la CCZ contenga circa 21,1 miliardi di tonnellate di noduli polimetallici semiaffondati nel fondale
fangoso, ricchi anche di
terre rare, in maggiore
abbondanza e purezza rispetto ai giacimenti terrestri, con un valore in
situ stimato di circa 16.800 miliardi di dollari.
La zona Clarion-Clipperton nell'Oceano
Pacifico L'interesse per la CCZ è oggi al suo massimo
storico. Una ventina di
contratti d'esplorazione della CCZ sono stati concessi dall'ISA a compagnie di
vari paesi, inclusi Cina, Corea del Sud, Germania, Giappone, Francia, Regno
Unito, Russia, e USA. I progressi nei
veicoli sottomarini autonomi, nelle piattaforme di estrazione a controllo
remoto e nella trasmissione di dati in tempo reale stanno rapidamente superando
le barriere un tempo proibitive per l'estrazione e il trasporto di questi
materiali da profondità estreme. Tuttavia, non sono ancora iniziate operazioni su
scala completa. Sebbene le sfide ambientali e tecniche rimangano significative,
il principale ostacolo è rappresentato dall'incertezza normativa. Infatti la CCZ si trova interamente all'interno della
ABNJ, la zona "di là delle zone economiche esclusive sovrane"
sottoposta alla giurisdizione dell'ISA, che, come abbiamo visto, non ha ancora
adottato un
regolamento per l'estrazione mineraria in acque profonde. L'estrazione mineraria sottomarina
con veicoli autonomi e draghe avrebbe anche un profondo impatto ambientale e
sconvolgerebbe l'ecosistema, meno inospitale
di quanto
potrebbe sembrare. La vita che prospera in queste
acque gelide degli abissi è risultata sorprendentemente varia e comprende
un'ampia gamma di vermi, spugne, stelle marine, crostacei e persino qualche
pesce.È probabile che la straordinaria diversità di
questa pianura abissale sia legata alla sua età eccezionale e al fatto che le
condizioni sono rimaste in gran parte invariate per tutto questo tempo,
offrendo alle specie letteralmente milioni di anni per diversificarsi.Proprio il rispetto
dell'ambiente sottomarino ha portato il governo norvegese, lo scorso 3
dicembre, a sospendere i permessi minerari sottomarini nella propria EEZ per
tutta la durata della corrente legislatura (4 anni). Anche lo Stato delle Hawaii si è recentemente unito a
California, Oregon e Washington nell’emanare una moratoria sullo sfruttamento
minerario nelle acque costiere statali. Queste moratorie hanno implicazioni
minori per i minerali critici, poiché la grande maggioranza dei giacimenti
minerali si trova più al largo. Tuttavia, queste politiche statali evidenziano
l’interesse di coalizioni politiche liberali nel contrastare l’esplorazione
mineraria oceanica.
Il colpo di mano di Trump A
fronte delle difficoltà ed esitazioni dell'ISA a definire le norme per lo
sfruttamento minerario dei fondali marini "a beneficio dell'intera
umanità", il presidente americano con appunto l'ordine esecutivo del 24 aprile 2025 ha deciso di
aprire unilateralmente alle compagnie minerarie americane anche la zona
oceanica internazionale, sulla base della sola legislazione americana. A
distanza di un anno il processo si sta concretizzando appunto con il primo
permesso di estrazione concesso alla TMC dalla NOAA. L'ordine esecutivo ha come
obiettivo "garantire [agli USA] forniture affidabili di minerali critici,
indipendentemente dal controllo di avversari stranieri." Ricordiamo che
nella sua ultima lista dei 'minerali critici' l'US Geological Survey elenca 60
voci. Ebbene "Vaste aree del fondale marino offshore contengono minerali
critici e risorse energetiche. Queste risorse sono fondamentali per rafforzare
la nostra economia, garantire il nostro futuro energetico e ridurre la
dipendenza da fornitori esteri per i minerali critici." Pertanto "La
nostra Nazione deve agire immediatamente per accelerare lo sviluppo
responsabile delle risorse minerarie dei fondali marini, ... rivitalizzare la
leadership americana nelle tecnologie di estrazione e lavorazione associate, e
garantire catene di approvvigionamento sicure per i nostri settori della
difesa, delle infrastrutture e dell'energia." Tutte le strutture
governative sono chiamate a collaborare alla realizzazione di tali obiettivi,
incluso il Dipartimento della difesa. In particolare "il Segretario al Commercio, agendo tramite la NOAA ...deve accelerare il
processo di revisione e rilascio delle licenze di esplorazione dei minerali del
fondale marino e dei permessi di estrazione commerciale nelle aree al di là della
giurisdizione nazionale, in conformità con la normativa applicabile. Il
processo accelerato, in conformità con la normativa applicabile, dovrà
garantire efficienza, prevedibilità e competitività per le aziende americane...
