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mercoledì 22 aprile 2026

LEONI E AVVOLTOI
di Chicca Morone
 
Leone XIV

Quando un Cardinale esce dal Conclave nelle vesti di Papa, ha scelto il nome del predecessore a testimonianza della volontà di proseguire il pontificato di chi lo ha preceduto con tale imprimatur... Il cardinale Robert Francis Prevost è diventato Leone XIV. Leone XIII, un Papa molto importante per il Cristianesimo: è stato colui che ha visto l’apostasia della Chiesa, vescovi e cardinali ambasciatori di quelle eresie che oggi impregnano molti prelati, allontanati dal messaggio dei Vangeli, soppiantato da quello della società aperta di Soros, dalla difesa e dalla pratica non solo dell’omosessualità ma anche della pedofilia fino ad arrivare al “fraterno” abbraccio con la libera muratoria. Nonostante sia stato un fiero avversario del modernismo e tra i più abilmente determinato nel denunciare la radice della massoneria deviata, l’immagine che è stata cucita addosso a Leone XIII è simile a quella di un attivista sindacale, seguace del marxismo: niente di più falso in quanto nella sua enciclica, la Rerum Novarum del 1891, pur riconoscendo la gravità della questione operaia definì subito il socialismo come un “falso rimedio”, denunciandone il pericolo della conflittualità che esso innesca nelle diverse classi sociali. Il “Divide et impera” a cui tentano oggi di abituarci in continuazione.


Leone XIII

Però, perché non risalire al primo pontefice che scelse, non a caso, tale nome?
Leone I, detto Leone Magno, Dottore della Chiesa, è ricordato per aver fermato Attila nel 452. Viene spontaneo chiedersi se esista oggi un nemico altrettanto determinato a distruggere Roma e più ancora il Vaticano.
Forse perché pochi ricordano che nella visione di Leone XIII - avvenuta lunedì 13 ottobre 1884 - la Chiesa sarebbe caduta nelle mani di Satana per più di 100 anni: come contrapposizione, l’ispirazione del Pontefice fu quella di metter nella messa una preghiera rivolta a San Michele Arcangelo il capo delle milizie celesti, simbolo della lotta eterna tra il bene e il male, difensore della fede e della Chiesa, affinché questa fosse protetta dai suoi nemici.


Leone Magno

Particolare che Leone Magno sia stato consacrato Papa il 29 settembre 440 e il cardinale Robert Francis Prevost sia salito al soglio pontificio proprio nella data dell’apparizione di San Michele Arcangelo al Gargano: sarà questo Papa a liberarci dalle derive sataniste che continuano a emergere ovunque voltiamo lo sguardo? Sarà in grado di estirpare i tentacoli dell’agenda anticattolica che la Francia sta portando avanti attraverso il suo alfiere, quel ridicolo Emmanuel Macron, burattino dei Rothschild, nelle mani del fido Jacques Attalì? Non ci è bastato il rogo di Notre Dame, uno dei massimi esempi di architettura gotica francese, non per nulla dedicato alla Vergine Maria e la sostituzione delle splendide vetrate con immagini di migranti clandestini? Quanti avvoltoi continueranno a volteggiare indisturbati su tutto il Medio Oriente prima che venga fermata l’ingordigia di chi è convinto di avere più diritti che doveri?
Per non parlare dello IOR, la banca vaticana che pare denunciare una situazione a dir poco disastrosa: secondo il risultato dell’ultimo processo burocratico e amministrativo ci sarebbe un ammanco di quasi 70 milioni di euro; escluso il fatto che già nel 2025 diverse fonti vaticane facevano riferimento alla sparizione dell’oro della Santa Sede presso la Federal Reserve Bank di New York.



Al papa Prevost è toccato intervenire su argomenti molto poco spirituali come il trasferire la facoltà di gestire gli investimenti finanziari della Santa Sede dallo IOR all’APSA, agenzia che amministra il patrimonio del Vaticano: un tentativo di porre freno alle ingerenze francesi, nonostante l’elezione a presidente dell’istituto François Pauly, banchiere lussemburghese già direttore della Banque Edmond de Rothschild, personaggio di spicco della finanza ebraica francese.
Ovunque oggi ci sarebbe bisogno di saggezza, moderazione, coraggio e fermezza: doti che a questo Papa non mancano e fanno di lui un grande messaggero del Vangelo nel mondo. Proprio in Africa in questi giorni, dove Bergoglio e l’Unione europea insistevano con il lucrosissimo trasferimento della popolazione in Europa, il suo messaggio è stato chiaro, lucido e di rottura: ha invitato gli africani a restare nelle proprie terre, a non mettere a rischio la propria vita in viaggi gestiti da trafficanti di esseri umani. L’Africa, con la ricchezza del suo sottosuolo ha bisogno di figure carismatiche che siano in grado di gestire lo sfruttamento della terra, non di essere sfruttati; personaggi con Ibrahim Traorè, “dittatore” del Burkina Faso è un esempio di come sia possibile esorcizzare la povertà con determinazione e volontà di riscatto per il proprio popolo.