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domenica 19 aprile 2026

POETI STRANIERI


Fereshteh Vaziri

Fereshteh Vaziri Nassab è poetessa, scrittrice, traduttrice e regista teatrale nata in Iran che vive in Germania. Nel corso della sua carriera ha pubblicato nel suo Paese numerose traduzioni nel campo del teatro e della poesia, oltre a una propria raccolta poetica. Ha scritto e diretto diversi spettacoli, portando in scena finora sette produzioni in lingua persiana, bilingui o in tedesco. La sua opera “Heimatland war kein Veilchen” è stata premiata nel 2015 al Festival Teatrale Tedesco-Iraniano di Heidelberg.Il suo lavoro più recente, “Endspiel”, che affronta la condizione umana nell’era della realtà digitale e del mondo cyber, è stato messo in scena nell’ottobre 2025 nell’ambito del Festival Teatrale Iraniano di Londra.



La strada insanguinata          
 
Nella gola della strada
canta un uccello, forte e luminoso.
Una mano rossa e scura si protende
e brutalmente lo decapita.
La strada urla e sanguina -
sanguina e urla.
 
Il tuo corpo fragile corre attraverso il sangue
e si spezza sotto la violenza.
Giace schiacciato sulla strada.
Scompare in un sacco per cadaveri.
 
Non ti conosco,
tu non mi conosci.
Ti vedo correre.
Ti vedo cadere.
La mia mano si protende
per afferrare la tua
e nel plumbeo gelo dell’immagine si congela.
 
Nel buio
sei una melagrana spaccata
segnata dal piombo.
Discendi
nella grotta dei morti
sotto le ceneri del bazar di Rasht
sotto speranze bruciate.
 
Le persone scavano con le dita
nella terra delle pianure attorno alle città
cercano un respiro caldo e vivo.
Una dea danza una danza di morte
sulle tombe dei caduti.
Una madre nasconde la sua gemma
nel caldo petto del suo giardino.
Un padre chiama suo figlio
tra i sacchi dei cadaveri.
 
Non cerco nessuno,
nessuno cerca me.
Sono una bocca oscura
in un angolo del mondo
dove nessuna parola lancia la sua luce.
Ad ogni respiro
un sacco nero mi cade sulla testa –
e un numero senza nome.
 
Qual era il tuo nome
tu ora anonimo?
Quale luce di luna è caduta su di te
in quella oscurità?
Dove è ora la tua anima?
Tu sulle spalle di tuo padre!
Tu, bambino con biglie nel corpo!
Chi ti scrive una fuga di morte?
L’angelo della storia, forse?
Quanto era stretta la terra
per il tuo grande spirito?
Quanto sono strette le frontiere del linguaggio
per parlare di te,
per cantare quella parola non detta, purpurea:
Libertà! Libertà!
 
[Trad. dal tedesco da Antje Stehn]