“E
Yahweh Elohim fece germogliare dalla polvere della terra (adamas) ogni
specie di alberi, piacevoli di aspetto e buoni a mangiare e l’Albero della Vita
in mezzo al giardino, e l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male” (Genesi
II, 9) dove quel adamas è la stessa sostanza di cui è creato
Adamo, l’uomo. Non è strano quindi che l’uomo ispirato, posseduto dalle Muse,
canti quel se stesso identificandosi nell’albero dalle robuste radici e aeree
fronde: uno di quegli alberi che compongono un bosco, una foresta, metafora
raccolta da Shakespeare nel Sogno di una notte di mezza estate o nella foresta
se movente che insegue Lady Macbeth; un involucro protettivo in cui Perrault
avvolge la sfortunata Biancaneve in fuga dalla matrigna, un inquietante
paesaggio in cui i personaggi di Hieronimus Bosch si presentano nella loro umanità
eternizzata. Se abbiamo creduto, seguendo la tradizione cristiana, di essere
stati cacciati proprio dal paradiso terrestre, luogo magico in cui non avremmo
dovuto toccare solo “quel” frutto di “quell’albero”, è chiaro che oggi più che
mai è doveroso risvegliarci nel nostro giardino interiore, là dove ogni
elemento è improntato dalle caratteristiche della nostra mappa DNA, unica e
irrepetibile. Quella che dovrebbe essere intoccabile, con buona pace degli
esperimenti su larga scala perpetrati da case farmaceutiche con “vaccini” vari. Il fico sotto il quale Buddha raggiunse l’illuminazione, simbolo
di risveglio, il vischio dei Druidi, l’ontano dei Galli, il pesco della Cina
taoista, il sicomoro egiziano della Dea Hator e l’erica custode della bara di
Osiride, la quercia di Giove, la palma di Apollo, il mirto di Artemide, la vite
di Dioniso, l’Haoma iraniano, il pino mitraico, la betulla shamanica e molti
altri: tutti fratelli in quell’ipotetico bosco simbolico del potente albero
sefirotico della tradizione ebraica, dall’infinita saggezza. Un dono di Raziel,
l’angelo della conoscenza, impietosito davanti all’uomo cacciato dal paradiso:
un sentiero per “ritornare a casa”.
E come ci si incammina sul sentiero del vero ritorno a casa? È un
percorso che inizia veramente quando ci accorgiamo di non essere solo un corpo
e riusciamo a identificarci con la struttura energetica che ci fa percepire le
frequenze da cui siamo circondati: le occasioni di crescita attraverso la
dinamica “dentro/fuori” sono innumerevoli a seconda del desiderio che abbiamo
di imparare e di tornare nel campo quantico da cui siamo emersi quando ci siamo
materializzati. La morte, tanto temuta, altro non è se non un passaggio
dell’essere attraverso cui abbandoniamo la materia di cui è composto il nostro
corpo, per continuare a vivere in un’altra dimensione... Mille sono le
battaglie che affrontiamo più o meno consciamente; dipende dalla forza che ci
rende tenera betulla o possente quercia! In ogni caso è nelle radici che risiede
tale “strumento”, perché senza radici non
si sopravvive ai dolori più profondi: a volte l’uragano da cui si viene investiti
prima porta via le foglie, poi spezza i rami, poi attacca il tronco e se non abbiamo
nutrito nella terra forti radici anche il tronco viene spazzato via. Abbiamo
vissuto innumerevoli vite, circondati da altrettanto numerosi “alberi” con cui
formare foreste intere, ma spesso non siamo stati capaci di capire che
apparteniamo tutti a un Uno che ci ha voluto tali per metterci in condizione di
apprendere in ogni vita la lezione di cui avevamo bisogno.