I cortei “No King” che hanno spontaneamente riempito
oltre 3.000 piazze di tutto il mondo l’ultimo fine settimana di marzo 2026, con
la partecipazione di oltre 8 milioni di persone per contestare l’ondata
sovranista che ha portato alla rielezione di Donald Trump alla presidenza degli
Stati Uniti d’America, ha dato prova della presa di coscienza da parte di una
grande moltitudine di persone e della resistenza del pensiero democratico che
si oppone all’ideologia populista e sovranista (1). D’altra parte, è bastato
poco più di un anno per rivelare molte delle nefandezze che possono derivare da
questa perniciosa ideologia, tesa a smantellare lo stato di diritto e a
sostituire i principi di convivenza pacifica tra i popoli con l’idea della
sopraffazione e sottomissione in virtù della forza e della volontà di dominio. Insomma,
un’involuzione verso un sistema neoimperialista che ha spiazzato la maggior
parte delle persone e lasciate sbigottite il resto. Tuttavia,
la tentazione di trasformare l’investitura popolare ricevuta col voto in poteri
assoluti (sciolti da contrappesi) attraverso il consenso incondizionato e
permanente del popolo adorante, sembra, finalmente, cominciare a scricchiolare
sia negli USA, sia di riflesso in Europa e soprattutto in Italia. Qui da noi,
la prova provata è arrivata col risultato del Referendum costituzionale teso ad
ottenere l’approvazione di una legge di riforma della magistratura che avrebbe
manomesso ben sette articoli della Carta costituzionale, senza essere passata
al vaglio di qualsivoglia discussione Parlamentare ma per semplice proposta del
Governo. A questo modus operandi ed alla sostanza della proposta di
legge in sé, gli italiani si sono opposti con la forza di numeri inaspettati,
sia per quanto riguarda la partecipazione al voto, sia per il risultato
espresso dal voto con una schiacciante maggioranza contraria alla proposta del
Governo.
Nella
campagna elettorale abbiamo assistito al ricorso a tutti gli espedienti più
infimi e infami per ottenere il consenso. Uno degli stratagemmi più abusati è
quello di instillare nell’elettore una qualche paura. È arcinoto, infatti, che
la paura spinge la scelta con una forza di gran lunga superiore a quella della
speranza ed in più, la paura è per certi versi contagiosa, mentre la speranza è
un sentimento più intimo e molto più difficile da comunicare. La paura è un
sentimento “di pancia” tipico dell’ideologia populista. Ed ecco dunque affiorare
sulle labbra di persone che si sono sempre dichiarate paladine della verità,
menzogne e giravolte di pensiero da far venire il voltastomaco (a proposito di
“pancia”). Di questo malaccorto metodo si sta rendendo conto anche la nostra
Presidente del Consiglio che ora rifugge dal confronto e cerca in tutti i modi
di far dimenticare in fretta, anche ai suoi elettori, gli eccessi toccati nella
malaugurata campagna elettorale. Ecco, ci
voleva Trump, col suo smisurato eccesso in tutte le sue parole e azioni per
portare la situazione a un punto critico tutto sommato in un breve tempo con la
sostituzione di tutte le altre paure con la paura della guerra, un deterrente
più forte di tutti gli altri. Era infatti inevitabile che l’accordo con
l’Israele di Netanyahu lo avrebbe portato in guerra contro l’Iran ma pensava
anche di poter risolvere la questione in un batter d’occhi, così come
astutamente gli ha fatto credere il suo alleato in questa sciagura (2). Ora che
gli crolla il consenso a casa e sul campo di battaglia le cose non vanno
affatto secondo i piani, si agita furioso e lancia minacce e ultimatum su
ultimatum mostrando tutta la sua insicurezza dietro il paravento dell’enorme
potenza militare che comanda. Il gioco è ormai a carte scoperte e gli USA
stanno rimediando un’altra umiliazione, non potendo certo seguire le capacità di
resilienza del popolo iraniano per il quale il tanto peggio può ancora
significare tanto meglio. Cosa che gli USA non possono permettersi né sul
fronte interno né, tantomeno, nei confronti del resto del mondo “occidentale”
su quale vorrebbero esercitare la loro supremazia economica. Il mio
auspicio è che questo bagno di realtà, porti alla consapevolezza di quanto sia
ingenuo il progetto sovranista in un mondo che, volente o nolente è collegato e
interdipendente da tutti e da ciascuno per la sopravvivenza sul pianeta. Quando
fu istituito il cosiddetto Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità
Alimentare, trovai questa denominazione piuttosto ridicola. Anzi mi fece venire
in mente un detto: “from hand to mouth” che significa “dalla mano alla
bocca” ovvero sei padrone di quello che hai in mano ed è meglio se te lo mangi
in fretta, prima di perderlo. C’è anche un verso di una canzone dai tempi della
prima guerra che mi cantava mio nonno con un significato simile ma portato ad
un livello, metafisico: “(…) se avete sete, la tazza alla mano, se avete
fame, guardate lontano”. (1) Rinaldi – Odissea –
27/02/2026 https://libertariam.blogspot.com/2026/02/popolo-e-demos-di-romano-rinaldi-l-e.html?m=1