Fereshteh
Vaziri Nassab è poetessa, scrittrice, traduttrice e regista teatrale nata in
Iran che vive in Germania. Nel corso della sua carriera ha pubblicato nel suo
Paese numerose traduzioni nel campo del teatro e della poesia, oltre a una
propria raccolta poetica. Ha scritto e diretto diversi spettacoli, portando in
scena finora sette produzioni in lingua persiana, bilingui o in tedesco. La sua
opera “Heimatland war kein Veilchen” è stata premiata nel 2015 al Festival
Teatrale Tedesco-Iraniano di Heidelberg.Il suo lavoro più recente, “Endspiel”,
che affronta la condizione umana nell’era della realtà digitale e del mondo
cyber, è stato messo in scena nell’ottobre 2025 nell’ambito del Festival
Teatrale Iraniano di Londra.
La strada insanguinata Nella gola della strada canta un uccello, forte e luminoso. Una mano rossa e scura si protende e brutalmente lo decapita. La strada urla e sanguina - sanguina e urla. Il tuo corpo fragile corre attraverso il sangue e si spezza sotto la violenza. Giace schiacciato sulla strada. Scompare in un sacco per cadaveri. Non ti conosco, tu non mi conosci. Ti vedo correre. Ti vedo cadere. La mia mano si protende per afferrare la tua e nel plumbeo gelo dell’immagine si congela. Nel buio sei una melagrana spaccata segnata dal piombo. Discendi nella grotta dei morti sotto le ceneri del bazar di Rasht sotto speranze bruciate. Le persone scavano con le dita nella terra delle pianure attorno alle città cercano un respiro caldo e vivo. Una dea danza una danza di morte sulle tombe dei caduti. Una madre nasconde la sua gemma nel caldo petto del suo giardino. Un padre chiama suo figlio tra i sacchi dei cadaveri. Non cerco nessuno, nessuno cerca me. Sono una bocca oscura in un angolo del mondo dove nessuna parola lancia la sua luce. Ad ogni respiro un sacco nero mi cade sulla testa – e un numero senza nome. Qual era il tuo nome tu ora anonimo? Quale luce di luna è caduta su di te in quella oscurità? Dove è ora la tua anima? Tu sulle spalle di tuo padre! Tu, bambino con biglie nel corpo! Chi ti scrive una fuga di morte? L’angelo della storia, forse? Quanto era stretta la terra per il tuo grande spirito? Quanto sono strette le frontiere del linguaggio per parlare di te, per cantare quella parola non detta, purpurea: Libertà! Libertà! [Trad. dal tedesco da Antje Stehn]