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martedì 7 aprile 2026

LA SOGLIA DEL DOLORE
di Chicca Morone
 



Noelia Castillo, un dolore senza fine.
 
La soglia del dolore è la reazione più o meno intensa a uno stimolo che ognuno di noi percepisce come destabilizzante: un’esperienza soggettiva, determinata principalmente da fattori genetici, ma anche emotivi, culturali e psicologici, variabili nel tempo nella persona stessa. Uguale intensità che risulta essere intollerabile per alcuni, per altri è più che sopportabile. Quale deflagrazione è avvenuta all’interno di Noelia Castillo, una donna di ventuno anni per decidere di non voler più vivere e che gettarsi dalla finestra può essere la soluzione migliore per liberarsi dal dolore di cui è prigioniera da troppo tempo? Un dolore iniziato all’età di tredici anni quando viene tolta dalla famiglia in difficoltà economiche: da questo momento inizia un percorso disastroso di abusi culminati nel 2022 quando, dopo le violenze del compagno, viene stuprata da tre giovani conosciuti in discoteca. Con un primo tentativo non riesce a uccidersi, ma il destino si accanisce e con il successivo atto non muore, rimanendo però paralizzata: dolore fisico costante su una personalità già spezzata psichicamente. Alla richiesta di voler essere sottoposta all’eutanasia, certamente sarà seguito un percorso di accompagnamento alla morte, ma sinceramente mi sembra di vedere il team dei medici piuttosto soddisfatti all’idea di avere il corpo di una ventitreenne da cui espiantare gli organi da trasferire a pazienti in attesa di trapianto. E qui inizia la lotta del padre e degli amici di Noelia che si frappongono per ben due anni all’esecuzione; infine il 26 marzo 2026 termina il percorso umano di questa giovane donna, la fine del viaggio solo della sua anima perché i suoi organi vivranno in altre persone. Il suo sangue circolerà nelle vene di altri esseri che ne assorbiranno pensieri e probabilmente ricordi... perché non è un caso unico di quel ragazzo che risvegliandosi dopo l’operazione ha impressionato i familiari con un tifo per la squadra di calcio fino ad allora “nemica”. Molti penseranno a una “fake” perché è difficile ammettere che quello che non possiamo misurare con la strumentazione fantastica in nostro possesso, esista davvero.



Noelia, la giovane donna catalana di nascita, potrebbe essere nata ovunque, non a Madrid, perché lo stupro non è un caso isolato e il crescendo di violenza a cui assistiamo ogni giorno è un fatto accertato: nel piccolo come nel grande. Violenza ovunque. Dal ragazzino che esce di casa armato di coltello e va a punire l’insegnante senza il conseguente minimo pentimento, alle varie pulizie etniche che si sono succedute nei secoli e a cui stiamo assistendo con orrore nel Medio Oriente. Le immagini che arrivano, nonostante divieti, degli omicidi mirati sui giornalisti testimoni di tanta efferatezza negano il detto “Historia magistra vitae”: non abbiamo imparato niente, reiteriamo comportamenti inconcepibili per la mente umana. Un popolo che aveva subito l’Olocausto sta portando a termine lo stesso protocollo su una popolazione inerme, dopo averla angariata per più di trent’anni. Inerme, perché i bambini non sono seguaci di Hamas e sappiamo benissimo chi ha foraggiato abbondantemente questa organizzazione omicida. Una domanda è lecita: che cosa succede nel profondo di chiunque subisca una simile crudeltà? Le cellule tengono la memoria e trasmetteranno alle generazioni future queste informazioni: quindi la domanda è, che ne sarà della popolazione sopravvissuta (perché è impossibile sopprimerli tutti nonostante gli editti dei vari sionisti) al genocidio, all’invasione con mitra spianati dell’IDF, autodefinitosi “l’esercito più etico”? Lo stesso Andreotti aveva dichiarato che fosse nato in quella terra sarebbe diventato un terrorista... ma chi sono oggi i veri terroristi? Quelli che imbracciano i fucili o chi dà l’ordine omicida? Perché sta emergendo chiaramente chi sono i veri mandanti...
Forse se incominciassimo a osservare il mondo che ci circonda con meno egoismo e con maggiore sensibilità verso chi soffre, ci sarebbero meno Noelie costrette a chiedere di essere liberate dal dolore attraverso un sistema sanitario non in grado di supportare il malato, ma assai pronto a ricavarne guadagni e in modo violento, visto che gli organi le sono stati asportati da viva, con l’accertamento della “morte cerebrale”, dicitura che legalizza tale operazione.
Le ultime parole della venticinquenne, in perfetta solitudine, come da lei desiderata? “Alla fine ce l’ho fatta. Vediamo se finalmente posso riposare”.