Pagine

venerdì 17 aprile 2026

LO SCONCERTO DELLA POLITICA ESTERA
di Franco Astengo



Non siamo in grado di fornire un'adeguata valutazione su di un punto che appare cruciale nella complessa attualità che stiamo vivendo: su quanto, cioè, nella coalizione di governo fosse radicata la convinzione di poter fare dell'Italia il "ponte" di collegamento tra la destra USA al potere (con le sue caratteristiche peculiari ben distinguibili al di là degli umori di Trump) e un'Unione Europea vieppiù militarizzata e "orbanizzata". Se questa linea fosse stata espressa quale orientamento di fondo dell'amministrazione italiana e non come semplice approccio propagandistico allora la definizione di "Italia priva di politica estera" sarebbe stata ben giustificata. Quel che è certo è che è necessaria una valutazione quanto gli ultimi avvenimenti (guerra all'Iran, posizione di Trump e di Israele, sconfitta di Orban: il tutto in un quadro interno post-referendum di forte difficoltà) potrebbero aver mandato all'aria tutto il castello di carte costruito dalla destra in nome di un recupero sovranista e sul come potrebbe essere orientato il quadro europeo in tutto questo trambusto. Lo sconcerto che sale dall'interno del sistema politico italiano sul tema della politica estera (oggi composta dall'intreccio tra guerra e crisi energetica con prospettive di vero e proprio "arretramento storico" nel sistema delle relazioni internazionali) non riguarda soltanto la destra di governo pro-tempore. In questo contesto che sicuramente è qui analizzato in maniera a dir poco lacunosa e che, invece, avrebbe bisogno di un ampio approfondimento la sinistra italiana è chiamata a riconsiderare lo spazio politico europeo. Lo spazio politico europeo è stato fin qui oggetto di logiche alternative: chi lo ha considerato coincidente con l’UE sposando in toto gli intendimenti maggioritari e chi (sempre confondendo spazio politico europeo e UE) l’ha demonizzato come fonte di totale acquiescenza ai meccanismi capitalistici di finanziarizzazione dell’economia e di conseguenza della guerra.



Nella situazione attuale potrebbero invece servire proposte politiche che individuino l’Europa come “spazio politico”, affidando alla questione della pace la necessaria centralità. Tornano così alla mente concetti che apparivano desueti quali quelli di “neutralità” o di “smilitarizzazione". Non è questa la sede per avanzare proposte immediate al riguardo di una situazione in così repentino sviluppo, ma appare proprio il caso di definire un ritorno alla riflessione su alcune concezioni di teoria politica. Potrebbe essere possibile allora avanzare una proposta di struttura politica europea fondata sulla ripresa di alcune prospettive di carattere costituzionale e al riguardo de ruolo degli organismi elettivi in un disegno di raccordo tra il lavoro dei Parlamenti Nazionali e di quello Europeo. La sinistra potrebbe tentare di muoversi per costituzionalizzare l'autonomia dell'Unione in parallelo con la nascita di uno spazio politico europeo nel quale agire in una dimensione di potestà sovranazionale. Una sovranazionalità che ritorni ad individuare un nesso con concetti come quello di campo smilitarizzato codificato in passato, tra gli altri, da Grozio, Wolff, Vattel e poi ripreso da più parti nel cuore della “guerra fredda”. Una sinistra sovranazionale che recupera la centralità del diritto pubblico europeo come proprio fondamento nel determinare l’indirizzo della propria politica e ritrovare autonomia nella contesa internazionale dominata dalle logiche cui è necessario sottrarsi pena essere travolti da una spirale distruttiva nella ricerca necessaria di una "identità europea".
A sinistra dovrebbe essere aperta una prospettiva della trasformazione sociale a livello sistemico corrispondente però ad una adeguata soggettività politica. Il punto di ripartenza potrebbe essere costituito da un’opposizione alla logica della guerra il cui senso potrebbe essere riassunto nell’indicazione, come già sostenuto in passato, di una “Zimmerwald del XXI secolo”. Un incontro tra forze diverse nel corso del quale porre le questioni fondamentali affrontando anche il tema del deficit di democrazia che affligge la vita politica del Continente.