LO SCONCERTO DELLA
POLITICA ESTERA di Franco Astengo
Non siamo
in grado di fornire un'adeguata valutazione su di un punto che appare cruciale
nella complessa attualità che stiamo vivendo: su quanto, cioè, nella coalizione
di governo fosse radicata la convinzione di poter fare dell'Italia il
"ponte" di collegamento tra la destra USA al potere (con le sue
caratteristiche peculiari ben distinguibili al di là degli umori di Trump) e
un'Unione Europea vieppiù militarizzata e "orbanizzata". Se questa
linea fosse stata espressa quale orientamento di fondo dell'amministrazione
italiana e non come semplice approccio propagandistico allora la definizione di
"Italia priva di politica estera" sarebbe stata ben giustificata. Quel
che è certo è che è necessaria una valutazione quanto gli ultimi avvenimenti
(guerra all'Iran, posizione di Trump e di Israele, sconfitta di Orban: il tutto
in un quadro interno post-referendum di forte difficoltà) potrebbero aver
mandato all'aria tutto il castello di carte costruito dalla destra in nome di
un recupero sovranista e sul come potrebbe essere orientato il quadro europeo
in tutto questo trambusto. Lo sconcerto che sale dall'interno del sistema
politico italiano sul tema della politica estera (oggi composta dall'intreccio
tra guerra e crisi energetica con prospettive di vero e proprio
"arretramento storico" nel sistema delle relazioni internazionali)
non riguarda soltanto la destra di governo pro-tempore. In questo contesto che sicuramente è qui analizzato in maniera a dir
poco lacunosa e che, invece, avrebbe bisogno di un ampio approfondimento la
sinistra italiana è chiamata a riconsiderare lo spazio politico europeo.Lo spazio politico europeo è stato fin qui oggetto di
logiche alternative: chi lo ha considerato coincidente con l’UE sposando in
toto gli intendimenti maggioritari e chi (sempre confondendo spazio politico
europeo e UE) l’ha demonizzato come fonte di totale acquiescenza ai meccanismi
capitalistici di finanziarizzazione dell’economia e di conseguenza della guerra.
Nella situazione
attuale potrebbero invece servire proposte politiche che individuino l’Europa
come “spazio politico”, affidando alla questione della pace la necessaria
centralità.Tornano così alla mente concetti
che apparivano desueti quali quelli di “neutralità” o di
“smilitarizzazione".Non è questa la sede
per avanzare proposte immediate al riguardo di una situazione in così repentino
sviluppo, ma appare proprio il caso di definire un ritorno alla riflessione su
alcune concezioni di teoria politica.Potrebbe
essere possibile allora avanzare una proposta di struttura politica europea
fondata sulla ripresa di alcune prospettive di carattere costituzionale e al
riguardo de ruolo degli organismi elettivi in un disegno di raccordo tra il
lavoro dei Parlamenti Nazionali e di quello Europeo.La sinistra potrebbe tentare di muoversi per
costituzionalizzare l'autonomia dell'Unione in parallelo con la nascita di uno
spazio politico europeo nel quale agire in una dimensione di potestà
sovranazionale.Una sovranazionalità che
ritorni ad individuare un nesso con concetti come quello di campo
smilitarizzato codificato in passato, tra gli altri, da Grozio, Wolff, Vattel e
poi ripreso da più parti nel cuore della “guerra fredda”.Una sinistra sovranazionale che recupera la centralità del
diritto pubblico europeo come proprio fondamento nel determinare l’indirizzo
della propria politica e ritrovare autonomia nella contesa internazionale
dominata dalle logiche cui è necessario sottrarsi pena essere travolti da una spirale
distruttiva nella ricerca necessaria di una "identità europea". A sinistra dovrebbe
essere aperta una prospettiva della trasformazione sociale a livello sistemico
corrispondente però ad una adeguata soggettività politica. Il punto di
ripartenza potrebbe essere costituito da un’opposizione alla logica della
guerra il cui senso potrebbe essere riassunto nell’indicazione, come già
sostenuto in passato, di una “Zimmerwald del XXI secolo”. Un incontro tra forze
diverse nel corso del quale porre le questioni fondamentali affrontando anche
il tema del deficit di democrazia che affligge la vita politica del Continente.