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giovedì 23 aprile 2026

IL 25 APRILE ATTRAVERSO LA VOCE DEI POETI




25 Aprile
di Alfonso Gatto        

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
«liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera»:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.





Ho dormito l’ultima notte   
di Elio Filippo Accrocca  
 
Ho dormito l’ultima notte
nella casa di mio padre
al quartiere proletario.
 
La guerra, aborto d’uomini
dementi, è passata sulla
mia casa di San Lorenzo.
 
Il cuore ha le sue distruzioni
come le macerie di spettri,
eppure il cuore ancora grida,
 
geme, dispera, ma vive
come la madonna di Raffaello
salvata tra i sassi della mia casa
e un paio di calzoni grigioverdi.




Retrovia
di Giorgio Bassani
 
Non li vedi, tu, gli angeli tutelari
che còmpitano la tua croce.
Hanno come te gli occhi chiari,
quasi puerile la voce.
 
Li vedessi, forse sorrideresti.
Non portan clamidi stole o tocchi;
polverosi, sono, rotti
di fatica: hanno tute celesti.
 
Parlano. Li senti bisbigliare
di non sai che pace, che speranza:
in un paese di là dal mare
questa è sera di vacanza.
 
Nella sera il monte odora
oleandri da una tomba di sassi.
la vita non è più, ora,
per te che un dileguare di passi.



I lupi
di Nelo Risi  
 
La mia città deserta
un nero vento invade,
la mia città dolora
all'alba delle case.
 
Il muro non misura
più di tre metri: il sonno
di quel ragazzo steso
a lato è un peso eterno.
 
I lupi sono scesi
visitano le strade,
autunno o primavera
non mutano paese.
 
La mia città deserta
ha occhi di rovina,
le rose del suo sangue
c’è già chi le coltiva.




Canto degli ultimi partigiani
di Franco Fortini  
 
Sulla spalletta del ponte
le teste degli impiccati
Nell’acqua della fonte
la bava degli impiccati.
 
Sul lastrico del mercato
le unghie dei fucilati
Sull’erba secca del prato
i denti dei fucilati.
 
Mordere l’aria mordere i sassi
la nostra carne non è più d’uomini
Mordere l’aria mordere i sassi
il nostro cuore non è più d’uomini.
 
Ma noi s’è letta negli occhi dei morti
e sulla terra faremo libertà
Ma l’hanno stretta i pugni dei morti
La giustizia che si farà.