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mercoledì 8 aprile 2026

ANCORA SULLA CONDIZIONE UMANA 
di Angelo Gaccione
 

Francis Bacon "Autoritratto"

L
a vita, in fondo, altro non è che la propria umana condizione di cui il tempo fissa limite e misura. Tempo che è pura e astratta convenzione, e tuttavia visibile sul nostro corpo che muta e degrada come tutte le cose presenti in natura. Tempo che può offrirti il più gioioso regalo e, insieme, il più tragico dei destini. Parlo di me, ovviamente, perché ognuno rapporta a sé stesso il trascorrere del tempo e il personale degrado, i danni che vede compiersi, sulla propria carne e sul proprio spirito. E non può non vacillare sotto il loro peso. La vita ti sorprende con un gioioso regalo inaspettato, con un risarcimento morale e intellettuale su cui non facevi più affidamento; con un dono di affetto e di amicizia capace di darti fiducia, e nel contempo offrirti il suo volto più bieco e miserabile. Questo tratto bieco e miserabile mi è apparso nei corpi e nei volti di persone di cui condivido amicizia e rapporti, e non ho potuto fare a meno di sentirne una privata disperazione. Quei corpi e quei volti il tempo li ha resi irriconoscibili gravandoli di malattie e di difficoltà: nel tremore delle mani, nella deambulazione, nell’autonomia, nella privazione di una normale vita associativa, e alcuni li ha definitivamente segregati in casa. Li ha ridotti ad una pura condizione vegetativa, a sperimentare il pianto e il dolore come non li avrebbero immaginati. In quei volti e in quei corpi ti rifletti, perché sei fino in fondo consapevole che anche tu già non ne sei più immune, che hai subìto la stessa metamorfosi e via via sarà peggio. E ti chiedi dove siano finite quell’armonia e quella bellezza di corpi e di pensiero che ti avevano tanto conquistato; e che fine farà tutto quanto ci è costato in termini di sapere, di impegno, di moralità. Diventeremo così diversi da essere irriconoscibili a noi stessi ed agli altri, e si dubiterà che dentro quei corpi e dentro quelle menti un tempo ci sia potuto essere tanto ingegno, tanta vitalità, tanta ironia. E non se ne avrà rispetto. Come una recente amica che non vedevo da tempo e mi è venuta incontro trascinando i piedi, mentre la folla metropolitana le scorreva ai lati come un fiume in piena, pronto a travolgerla.