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mercoledì 8 aprile 2026

SOVRANITÀ E GUERRA
di Romano Rinaldi



I cortei “No King” che hanno spontaneamente riempito oltre 3.000 piazze di tutto il mondo l’ultimo fine settimana di marzo 2026, con la partecipazione di oltre 8 milioni di persone per contestare l’ondata sovranista che ha portato alla rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America, ha dato prova della presa di coscienza da parte di una grande moltitudine di persone e della resistenza del pensiero democratico che si oppone all’ideologia populista e sovranista (1). D’altra parte, è bastato poco più di un anno per rivelare molte delle nefandezze che possono derivare da questa perniciosa ideologia, tesa a smantellare lo stato di diritto e a sostituire i principi di convivenza pacifica tra i popoli con l’idea della sopraffazione e sottomissione in virtù della forza e della volontà di dominio. Insomma, un’involuzione verso un sistema neoimperialista che ha spiazzato la maggior parte delle persone e lasciate sbigottite il resto.
Tuttavia, la tentazione di trasformare l’investitura popolare ricevuta col voto in poteri assoluti (sciolti da contrappesi) attraverso il consenso incondizionato e permanente del popolo adorante, sembra, finalmente, cominciare a scricchiolare sia negli USA, sia di riflesso in Europa e soprattutto in Italia. Qui da noi, la prova provata è arrivata col risultato del Referendum costituzionale teso ad ottenere l’approvazione di una legge di riforma della magistratura che avrebbe manomesso ben sette articoli della Carta costituzionale, senza essere passata al vaglio di qualsivoglia discussione Parlamentare ma per semplice proposta del Governo. A questo modus operandi ed alla sostanza della proposta di legge in sé, gli italiani si sono opposti con la forza di numeri inaspettati, sia per quanto riguarda la partecipazione al voto, sia per il risultato espresso dal voto con una schiacciante maggioranza contraria alla proposta del Governo.



Nella campagna elettorale abbiamo assistito al ricorso a tutti gli espedienti più infimi e infami per ottenere il consenso. Uno degli stratagemmi più abusati è quello di instillare nell’elettore una qualche paura. È arcinoto, infatti, che la paura spinge la scelta con una forza di gran lunga superiore a quella della speranza ed in più, la paura è per certi versi contagiosa, mentre la speranza è un sentimento più intimo e molto più difficile da comunicare. La paura è un sentimento “di pancia” tipico dell’ideologia populista. Ed ecco dunque affiorare sulle labbra di persone che si sono sempre dichiarate paladine della verità, menzogne e giravolte di pensiero da far venire il voltastomaco (a proposito di “pancia”). Di questo malaccorto metodo si sta rendendo conto anche la nostra Presidente del Consiglio che ora rifugge dal confronto e cerca in tutti i modi di far dimenticare in fretta, anche ai suoi elettori, gli eccessi toccati nella malaugurata campagna elettorale.
Ecco, ci voleva Trump, col suo smisurato eccesso in tutte le sue parole e azioni per portare la situazione a un punto critico tutto sommato in un breve tempo con la sostituzione di tutte le altre paure con la paura della guerra, un deterrente più forte di tutti gli altri. Era infatti inevitabile che l’accordo con l’Israele di Netanyahu lo avrebbe portato in guerra contro l’Iran ma pensava anche di poter risolvere la questione in un batter d’occhi, così come astutamente gli ha fatto credere il suo alleato in questa sciagura (2). Ora che gli crolla il consenso a casa e sul campo di battaglia le cose non vanno affatto secondo i piani, si agita furioso e lancia minacce e ultimatum su ultimatum mostrando tutta la sua insicurezza dietro il paravento dell’enorme potenza militare che comanda. Il gioco è ormai a carte scoperte e gli USA stanno rimediando un’altra umiliazione, non potendo certo seguire le capacità di resilienza del popolo iraniano per il quale il tanto peggio può ancora significare tanto meglio. Cosa che gli USA non possono permettersi né sul fronte interno né, tantomeno, nei confronti del resto del mondo “occidentale” su quale vorrebbero esercitare la loro supremazia economica.
Il mio auspicio è che questo bagno di realtà, porti alla consapevolezza di quanto sia ingenuo il progetto sovranista in un mondo che, volente o nolente è collegato e interdipendente da tutti e da ciascuno per la sopravvivenza sul pianeta. Quando fu istituito il cosiddetto Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, trovai questa denominazione piuttosto ridicola. Anzi mi fece venire in mente un detto: “from hand to mouth” che significa “dalla mano alla bocca” ovvero sei padrone di quello che hai in mano ed è meglio se te lo mangi in fretta, prima di perderlo. C’è anche un verso di una canzone dai tempi della prima guerra che mi cantava mio nonno con un significato simile ma portato ad un livello, metafisico: “(…) se avete sete, la tazza alla mano, se avete fame, guardate lontano”.
 
(1) Rinaldi – Odissea – 27/02/2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/02/popolo-e-demos-di-romano-rinaldi-l-e.html?m=1

(2) Rinaldi – Odissea – 28/03/2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/03/un-cappio-al-collo-di-romano-rinaldi-i.html