Le copie anastatiche del quotidiano
milanese. Allo scopo
di celebrare degnamente i propri 150 anni di esistenza "Il Corriere della
Sera" sta proponendo da qualche settimana le copie anastatiche del
quotidiano nei giorni degli avvenimenti più importanti della storia di questo
secolo e mezzo. Proprio il 9 aprile 2026 i lettori si sono trovati sotto gli
occhi la copia integrale del numero uscito nell'edizione pomeridiana di venerdì
1° settembre 1939: proprio il giorno dello scoppio della seconda guerramondiale. Vale la pena ripercorrere titolo
di prima pagina su nove colonne: "Scocca l'ora decisiva" e il
relativo catenaccio "Le proposte di Hitler per Danzica e il Corridoio
leali e ragionevoli ed eseguibilissime lasciate stoltamente cadere da Varsavia
e Londra". Ancora il sottotitolo: "Inghilterra e
compagni inchiodati alle loro tremende responsabilità". Mentre il titolo dell'articolo di
fondo firmato da Pietro Soleri recitava "Inaudito egoismo". Da notare che non vi sono prese
di posizione del governo italiano che pochi giorni dopo proclamerà la "non
belligeranza" (salvo poi entrare nel conflitto a giugno 1940 con la
"coltellata alla schiena" inferta alla Francia).
Perché è di qualche interesse
riprendere questi testi e sviluppare un qualche tentativo di riflessione
intorno a ciò che può suscitare questa lettura sul piano dell'interesse
intellettuale? Il tema è quello dell'uso politico della storia (considerato che
la pubblicazione di copie anastatiche di antichi giornali consente ormai di
leggere senza mediazioni e valutando la capacità di manipolare la verità nei
diversi tempi). Nel leggere queste passate interpretazioni dovrebbe servire legarsi a un filo conduttore, coscienti del fatto che ciò
non significa che il pensiero storico si sia rivolto sempre ai medesimi
problemi attraverso le medesime categorie. È
necessario mettere in rilievo che la concretezza del pensiero storico consiste
proprio nel fatto che esso aderisce alle drammatiche discontinuità
dell’esperienza, e anzi le riconosce, le interpreta, le mette in forma. Ed è
importante anche sottolineare la coesistenza della storia del pensiero con la
geografia del pensiero, rivolgendosi quindi all’illustrazione dell’evolversi
delle tradizioni intellettuali che innervavano la riflessione di allora aprendo
un confronto con le necessità attuali. Occorre
mostrare, come, di volta, in volta nel corso della storia sia strutturato
quello spazio in cui si sono attuate le relazioni tra i sistemi politici; il
rapporto tra la politica e la guerra (o la pace), fra l’ordine interno e
l’ordine (o disordine) esterno. Si deve avere
fiducia, ed è questa l’unica nota di ottimismo permessa, nell’importanza e
nell’efficacia formativa della storia
nel suo senso più vasto, fornendo strumenti per interpretare lo spessore
storico e concettuale, per decifrare i momenti di crescita e di crisi, di
dramma e di trionfo, di chiusura localistica e di apertura universale della
nostra civiltà intellettuale e politica.
Oggi si sta tentando
di imporre una verticalizzazione del potere incontrollato da una sorta di
autonomia della “società orizzontale”: un nuovo feudalesimo tecnologico basato
su di un impianto esclusivamente individualistico fondato sulla riduzione
drastica della rappresentanza politica e dall’imposizione della centralità
assoluta del “potere”. La semplice lettura di
copie anastatiche del passato va considerata proprio dal punto di vista dei
diversi passaggi nell'espressione del potere richiamando anche la nostra
capacità di confronto con quanto viene usato nell'attualità dal punto di vista
della strumentalità comunicativa e politica. L'espressione
di questa capacità di confronto può rappresentare un punto di partenza per una
diversa lettura del presente partendo dal passato ed esprimendo anche un
"senso della critica" che non deve riguarda semplicisticamente
soltanto ciò che accadde nel tempo remoto ma che si può proiettare nell'oggi
non soltanto rispetto alla lettura dei fatti.