COMUNICATO DI ELENA BASILE E ANGELO D’ORSI
In Europa,
la situazione sta degenerando. Il Liberalismo appare superato nell’indifferenza
dell’opinione pubblica e dei socialisti europei. L’onorevole Pina Picierno,
forte della sua carica di vicepresidente del Parlamento UE, non perde occasione
per lanciare strali diffamatori verso i “putiniani” d’Italia, sorretta,
all’interno, dal senatore Carlo Calenda, e da qualche radicale e “+europeista”.
Tra i bersagli favoriti ci sono un’ambasciatrice e un professore universitario,
e tanti giornalisti che criticano nei loro scritti la politica della NATO, come
Vauro Senesi giornalista, umorista e vignettista ben conosciuto. Ogni
iniziativa culturale viene regolarmente attaccata, specialmente quelle del
prof. D’Orsi, non di rado con tentativi di aggressione. È successo recentemente a
Milano, a Perugia, a Marzabotto, a Bologna, a Foligno, a Napoli, a Varese.
Il sen. Calenda ha fatto una
conferenza stampa per denunciare come atto “indecente” la presentazione del
libro di Angelo d’Orsi nella Sala Stampa di Montecitorio, con la
partecipazione, accanto all’autore, dell’Ambasciatrice Elena Basile, dell’’on.
Stefania Ascari e della giornalista Fiammetta Cucurnia.
L’Ambasciatrice è stata linciata
sui giornali più letti, è stata chiamata “addetta della Farnesina” e “funzionario
di grado medio basso.
Il gruppo di intellettuali
summenzionato ha partecipato recentemente al festival del cinema documentario
“Il tempo dei nostri eroi” (Bologna, 11-12 aprile) organizzato dalla rete
internazionale RT-Doc, nel quale si sono proiettati docufilm su varie aree di
crisi nel mondo, in particolare sul genocidio di Gaza. Un festival promosso,
tra gli altri, dal grande regista serbo Emil Kusturiça. Ebbene, l’on. Picierno
ha trovato il tempo di indirizzare una lettera aperta alla presidente del
Consiglio, per chiedere divieti, censure e sanzioni per i partecipanti. La
trasmissione tv “Di Martedì”, in data 14 aprile, ha mandato in onda un servizio
di due comici che fanno satira di parte al servizio dei potenti di un partito,
che si concludeva con sberleffi all’indirizzo di privati cittadini rei di avere
osato guardare documentari di autori belgi, tedeschi, turchi, slovacchi, russi
sulla guerra in Ucraina e su Gaza. Come è noto molti politici difendono Israele
malgrado le aggressioni e le violazioni del Diritto Internazionale, partecipano
a conferenze del Governo saudita i cui rappresentanti sono stati considerati i
mandanti del delitto di un giornalista Kasoggi avvenuto nel consolato saudita
in Turchia e polemizzano aspramente con il Presidente della Biennale di
Venezia, Pietrangelo Buttafuoco per avere concesso il padiglione ai russi come
agli israeliani. I doppi standard imperversano. Alcuni organi di stampa, vedi
“Il Foglio”, rilanciano le accuse della Picierno e chiedono che siano applicate
le sanzioni europee a liberi cittadini colpevoli di avere assistito a un
festival del cinema.
Ricordiamo che la Commissione Europea,
organo esecutivo e non giudiziario, ha bloccato i conti al politologo svizzero Jacques
Baud senza processo, limitando duramente la sua libertà di circolazione e ha
ricattato economicamente la Biennale. Le banche dei Paesi europei applicano
nell’indifferenza delle destre e dei socialisti europei le sanzioni
statunitensi a Francesca Albanese. La censura dei media russi decisa dalla
Commissione europea è contraria ai nostri principi costituzionali. Se fossimo
in guerra con la Russia, essa avrebbe dovuta essere dichiarata dal Presidente
della Repubblica dopo una discussione e conseguente decisione parlamentare. I
cittadini europei sono liberi, fino a prova contraria, di ascoltare propaganda
ucraina, russa, NATO, cinese, statunitense, iraniana e di farsi la propria
opinione. La censura è una violenza autoritaria e intimamente fascista. Le
libertà di pensiero, di espressione e di stampa sono tutelate dalla
Costituzione e dai Trattati europei. Ci appelliamo all’intellettualità libera,
a prescindere dagli orientamenti politici dei singoli, perché faccia udire la
propria voce di protesta, e si schieri, senza esitazione, dalla parte dello Stato
di diritto. Chiediamo ai cittadini, ai politici, agli artisti, agli scrittori,
a uomini e donne del cinema e del teatro, ai giornalisti di mobilitarsi per
respingere ogni tentativo di silenziare o ostracizzare chi si rifiuta di
piegarsi a una narrazione univoca della guerra in Ucraina e delle guerre in
Medio Oriente, sulla base non di pregiudizi ideologici, bensì della documentata
ricostruzione dei fatti, sorretta dalla gran parte della storiografia e
dell’analisi politologica.
Ricordiamo che chi non viene
colpito oggi, molto probabilmente lo sarà domani; coloro che provano a
ragionare con la propria testa, se cedono ai ricatti e alle pressioni,
piegandola oggi, domani la vedranno rotolare in un cesto.
[16 aprile 2026]

