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venerdì 10 aprile 2026

L’ALBERO SACRO
di Chicca Morone
 


E Yahweh Elohim fece germogliare dalla polvere della terra (adamas) ogni specie di alberi, piacevoli di aspetto e buoni a mangiare e l’Albero della Vita in mezzo al giardino, e l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male” (Genesi II, 9) dove quel adamas è la stessa sostanza di cui è creato Adamo, l’uomo. Non è strano quindi che l’uomo ispirato, posseduto dalle Muse, canti quel se stesso identificandosi nell’albero dalle robuste radici e aeree fronde: uno di quegli alberi che compongono un bosco, una foresta, metafora raccolta da Shakespeare nel Sogno di una notte di mezza estate o nella foresta se movente che insegue Lady Macbeth; un involucro protettivo in cui Perrault avvolge la sfortunata Biancaneve in fuga dalla matrigna, un inquietante paesaggio in cui i personaggi di Hieronimus Bosch si presentano nella loro umanità eternizzata. Se abbiamo creduto, seguendo la tradizione cristiana, di essere stati cacciati proprio dal paradiso terrestre, luogo magico in cui non avremmo dovuto toccare solo “quel” frutto di “quell’albero”, è chiaro che oggi più che mai è doveroso risvegliarci nel nostro giardino interiore, là dove ogni elemento è improntato dalle caratteristiche della nostra mappa DNA, unica e irrepetibile. Quella che dovrebbe essere intoccabile, con buona pace degli esperimenti su larga scala perpetrati da case farmaceutiche con “vaccini” vari.
Il fico sotto il quale Buddha raggiunse l’illuminazione, simbolo di risveglio, il vischio dei Druidi, l’ontano dei Galli, il pesco della Cina taoista, il sicomoro egiziano della Dea Hator e l’erica custode della bara di Osiride, la quercia di Giove, la palma di Apollo, il mirto di Artemide, la vite di Dioniso, l’Haoma iraniano, il pino mitraico, la betulla shamanica e molti altri: tutti fratelli in quell’ipotetico bosco simbolico del potente albero sefirotico della tradizione ebraica, dall’infinita saggezza. Un dono di Raziel, l’angelo della conoscenza, impietosito davanti all’uomo cacciato dal paradiso: un sentiero per “ritornare a casa”.


E come ci si incammina sul sentiero del vero ritorno a casa? È un percorso che inizia veramente quando ci accorgiamo di non essere solo un corpo e riusciamo a identificarci con la struttura energetica che ci fa percepire le frequenze da cui siamo circondati: le occasioni di crescita attraverso la dinamica “dentro/fuori” sono innumerevoli a seconda del desiderio che abbiamo di imparare e di tornare nel campo quantico da cui siamo emersi quando ci siamo materializzati. La morte, tanto temuta, altro non è se non un passaggio dell’essere attraverso cui abbandoniamo la materia di cui è composto il nostro corpo, per continuare a vivere in un’altra dimensione... Mille sono le battaglie che affrontiamo più o meno consciamente; dipende dalla forza che ci rende tenera betulla o possente quercia! In ogni caso è nelle radici che risiede tale “strumento”, perché senza radici non si sopravvive ai dolori più profondi: a volte l’uragano da cui si viene investiti prima porta via le foglie, poi spezza i rami, poi attacca il tronco e se non abbiamo nutrito nella terra forti radici anche il tronco viene spazzato via. Abbiamo vissuto innumerevoli vite, circondati da altrettanto numerosi “alberi” con cui formare foreste intere, ma spesso non siamo stati capaci di capire che apparteniamo tutti a un Uno che ci ha voluto tali per metterci in condizione di apprendere in ogni vita la lezione di cui avevamo bisogno.