Quando
un Cardinale esce dal Conclave nelle vesti di Papa, ha scelto il nome del predecessore a
testimonianza della volontà di proseguire il pontificato di chi lo ha preceduto
con tale imprimatur...Il
cardinale Robert Francis Prevost è diventato Leone XIV. Leone XIII, un Papa
molto importante per il Cristianesimo: è stato colui che ha visto l’apostasia
della Chiesa, vescovi e cardinali ambasciatori di quelle eresie che oggi impregnano
molti prelati, allontanati dal messaggio dei Vangeli, soppiantato da quello
della società aperta di Soros, dalla difesa e dalla pratica non solo dell’omosessualità
ma anche della pedofilia fino ad arrivare al “fraterno” abbraccio con la libera
muratoria. Nonostante sia stato un fiero avversario del modernismo e tra i più abilmente
determinato nel denunciare la radice della massoneria deviata, l’immagine che è
stata cucita addosso a Leone XIII è simile a quella di un attivista sindacale,
seguace del marxismo: niente di più falso in quanto nella sua enciclica, la Rerum Novarumdel
1891, pur riconoscendo la gravità della questione operaia definì subito il
socialismo come un “falso rimedio”, denunciandone il pericolo della
conflittualità che esso innesca nelle diverse classi sociali. Il “Divide et
impera” a cui tentano oggi di abituarci in continuazione.
Leone XIII
Però, perché non risalire al primo pontefice che scelse, non a
caso, tale nome? Leone I, detto Leone Magno, Dottore della Chiesa, è ricordato per
aver fermato Attila nel 452. Viene spontaneo chiedersi se esista oggi un nemico
altrettanto determinato a distruggere Roma e più ancora il Vaticano. Forse perché pochi ricordano che nella visione di Leone XIII - avvenuta
lunedì 13 ottobre 1884 - la Chiesa sarebbe caduta nelle mani di Satana per più
di 100 anni: come contrapposizione, l’ispirazione del Pontefice fu quella di metter
nella messa una preghiera rivolta a San Michele Arcangelo il capo delle milizie
celesti, simbolo della lotta eterna tra il bene e il male, difensore della fede
e della Chiesa, affinché questa fosse protetta dai suoi nemici.
Leone Magno
Particolare che Leone Magno sia stato consacrato Papa il 29
settembre 440 e il cardinale Robert Francis Prevost sia salito al soglio
pontificio proprio nella data dell’apparizione di San Michele Arcangelo al
Gargano: sarà questo Papa a liberarci dalle derive sataniste che continuano a
emergere ovunque voltiamo lo sguardo? Sarà in grado di estirpare i tentacoli dell’agenda
anticattolica che la Francia sta portando avanti attraverso il suo alfiere,
quel ridicolo Emmanuel Macron, burattino dei Rothschild, nelle mani del fido Jacques
Attalì? Non ci è bastato il rogo di Notre Dame, uno dei massimi esempi di
architettura gotica francese, non per nulla dedicato alla Vergine Maria e la
sostituzione delle splendide vetrate con immagini di migranti clandestini? Quanti
avvoltoi continueranno a volteggiare indisturbati su tutto il Medio Oriente
prima che venga fermata l’ingordigia di chi è convinto di avere più diritti che
doveri? Per non parlare dello IOR, la banca vaticana che pare denunciare una
situazione a dir poco disastrosa: secondo il risultato dell’ultimo processo
burocratico e amministrativo ci sarebbe un ammanco di quasi 70 milioni di euro;
escluso il fatto che già nel 2025 diverse fonti vaticane facevano riferimento
alla sparizione dell’oro della Santa Sede presso la Federal Reserve Bank di New
York.
Al papa Prevost è toccato intervenire su argomenti molto poco
spirituali come il trasferire la facoltà di gestire gli
investimenti finanziari della Santa Sede dallo IOR all’APSA, agenzia che
amministra il patrimonio del Vaticano: un tentativo di porre freno alle
ingerenze francesi, nonostante l’elezione a presidente dell’istituto François
Pauly, banchiere lussemburghese già direttore della Banque Edmond de Rothschild, personaggio di spicco della finanza ebraica
francese. Ovunque oggi ci sarebbe bisogno di saggezza, moderazione, coraggio
e fermezza: doti che a questo Papa non mancano e fanno di lui un grande
messaggero del Vangelo nel mondo. Proprio in Africa in questi giorni, dove Bergoglio
e l’Unione europea insistevano con il lucrosissimo trasferimento della
popolazione in Europa, il suo messaggio è stato chiaro, lucido e di rottura: ha invitato
gli africani a restare nelle proprie terre, a non mettere a rischio la propria
vita in viaggi gestiti da trafficanti di esseri umani. L’Africa, con la
ricchezza del suo sottosuolo ha bisogno di figure carismatiche che siano in
grado di gestire lo sfruttamento della terra, non di essere sfruttati;
personaggi con Ibrahim Traorè, “dittatore” del Burkina Faso è un esempio di
come sia possibile esorcizzare la povertà con determinazione e volontà di
riscatto per il proprio popolo.