al fine di sostenere la crescita economica, la reindustrializzazione e la
prontezza militare"La risposta internazionale è stata rapida. L’ISA ha espresso preoccupazione
per il fatto che l’ordine può indebolire la
governance internazionale dei fondali marini, mentre la Cina, diversi stati del
Pacifico, governi europei e organizzazioni ambientaliste
hanno criticato la mossa definendola una violazione delle norme multilaterali. Sebbene
non siano seguite azioni legali immediate, la reazione diplomatica ha
inquadrato l’ordine esecutivo come una sfida diretta alla stessa UNCLOS, finora rispettata dalle precedenti
amministrazioni americane. Ciò ha evidenziato una crescente frattura tra una governance
internazionale basata sul consenso e approcci nazionali guidati dall’urgenza
strategica, se non dal 'diritto del più forte'.
Un nuovo
terreno di scontro Con il suo
ordine esecutivo Trump pretende il controllo economico di tutta la ABNJ, basando la legalità dell’estrazione mineraria in acque profonde
sulla mera legislazione americana. La recente
approvazione da parte della NOAA dei progetti della TMC USA LLC rende
operativa tale volontà. Ciò è chiaramente
inaccettabile per gli altri paesi interessati allo sfruttamento delle risorse
minerarie oceaniche e, in assenza di un codice minerario ratificato dall’ISA, azioni unilaterali da parte di singoli paesi appaiono sempre più
probabili. Il paese direttamente colpito è la Cina, che viene esplicitamente
affrontata nello stesso ordine esecutivo: "rafforzare ... il
settore industriale per contrastare la crescente influenza della Cina sulle
risorse minerarie dei fondali marini".In effetti,
gli operatori cinesi hanno ambiziosi programmi per sfruttare le risorse
internazionali dei fondali marini, puntando a diventare i primi ad agire una
volta che le normative ISA saranno in vigore. Senza ostacoli da parte di
attivisti ambientalisti, la rete cinese di istituti di ricerca, imprese statali
e partner del settore privato sta facendo sforzi
significativi in rilievi delle risorse e nello sviluppo tecnologico per lo
sfruttamento delle risorse minerali dei fondali marini ed è in grado di
studiare, finanziare, costruire e gestire interamente tutti i componenti di
un’industria mineraria marittima, inclusi robot, navi specializzate e impianti
di lavorazione del minerale a terra. La Cina si sta
mantenendo finora nel rispetto dell'UNCLOS e partecipa in modo attivo
all'elaborazione delle politiche e decisioni dell'ISA, ma difficilmente può consentire
agli Stati Uniti di stabilire
una sovranità occulta sulle aree ricche di risorse. La crescente flotta cinese
di sistemi senza equipaggio, le strutture di
sorveglianza spaziale e sistemi di monitoraggio sottomarino potenziano
la sua capacità di sorvegliare regioni distanti come la CCZ.
Inoltre, il dispiegamento di piattaforme navali
avanzate, come portadroni e moderne navi da guerra d'altura, permette alla Cina di affermare
il controllo su queste zone. La Cina potrebbe mantenere una presenza
persistente nelle acque contese, coordinando
risposte militari e civili alle minacce percepite. Ci sono dunque le premesse per un confronto a tutto campo fra le due
superpotenze per il possesso e controllo dei minerali critici, ritenuti da
entrambe le parti di cruciale e irrinunciabile importanza, con conseguenze
imprevedibili per la sicurezza mondiale. L'azione di Trump non è solo un nuovo
attacco al diritto internazionale nell'articolazione della legge del mare, e
una minaccia alla stabilità strategica, ma mina il concetto stesso di
alto mare come bene comune di tutta
l'umanità, un importante pilastro della civiltà umana.