Pagine

venerdì 10 aprile 2026

IL CORRIERE DELLA SERA      
di Franco Astengo



Le copie anastatiche del quotidiano milanese.
 
Allo scopo di celebrare degnamente i propri 150 anni di esistenza "Il Corriere della Sera" sta proponendo da qualche settimana le copie anastatiche del quotidiano nei giorni degli avvenimenti più importanti della storia di questo secolo e mezzo. Proprio il 9 aprile 2026 i lettori si sono trovati sotto gli occhi la copia integrale del numero uscito nell'edizione pomeridiana di venerdì 1° settembre 1939: proprio il giorno dello scoppio della seconda guerramondiale.
Vale la pena ripercorrere titolo di prima pagina su nove colonne: "Scocca l'ora decisiva" e il relativo catenaccio "Le proposte di Hitler per Danzica e il Corridoio leali e ragionevoli ed eseguibilissime lasciate stoltamente cadere da Varsavia e Londra". Ancora il sottotitolo: "Inghilterra e compagni inchiodati alle loro tremende responsabilità"Mentre il titolo dell'articolo di fondo firmato da Pietro Soleri recitava "Inaudito egoismo"Da notare che non vi sono prese di posizione del governo italiano che pochi giorni dopo proclamerà la "non belligeranza" (salvo poi entrare nel conflitto a giugno 1940 con la "coltellata alla schiena" inferta alla Francia).



Perché è di qualche interesse riprendere questi testi e sviluppare un qualche tentativo di riflessione intorno a ciò che può suscitare questa lettura sul piano dell'interesse intellettuale? Il tema è quello dell'uso politico della storia (considerato che la pubblicazione di copie anastatiche di antichi giornali consente ormai di leggere senza mediazioni e valutando la capacità di manipolare la verità nei diversi tempi). Nel leggere queste passate interpretazioni dovrebbe servire legarsi a un filo conduttore, coscienti del fatto che ciò non significa che il pensiero storico si sia rivolto sempre ai medesimi problemi attraverso le medesime categorie. È necessario mettere in rilievo che la concretezza del pensiero storico consiste proprio nel fatto che esso aderisce alle drammatiche discontinuità dell’esperienza, e anzi le riconosce, le interpreta, le mette in forma. Ed è importante anche sottolineare la coesistenza della storia del pensiero con la geografia del pensiero, rivolgendosi quindi all’illustrazione dell’evolversi delle tradizioni intellettuali che innervavano la riflessione di allora aprendo un confronto con le necessità attuali. Occorre mostrare, come, di volta, in volta nel corso della storia sia strutturato quello spazio in cui si sono attuate le relazioni tra i sistemi politici; il rapporto tra la politica e la guerra (o la pace), fra l’ordine interno e l’ordine (o disordine) esterno. Si deve avere fiducia, ed è questa l’unica nota di ottimismo permessa, nell’importanza e nell’efficacia formativa della storia  nel suo senso più vasto, fornendo strumenti per interpretare lo spessore storico e concettuale, per decifrare i momenti di crescita e di crisi, di dramma e di trionfo, di chiusura localistica e di apertura universale della nostra civiltà intellettuale e politica.



Oggi si sta tentando di imporre una verticalizzazione del potere incontrollato da una sorta di autonomia della “società orizzontale”: un nuovo feudalesimo tecnologico basato su di un impianto esclusivamente individualistico fondato sulla riduzione drastica della rappresentanza politica e dall’imposizione della centralità assoluta del “potere”. La semplice lettura di copie anastatiche del passato va considerata proprio dal punto di vista dei diversi passaggi nell'espressione del potere richiamando anche la nostra capacità di confronto con quanto viene usato nell'attualità dal punto di vista della strumentalità comunicativa e politica. L'espressione di questa capacità di confronto può rappresentare un punto di partenza per una diversa lettura del presente partendo dal passato ed esprimendo anche un "senso della critica" che non deve riguarda semplicisticamente soltanto ciò che accadde nel tempo remoto ma che si può proiettare nell'oggi non soltanto rispetto alla lettura dei fatti.